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Stroke e FA: neurologi e cardiologi insieme

Intervista a Valeria Caso, Medicina interna e vascolare – Stroke Unit, AO di Perugia, Università di Perugia, e Fabrizio Ammirati, direttore di UOC Cardiologia dell’Ospedale G.B. Grassi di Ostia (Roma), co-chairman dell’area AIAC Interazioni Cuore-Cervello.

Prof.ssa Caso, quanto secondo lei è importante monitorare la fibrillazione atriale nei pazienti post stroke criptogenetico?
La fibrillazione atriale è un importante fattore di rischio che aumenta notevolemente la probabilità che un paziente possa avere uno stroke, da 2 a 5 volte rispetto ai pazienti che non l’hanno mai manifestata. Ormai è molta la letteratura che sostiene questo nesso e, nella nostra attività quotidiana, dobbiamo essere in grado di salvare da un secondo e maggiormente invalidante evento ischemico cerebrale le persone che si rivolgono alle nostre cure.

I nuovi sistemi di monitoraggio minimamente invasivi come possono aiutarvi nella gestione clinica dei vostri pazienti?
Sicuramente ci possono permettere di capire cosa effettivamente sta accadendo dal punto di vista cardiaco in modo continuativo e duraturo. È fondamentale capire il “carico” di fibrillazione atriale per prendere le opportune decisioni terapeutiche in merito da condividere con i colleghi cardiologi. Oggi con questi sistemi possiamo avere sotto controllo i nostri pazienti e poter dare loro delle risposte anche potendoli gestire da casa, senza che si rechino necessariamente in ospedale. Pensiamo al fatto che sono pazienti fragili e poterli gestire e far gestire direttamente dalla loro casa è anche un modo per non farli sentire dei malati.

Si parla sempre di più di collaborazione fra neurologi e cardiologi per la gestione condivisa dei pazienti post stroke. Quali suggerimenti può darci prof.ssa Caso per rendere questo binomio più efficace?
La medicina non è vincente se fatta di individualità. Lo scambio di informazioni e la condivisione di un problema con i colleghi è il modo migliore per crescere ed arricchirsi. Ecco perché è importante trovare le occasioni per collaborare. Eventi come questo simposio ne sono un esempio, l’organizzare all’interno dell’AIAC un’Area Interazione cuore-cervello è un altro passo fondamentale ma non solo. È necessario sempre di più trovare momenti di condivisione congiunti all’interno dei rispettivi congressi di categoria al fine di promuovere la condivisione e le problematiche.

Dott. Ammirati, la multidisciplinarietà è un cardine fondamentale per la gestione di problemi clinici come la sincope e la fibrillazione atriale. Ci dia un suo parere in merito.
Il tema della multidisciplinarietà mi è molto caro e ha origini lontane e si è sempre di più sviluppato nel corso degli anni. Il tutto nasce per la gestione ottimale del paziente con perdita di coscienza al fine di migliorare la diagnosi, la prognosi e la terapia della sincope e di promuovere la formazione e la ricerca, ottimizzando l’utilizzo delle risorse economiche. In questo contesto se pensiamo ad esempio all’incidenza della fibrillazione atriale e al fatto che questa aumenti considerevolemente con l’età in pazienti sempre più fragili e con più patologie, ecco che, partendo da risorse già disponibili dobbiamo impegnarci per riunire nel nostro quotidiano le competenze dei diversi specialisti (cardiologo, medico dell’urgenza, neurologo, internista, geriatra, pediatra e psichiatra). Questo confronto va visto come momento di crescita professionale per tutti, consente una razionalizzazione delle risorse disponibili e, in ultima analisi, una gestione del paziente più efficace ed efficiente.

In merito alle nuove evidenze cliniche circa il monitoraggio post stroke embolico di origine sconosciuta e in base alla sua esperienza clinica, quali benefici ha con l’uso dei nuovi sistemi di monitoraggio impiantabile?
Certamente avere strumenti in grado di misurare la fibrillazione atriale con un’accuratezza pari agli attuali holter ma con il beneficio di un monitoraggio prolungato nel tempo e con la possibilità di controllo remoto è di fondamentale aiuto. Penso anche al fatto che con questa nuova tecnologia possiamo essere avvertiti tempestivamente in caso di aritmie dei pazienti impiantati. Scopriamo ogni giorno cose nuove ed avere questo ‘Grande Fratello’ capace di aiutarci a gestire il paziente nella sua vita quotidiana cambia la storia delle decisioni terapeutiche che possono essere intraprese con maggiore tempestività ottenendo anche il beneficio di una razionalizzazione dei costi di gestione.

Si parla sempre di più di prevenzione secondaria in merito al monitoraggio post stroke per rilevare eventuale fibrillazione atriale. Dott. Ammirati, reputa che, in base a determinate caratteristiche cliniche e fattori di rischio predisponenti, si possa pensare anche ad eventuale prevenzione primaria?
Sono assolutamente d’accordo. Sappiamo bene quanto prevenire sia meglio che curare. La vita media è notevolmente aumentata sopratutto grazie a cure e prevenzione ma questo non basta. Con l’aumento della vita media aumentano le copatologie come ipertensione e diabete e queste sappiamo essere fattori predisponenti allo sviluppo di aritmie a volte silenti come fibrillazione atriale. In queste categorie di pazienti non possiamo basarci solo sui sintomi ed avere degli strumenti in grado di monitorare ed avvertire in caso di aritmie ci permetterebbe di intraprendere una terapia farmacologica in modo tempestivo al fine di evitare problemi maggiori e costi sociali maggiori.

 

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