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S-ICD: dopo l’impianto è necessario un test di defibrillazione

Dalla letteratura

Il defibrillatore impiantabile sottocutaneo (S-ICD) rappresenta, in pazienti che non necessitano di pacing o che sono ad alto rischio di complicanze device-correlate, una valida alternativa ai dispositivi transvenosi. Non prevedendo elettrocateteri nel cuore e nei vasi, tuttavia, questi sistemi presentano un sensing completamente diverso rispetto ai defibrillatori tradizionali. Anche per questo motivo, durante la procedura di impianto di un S-ICD si provvede sistematicamente a effettuare un test di defibrillazione peri-operatorio (DFT) per verificare la qualità del sensing e la capacità del dispositivo di interrompere una fibrillazione ventricolare indotta. Tuttavia, i dati disponibili in merito alla qualità del sensing intra-operatorio sono invece limitati. Le Polain de Waroux e colleghi, autori di uno studio pubblicato sulla rivista Heart Rhythm, hanno quindi deciso di analizzare questi dati (1).

Lo studio

Sono stati presi in considerazione 137 pazienti consecutivi sottoposti a impianto di S-ICD, i quali sono stati sottoposti a un test di defibrillazione intra-operatorio (induzione di una tachicardia ventricolare mediante somministrazione di una scarica a 50 Hz CC per 4-10 secondi). La procedura di induzione della tachicardia ventricolare ha avuto successo in 133 pazienti (97%). Il tempo medio impiegato dal defibrillatore per erogare la prima scarica è risultato di 16,2 ± 3,1 secondi (range: 12,5 – 27,0 secondi). I ricercatori hanno quindi suddiviso in pazienti in 4 gruppi sulla base della qualità del sensing dell’S-ICD al DFT: rilevazione ottimale (n = 39; 29%); undersensing con prolungamento moderato dell’intervallo di tempo precedente la prima terapia (<18 secondi; n = 68; 51%); undersensing con prolungamento significativo dell’intervallo di tempo precedente la prima terapia (>18 secondi; n = 19; 14%); assenza di terapia o intervallo di tempo precedente la prima terapia prolungato a causa di oversensing del rumore (n = 7; 6%). Nell’ultimo gruppo, nonostante l’induzione della tachicardia ventricolare, i dispositivi non hanno erogato la terapia a causa di una diagnosi erronea e sostenuta di rumore.

Conclusioni

È noto che l’S-ICD impiega, rispetto a un defibrillatore impiantabile trans venoso, mediamente più tempo per diagnosticare una tachicardia ventricolare ed erogare uno shock. Questo studio, tuttavia, mostra come in un numero relativamente elevato di casi il ritardo del sensing sia significativo o eccessivo e come, in alcuni pazienti, l’oversensing del rumore inibisca addirittura l’erogazione della terapia. I risultati suggeriscono quindi la necessità di sottoporre sistematicamente il device a un a test  di defibrillazione intra-operatorio al termine della procedura di impianto e di sviluppare nuove funzioni in grado di garantire un monitoraggio migliore delle aritmie.

Bibliografia

1. le Polein de Waroux JB, Ploux S, Mondoly P, et al. Defibrillation testing is mandatory in patients with subcutaneous implantable cardioverter–defibrillator to confirm appropriate ventricular fibrillation detection. Heart Rhythm 2018; 15: 642 – 650.

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