Notizie e commenti

Ablazione della FA, attività delle vene polmonari non predice gli outcome

Dalla letteratura

L’isolamento delle vene polmonari rimane la strategia principale nell’ambito dell’ablazione della fibrillazione atriale (FA), sia parossistica che persistente. Tuttavia, nei pazienti con FA persistente gli outcome associati alle procedura di ablazione transcatetere sono inferiori. Nonostante si  suppone che questo effetto sia associato a processi di rimodellamento atriale, l’aggiunta di strategie basate sulla modificazione del substrato non hanno migliorato gli outcome rispetto al solo isolamento delle vene polmonari. Alcuni pazienti selezionati, tuttavia, potrebbero trarre dei benefici da queste strategie. Per questo motivo sarebbe importante individuare quei soggetti  in cui l’attività delle vene polmonari è responsabile sia dell’esordio che del mantenimento della FA persistente, in cui la procedura di isolamento può essere sufficiente per risolvere l’aritmia.

Uno studio pubblicato su Heart Rhythm ha quindi indagato la relazione tra attività delle vene polmonari e successo delle procedure di ablazione transcatetere in pazienti affetti da fibrillazione atriale persistente.

Lo studio

Prima della procedura di ablazione, ai 123 pazienti coinvolti è stato posto un catetere multipolare in ognuna delle vene polmonari e a livello dell’appendice atriale sinistra. Dopo 100 cicli consecutivi, sono stati calcolati i seguenti parametri: presenza di attività fibrillatoria a livello delle vene polmonari, la lunghezza media del ciclo di tutte e 4 le vene polmonari, la vena polmonare e il ciclo più veloce, sia individualmente che in relazione alla lunghezza media del ciclo dell’appendice atriale sinistra. L’isolamento delle vene polmonari è stato ottenuto nel 100% delle procedure, mentre quello della parete posteriore nel 79%. Un successo dopo più procedure (MPS, multi-procedure success), inteso come assenza di fibrillazione o tachicardia atriale, è stato ottenuto, a un follow up medio di 24 ± 8,1 mesi, in 94 pazienti (76%) dopo 1,2 ± 0,4 procedure. Un outcome positivo dopo una singola procedura, invece, è stato ottenuto in 78 pazienti (63%): dei 45 che sono andati incontro a una ricaduta, 19 (42%) sono stati sottoposti a un’ulteriore ablazione. L’attività a livello delle vene polmonari non è risultata associata, sia in termini assoluti sia rispetto a quelle dell’appendice atriale sinistra, al tasso di MPS. La presenza di attività rapida o fibrillatoria a livello delle vene polmonari non ha permesso di predire il successo delle procedure di ablazione.

Conclusioni

Lo studio ha indagato in modo prospettico la relazione tra attività delle vene polmonari e successo delle procedure di ablazione in pazienti con fibrillazione atriale persistente.  Dall’analisi dei risultati è emerso che la rapidità dell’attività elettrica a livello delle vene polmonari – valutata attraverso la lunghezza media del ciclo di tutte e 4 le vene polmonari e della vena polmonare più rapida, la lunghezza del ciclo più veloce e la presenza di attività fibrillatoria a livello di una vena polmonare, sia individualmente che in relazione alla lunghezza media del ciclo dell’appendice atriale sinistra – non predice il successo, in termini di assenza di fibrillazione e tachicardia atriale in pazienti con FA persistente, della procedura di ablazione.

Bibliografia

Prabhu S, Kalla M, Peck KY, et al. Pulmonary vein activity does not predict outcome of catheter ablation for persistent atrial fibrillation – A long term multi-centre prospective study. Heart Rhythm 2018; 15(7): 980 – 986.

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