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S-ICD: dalle linee guida alla pratica clinica italiana

Una fotografia attendibile su come, nella pratica clinica attuale, viene adottata la nuova possibilità terapeutica dell’ICD sottocutaneo (S-ICD) rispetto ai dispositivi tradizionali è stata ottenuta con la survey nazionale S-ICD System: why not?. I risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Europace.

Condotta dall’AIAC la survey ha raccolto informazioni sulle caratteristiche cliniche di base e sulle indicazioni all’impianto di un’ampia popolazione di 1371 pazienti consecutivi sottoposti in 33 centri italiani a un primo impianto di ICD-VR, ICD VDD, ICD-DR, S-ICD. “I risultati – commenta in un’intervista video Gianluca Botto, direttore dell’UO Elettrofisiolofia dell’Ospedale Sant’Anna di Como e Past president dell’AIAC – per alcuni versi erano attesi, e per altri versi sorprendenti.”

L’88% dei pazienti che attualmente riceve correttamente un defibrillatore monocamerale o bicamerale avrebbe le indicazioni per ricevere in alternativa un defibrillatore sottocutaneo. La survey ha messo però in luce un marcato sovra utilizzo dei defibrillatori bicamerali rispetto a quanto le linee guida suggerirebbero.

“Evidentemente quanto stiamo facendo in Italia non corrisponde a quanto viene indicato dalle linee guida”, sottolinea Botto. “Mi aspetto che i risultati di questa survey servano per istituire un reset delle scelte procedurali finora effettuate. Molti dei pazienti che oggi ricevono un defibrillatore bicamerale non sarebbero indicati per questa opzione terapeutica e potrebbero ricevere un defibrillatore sottocutaneo, soprattutto se si tratta di pazienti più giovani”. Il vantaggio dell’S-ICD è di dare una defibrillazione efficace ed efficiente, lasciando il sistema venoso libero per qualsiasi ulteriore soluzione per il futuro.

Dai dati raccolti è emerso che nei centri italiani la gran parte dei pazienti candidati all’impianto dell’ICD lo è anche a quello dell’S-ICD. Quest’ultimo viene preferito per i pazienti più giovani con canalopatie, principalmente in un contesto di prevenzione secondaria dellamorte improvvisa. Inoltre, non sembrano esserci condizioni specifiche che fanno preferire il tradizionale ICD transvenoso all’S-ICD. Nel 45% dei pazienti (203) il driver di scelta dell’ICD è stato la necessità di pacing permanente, nel 36% (163) il potenziale bisogno del trattamento con anti-tachicardia pacing (ATP). Mentre i fattori che hanno guidato la scelta verso l’S-ICD sono stati la giovane età del paziente candidato all’impianto, la lunga aspettativa di vita e la prevenzione delle complicanze dei cateteri transvenosi.

Bibliografia

 

Con il supporto non condizionato di
Boston Scientific

 

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