Dalla letteratura

Impianto di ICD nel paziente anziano: sì o no?

I possibili benefici derivanti dall’impianto di defibrillatore nei pazienti anziani sono oggetto di dibattiti in quanto possono risultare verosimilmente attenuati dal rischio di morte non aritmica. Uno studio pubblicato su Circulation ha preso in esame i dati di un registro prospettico per valutare l’impatto dell’età sulla terapia con ICD e sull’outcome in prevenzione primaria e secondaria.

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Inquinamento, scompenso e ricoveri

Dal Lancet arrivano nuove conferme sugli effetti nocivi dello smog sulla salute del cuore: l'esposizione agli inquinanti dell'aria aumenta il rischio di decesso e ospedalizzazione in pazienti con scompenso cardiaco.

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Fibrillazione atriale e declino cognitivo

I disturbi cognitivi e i problemi di memoria hanno un declino più rapido nei pazienti anziani con fibrillazione atriale. Le conferme da un ampio studio longitudinale pubblicato sulla rivista Neurology.

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Cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro

Uno studio statunitense pubblicato su Hearth Rhytm presenta un nuovo score elettrocardiografico di facile utilizzo per distinguere correttamente queste due forme di disturbi del ritmo: la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro e la tachicardia ventricolare idiopatica.

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La cura del paziente terminale con ICD

Discutere preliminarmente con i pazienti terminali portatori di ICD se e quando disattivare il dispositivo potrebbe servire a ridurre il rischio di scariche negli ultimi giorni di vita che possono provocare sensazioni dolorose e stress psicologico. Le riflessioni alla luce del sottostudio MADIT-II pubblicato su PACE.

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RIAT, per restituire i dati nascosti

Nell'editoria scientifica potrebbe presto affermarsi una nuova “politica” per portare alla luce studi clinici mai pubblicati o che sono stati pubblicati ma in modo incompleto e distorto, nascondendo le discrepanze rispetto a quanto è stato realmente rilevato nello studio. Questa iniziativa battezzata RIAT (Restoring Invisible and Abandoned Trials) è stata proposta sul British Medical Journal da Peter Doshi, Kay Dickersin, David Healy, Swaroop Vedula e Tom Jefferson e nasce dall’esigenza di verificare nella loro completezza le evidenze sull’efficacia e la sicurezza delle terapie o dei dispositivi medici che sono entrati a far parte della pratica clinica.

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La CRS in pazienti con QRT stretto: sì o no?

Lo studio italiano NARROW-CRT, pubblicato su Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology, evidenzia degli effetti clinici positivi della terapia di resincronizzazione cardiaca nei pazienti con scompenso, durata del QRS stretto e dissincronia meccanica alla ecocardiografia.

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BLOCK HF a favore della stimolazione biventricolare

Nuove evidenze confermano la superiorità del pacing biventricolare al convenzionale pacing ventricolare destro in pazienti con blocco atrioventricolare, scompenso cardiaco lieve-moderato e disfunzione sistolica del ventricolo sinistro. I risultati dello studio BLOCK HF sul NEJM.

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BRUISE CONTROL: warfarin senza sospensione

La strategia di continuare il warfarin al momento dell'intervento per pacemaker o ICD riduce considerevolmente l'incidenza di ematoma della tasca rispetto al bridging con eparina. Lo conclude lo studio BRUISE CONTROL pubblicato sul NEJM.

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Ultimi articoli

I primi passi del defibrillatore automatico impiantabile

Questo mese leggiamo insieme lo storico articolo di Michel Mirowski sulle prime esperienze con il defibrillatore automatico impiantabile, pubblicato nel 1985 su Journal of the American College of Cardiology. Un articolo di Achille Giardina.

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    Fibrillazione atriale parosisstica, CRT e rischio di scompenso

    I pazienti che presentano episodi intermittenti di fibrillazione atriale potrebbero beneficiare da una terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT)? Lo studio su JACC: Clinical Electrophysiology.

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      Può il CHA2DS2-VASc score predire le aritmie atriali?

      Lo score è in grado di predire l’insorgenza di fibrillazione atriale di nuova diagnosi in una coorte di pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili? Lo studio di Rovaris e colleghi pubblicato su Heart Rhyrthm.

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