Notizie e commenti

ICD e incidenza di storm aritmico: less “aggressive” is more

Dalla letteratura

Introduzione

Lo storm aritmico (ES) è definito da tre o più episodi di fibrillazione ventricolare (FV) e tachicardia ventricolare (TV) nelle 24 ore o da un TV incessante. Dato il crescente numero di pazienti sottoposti a impianto di defibrillatore, si tratta di una condizione piuttosto frequente che colpisce dal 4 al 7% dei pazienti impiantati in prevenzione primaria e dal 10 al 58% dei pazienti con indicazione all’impianto in prevenzione secondaria. Lo storm aritmico è più frequente nei pazienti affetti da scompenso cardiaco ed è associato a un aumentato rischio di mortalità per cause cardiovascolari e non. Una programmazione aggressiva del device, caratterizzata da una frequenza di riconoscimento più bassa e da un intervallo di riconoscimento più breve, è associata ad una aumentata mortalità per ogni causa e potrebbe contribuire a una aumentata incidenza di ES.

Lo studio

Nel 2016 è stato pubblicato su Heart Rhythm uno studio da Guerra et al. (1) con lo scopo di valutare se una programmazione aggressiva dell’ICD potesse essere associata a storm aritmico. L’ OBSERVational registry On long term outcome of ICD patients (OBSERVO-ICD) è un registro multicentrico, retrospettivo che ha arruolato 1.319 pazienti sottoposti a impianto di ICD provenienti da 5 centri aritmologici italiani ad alto volume dal Gennaio 2010 a Dicembre 2012.

Durante il follow up, 195 pazienti (14,8%) hanno avuto almeno un episodio di TV/FV con conseguente intervento del dispositivo e 62 pazienti (4,7%) almeno un evento di storm aritmico. La prevalenza di storm aritmico è stata del 3,9% nei pazienti impiantati in prevenzione primaria e del 10,5% nei pazienti impiantati in prevenzione secondaria. I pazienti con storm aritmico erano più anziani, erano stati impiantati più frequentemente in prevenzione secondaria e presentavano una classe funzionale NYHA più alta al momento dell’ impianto. Per quanto riguarda la programmazione del dispositivo, la zona di riconoscimento FV era significativamente più bassa nei pazienti con TV/FV e nei pazienti con storm aritmico (210 vs 208 vs 205 bpm, p=0,002 tra i gruppi). Più frequentemente, inoltre, i pazienti con ES e con TV/FV avevano una terapia ATP programmata in off durante la carica dei condensatori rispetto ai pazienti senza episodi (27,4% e 24,6% rispettivamente vs 15,2%, p=0,001). Un intervallo di riconoscimento prolungato, inoltre, era meno frequente  nei pazienti con storm aritmico, sia per quanto riguarda la zona TV (p=0,042) che FV (p=0,036).

Durante lo storm aritmico, i pazienti hanno ricevuto in media 5 interventi del dispositivo: 13 pazienti (21%) solo ATP, 19 pazienti (31%) solo shock e 32 pazienti (48%) sia ATP che shock. Nei tre anni di follow up i pazienti con ES hanno avuto una più alta incidenza di morte per ogni causa e di morte correlata allo scompenso rispetto ai pazienti che non avevano sviluppato aritmie ventricolari e con singolo episodio di TV/FV.  Nei pazienti che avevano avuto solo ATP il rischio di mortalità  per ogni causa e di mortalità correlata allo scompenso era rispettivamente del 21% e del 14%, in quelli che avevano presentato shock del 30% e del 23%  rispettivamente e nei pazienti sia con ATP che shock del 33% e del 22% (p=ns). Durante il follow up non si sono verificate morti per eventi aritmici.

Conclusioni

I pazienti con storm aritmico dopo impianto di ICD frequentemente presentano una programmazione del device più aggressiva caratterizzata spesso da una frequenza di riconoscimento più bassa, da un tempo di riconoscimento più breve e dall’assenza della terapia ATP durante la carica dei condensatori. Tali dati supportano l’ipotesi che una programmazione aggressiva potenzialmente sia in grado di favorire sia il crescere del numero di episodi trattati dal dispositivo che sarebbero invece stati brevi e autolimitantesi, di aumentare la probabilità di storm aritmico e il rischio relato di morte per ogni causa e scompenso cardiaco.

Germana Panattoni

Bibliografia

1 Guerra F, Palmisano P, Dell’Era G et al. Implantable cardioverter-defibrillator programming and electrical storm: Results of the OBSERVational registry On long-term outcome of ICD patients (OBSERVO-ICD). Heart Rhythm. 2016 Oct;13(10):1987-92. doi: 10.1016/j.hrthm.2016.06.007. Epub 2016 Jun 9.

Ultimi articoli

I primi passi del defibrillatore automatico impiantabile

Questo mese leggiamo insieme lo storico articolo di Michel Mirowski sulle prime esperienze con il defibrillatore automatico impiantabile, pubblicato nel 1985 su Journal of the American College of Cardiology. Un articolo di Achille Giardina.

Leggi

Fibrillazione atriale parosisstica, CRT e rischio di scompenso

I pazienti che presentano episodi intermittenti di fibrillazione atriale potrebbero beneficiare da una terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT)? Lo studio su JACC: Clinical Electrophysiology.

Leggi

Può il CHA2DS2-VASc score predire le aritmie atriali?

Lo score è in grado di predire l’insorgenza di fibrillazione atriale di nuova diagnosi in una coorte di pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili? Lo studio di Rovaris e colleghi pubblicato su Heart Rhyrthm.

Leggi