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Il pacemaker permanente sviluppa lo scompenso cardiaco?

Da uno studio monocentrico italiano pubblicato su EUROPACE nuovi dati sull’incidenza nel medio termine di ospedalizzazioni e decessi per lo sviluppo di scompenso cardiaco nei pazienti con pacemaker permanente.  Due i predittori clinici: blocco di branca sinistra e frazione di eiezione del ventricolo sinistro inferiore del 50%.

L’apice ventricolare destro rappresenta il sito di stimolazione standard nell’ambito dell’elettrostimolazione cardiaca permanente, sia per la facile accessibilità sia per la stabilità dell’elettrocatetere. Tuttavia, la stimolazione ventricolare destra apicale non è esente da rischi. Il posizionamento del catetere in tale sede può associarsi ad anomalie funzionali del ventricolo sinistro che inducono dissincronie. Inoltre, può contribuire allo sviluppo di scompenso cardiaco ed può aumentare il rischio di morbilità e anche di mortalità come è stato dimostrato nel lungo termine nei pazienti con disfunzione ventricolare sinistra.

A partire da una casistica monocentrica, Andrea Mazza e colleghi hanno condotto un’analisi retrospettiva dell’incidenza e dei predittori clinici di un primo episodio di scompenso cardiaco nei pazienti con pacing permanente nel medio termine. I risultati sono stati pubblicati a settembre sulla rivista EUROPACE.

Lo studio

Lo studio ha arruolato una coorte di paziente consecutivi che avevano ricevuto dal 2003 al 2013 l’impianto o la sostituzione di pacemaker a camera singola o doppia presso l’Ospedale Santa Maria della stella di Orvieto. Dall’analisi retrospettiva sono stati esclusi tutti quei pazienti con frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF) < 35% e con una precedente diagnosi di scompenso cardiaco.  Nel follow up a medio termine è stato valutato l’endpoint combinato di ospedalizzazione e mortalità per scompenso cardiaco.

In 490 pazienti con indicazione all’impianto secondo linee guida e LVEF > 35% era stato impiantato un pacemaker. Come sito di pacing era sempre stato scelto l’apice del ventricolo destro. Di questi pazienti 352 avevano ricevuto un pacemaker ex novo, mentre i rimanenti 138 erano stati sottoposti a una sostituzione del dispositivo. Al baseline 30 pazienti (8%) avevano un blocco di branca sinistra (LBBB) e 64 pazienti (13%) un valore di LVEF < 50 %.

Durante un follow-up medio di 27 + 21 mesi, 8 pazienti (2%) erano deceduti, 29 (6%) erano stati ricoverati per scompenso cardiaco; in 5 pazienti (1%) sono stati riscontrati entrambi gli endpoint.

Ad una analisi multivariata, sono stati confermati quali predittori indipendenti di ospedalizzazioni o mortalità per scompenso cardiaco sia il LBBB (HR, 3.50; 95% CI, 1.1–11.1; P ¼ 0.033) sia la LVEF < 50% (HR, 5.1; 95% CI, 1.9–14.2; P ¼ 0.002). Inoltre le analisi di sopravvivenza con le curve di Kaplan-Meier hanno evidenziato che i pazienti con LVEF > 50% e/o LBBB presentano un rischio significativamente più alto di ospedalizzazioni o mortalità per scompenso cardiaco (log-rank test, all P < 0,001).

Conclusioni

Gli autori concludono che la maggior parte dei pazienti con indicazione al pacing permanente a camera singola o doppia e con funzione normale del ventricolo sinistro rimangono clinicamente stabili dopo impianto di pacemaker. Tuttavia, sette pazienti su cento circa sviluppano lo scompenso cardiaco nell’arco di 27 mesi. La presenza di LBBB e LVEF inferiore al 50% al baseline sono dei predittori di ospedalizzazione e decessi per scompenso cardiaco.

 

Bibliografia

Andrea Mazza, Maria Grazia Bendini, Massimo Leggio, et al. Incidence and predictors of heart failure hospitalization and death in permanent pacemaker patients: a single-centre experience over medium-term follow-up. Europace 2013; 15: 1267-1272

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