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La meditazione riduce il rischio di fibrillazione?

Proseguono gli studi sui possibili benefici antiaritmici dello yoga a seguito dei risultati incoraggianti di un trial di piccole dimensioni ma metodologicamente ben condotto.

Il punto in discussione, sostiene il gruppo di ricerca condotto da Dhanunjaya Lakkireddy della University of Kansas Hospital, Kansas Ciry, è verificare l’impatto delle pratiche meditative sulla variabilità del ritmo cardiaco in pazienti affetti da fibrillazione parossistica. Presentando la ricerca al Boston Atrial Fibrillation Symposium, Lakkireddy ha aggiunto che un altro endpoint dello studio è il possibile effetto dello yoga sulla sincope neurogenica e nella tachicardia sinusale inappropriata, dove le alterazioni del sistema autonomo giocano un ruolo significativo.

Evidentemente, l’outcome dell’indagine disegnata dal gruppo della Kansas University intende valutare non tanto gli effetti “terapeutici” della meditazione sulla fibrillazione atriale A, quanto il possibile miglioramento della sintomatologia e del peso della malattia che può essere promesso dalle pratiche di meditazione, probabilmente legate anche ai benefici indotti da una respirazione più corretta e controllata dal paziente.

Le premesse sono incoraggianti, dal momento che nello studio preliminare di fase I il 22 per cento dei pazienti ha avuto benefici clinici statisticamente significativi, oltre ad aver fatto registrare interessanti risultati anche nelle valutazioni qualitative e di tipo psicologico. Qualche problema è stato rilevato nella aderenza al programma di studio, soprattutto da parte dei pazienti maschi, che hanno mostrato minore disponibilità a seguire l’intero percorso di yoga.

Fonte
Boston Atrial Fibrillation Symposium, Boston

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