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Fibrillazione atriale parosisstica, CRT e rischio di scompenso

Dalla letteratura

I pazienti che presentano episodi intermittenti di fibrillazione atriale potrebbero beneficiare da una terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT)? È questa la domanda alla base di uno studio pubblicato di recente sul JACC: Clinical Electrophysiology, in cui i ricercatori sono andati a valutare l’impatto clinico di questi attacchi intermittenti e l’efficacia della CRT in questa classe di pazienti (1).

Lo studio

Sono stati presi in considerazione 269 pazienti consecutivi sottoposti a CRT, di cui 243 risultati eleggibili in base ai criteri di inclusione. I ricercatori hanno messo a confronto la percentuale di pacing biventricolare (BIVP%) e altre caratteristiche cliniche dei soggetti affetti da fibrillazione atriale parossistica e di quelli con ritmo sinusale. Nel corso di un follow-up medio di 942 giorni,  22 pazienti – di cui il 59% rispondenti alla CRT – sono andati incontro allo sviluppo di uno scompenso cardiaco come conseguenza di un episodio transitorio di fibrillazione atriale, rappresentando il 21% di tutti gli eventi di scompenso. In generale, il tasso di BIVP% è risultato significativamente più basso  durante gli episodi fibrillazione atriale parossistica rispetto ai periodi di ritmo sinusale. Rispetto ai soggetti in ritmo sinusale, quelli affetti da episodi transitori sono risultati associati a un rischio significativamente più elevato di sviluppare uno scompenso cardiaco e di andare incontro a morte (I.C. 95%; HR: 2,2;  1,3 – 3,8). Tuttavia, per i pazienti caratterizzati da un tasso di BIVP% superiore al 90% durante gli attacchi di fibrillazione atriale il rischio di mortalità e di scompenso cardiaco sono risultati comparabili a quelli dei soggetti in ritmo sinusale (I.C. 95%; HR 1,2; 0,4 – 3,0).

Conclusione

Un numero considerevole di pazienti va incontro allo sviluppo di uno scompenso cardiaco a causa di attacchi transitori di fibrillazione atriale, anche tra quelli rispondenti alla CRT. Nella maggior parte dei casi tale effetto è associato a una riduzione del BIVP%. Tuttavia, come sottolineano Leslie A. Saxon e Jacqueline Schwartz in un editoriale di commento, “lo studio è caratterizzato da limitazioni significative nella metodologia utilizzata, tali da qualificare i risultati. La più importante delle quali riguarda la definizione soggettiva degli eventi di scompenso cardiaco” (2).

Bibliografia
1. Nakajima I, Noda T, Kanzaski H, et al. Development of Heart Failure From Transient Atrial Fibrillation Attacks in Responders to Cardiac Resynchronization Therapy. JACC: Clinical Electrophysiology 2018; 4(9): DOI: 10.1016/j.jacep.2018.06.010.
2. Saxon LA, Schwartz J. Cardiac Resynchronization Therapy Does Not Prevent Atrial Fibrillation But Atrial Fibrillation Prevents Cardiac Resynchronization Therapy and Adversely Impacts Outcomes. JACC: Clinical Electrophysiology 2018; 4(9): DOI: 10.1016/j.jacep.2018.06.009.

 

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