Case report

Pattern elettrocardiografico tipo Brugada: correlazione clinico-strumentale con loop recorder

Ederina Mulargia, MD, Sara Vargiu, MD, Stefano Pedretti, MD, Corrado Ardito, MD, Emanuela T. Locati, MD, Maurizio Lunati, MD. Struttura Complessa di Elettrofisiologia, Dipartimento Cardio-Toraco Vascolare, Ospedale Niguarda, Milano. Il caso clinico Un uomo di 47 anni, normoteso, non fumatore, senza familiarità per cardiopatia né per morte cardiaca improvvisa (MCI), nel 2012 venne sottoposto ad accertameti neurologici in seguito all’evenienza di alcuni episodi lipotimici. Alla luce degli accertamenti effettuati fu posta diagnosi di crisi comiziali complesse e impostata una terapia con levetiracetam senza beneficio. In seguito la diagnosi di epilessia non fu confermata e, per la persistenza dei sintomi, il paziente venne avviato a valutazione cardiologica ambulatoriale.

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Impianto di CRT-D in persistenza di vena cava superiore sinistra

Stabilità a lungo termine del catetere per il ventricolo sinistro in un paziente con vena cava superiore sinistra perisitente senza vena innominata Massimo Zecchin, MD, Silvia Magnani, MD, Marzia Debiasio, MD, Laura Vitali Serdoz, MD, Gianfranco Sinagra, PhD Struttura Complessa di Cardiologia, Ospedali Riuniti di Trieste, Trieste   Il caso clinico Nel 2007 un uomo di 56 anni affetto da cardiopatia dilatativa, con precedente chiusura di un ampio difetto interventricolare, coronarie nella norma e severa disfunzione ventricolare sinistra (FE 22%) in terapia medica ottimizzata, ci venne segnalato per l’impianto di un device per resincronizzazione cardiaca (CRT-D). Il paziente, in classe NYHA II, presentava un’insufficienza renale lieve e un diabete mellito tipo II. Negava palpitazioni vertigini o sincopi.

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Tachicardia atriale focale da vena cardiaca media

Mappaggio non-fluoroscopico ed ablazione a scopia zero di tachicardia atriale ectopica ad origine dalla  vena cardiaca media Massimiliano Marini1, Fabrizio Guarracini2, Stefano Indiani3, Maurizio Del Greco1 1 Struttura Complessa di Cardiologia, Ospedale S. Chiara, Trento – Italia 2 Dipartimento di Cardiologia, Università degli Studi di L’Aquila, L’Aquila – Italia 3 St. Jude Medical Italia Il caso clinico Uomo di 38 anni, ciclista sportivo agonista, giungeva presso il nostro ambulatorio aritmologico in merito all’insorgenza da circa 8 mesi di cardiopalmo tachicardico parossistico sintomatico per dispnea e vertigini durante le sessioni di allenamento. Il paziente portava in visione un elettrocardiogramma di superficie eseguito presso l’ambulatorio della sua società sportiva che evidenziava una tachicardia a QRS stretto (FC 150 bpm), con intervallo VA>AV e onda P negativa in D2, D3, AVF, positiva in D1 e AVL ed isodifasica in V1. Nella norma l’obiettività cardiopolmonare, l’ecocardiografia e i principali esami di laboratorio compresa la funzionalità tiroidea. Durante test ergometrico (4° stadio del protocollo Bruce) veniva indotta tachicardia sopraventricolare a QRS stretto (simile a quella clinica) con auto-risoluzione dopo alcuni minuti di riposo.

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