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Navigazione non fluoroscopica. Il futuro è a “raggi zero”

Intervista a Marzia Giaccardi, responsabile del laboratorio di elettrofisiologia e cardiostimolazione dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.

L’utilizzo dei raggi X costituisce uno strumento indispensabile sia nella diagnostica che nella terapia di molte patologie e ha consentito enormi progressi in diverse aree della medicina. Tuttavia l’uso di radiazioni per motivi medici è cresciuto a tal punto da diventare, nel mondo occidentale, la principale fonte di radiazioni per la popolazione generale. Per questo motivo nel 2014 è nata l’Area Raggi Zero dell’AIAC – in collaborazione con il gruppo del CNR di Pisa guidato dal prof. Eugenio Picano e dalla dott.ssa Maria Grazia Andreassi – con l’obiettivo di diffondere la cultura della radioprotezione in Italia attraverso diverse iniziative tra cui, ad esempio, la promozione delle metodiche a raggi zero e quasi zero.

“Dalla loro introduzione nella pratica clinica le tecniche di navigazione non fluoroscopica ci hanno offerto numerosissimi vantaggi”, spiega Giaccardi. “Uno fra tutti l’abbattimento dell’esposizione radiologica per il paziente e l’operatore sanitario che tutti i giorni si trova in sala operatoria”. In particolare l’utilizzo di queste metodiche ha permesso di ottenere risultati importanti nell’ambito della popolazione pediatrica, particolarmente sensibile all’esposizione radiologica. Tuttavia il loro impiego è raccomandabile in tutte le tipologie di pazienti, in quanto garantiscono ottimi risultati sia in termini di acquisizione di mappe tridimensionali delle camere cardiache che di integrazione delle informazioni relative al tessuto oggetto di studio.

In quest’ottica, il prossimo 14 ottobre si terrà a Firenza l’evento “Firenze Raggi zero: la cura delle aritmie ed il rispetto della salute”, dove i maggiori esperti delle tecniche a raggi zero discuteranno delle novità tecnologiche in questo campo e degli aspetti economici associati.

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