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Sport e cardiologia: il caso Froome

Il Prof. Francesco Furlanello, premiato in occasione del XIV Congresso dell’AIAC “per l’importante ruolo svolto come guida e riferimento culturale di tutti gli Aritmologi Italiani”, viene spesso interpellato dal quotidiano “L’Adige” per scrivere degli articoli di commento – in qualità di esperto internazionale di cardioaritmologia sportiva – a vari eventi di cronaca, dai casi di doping alle tragiche morti improvvise che si verificano talvolta nel mondo dello sport. Nei prossimi mesi questi articoli verranno riproposti sul sito web dell’AIAC. Il primo riguarda il caso del noto ciclista britannico Chris Froome.

Il caso Froome – Gli atleti malati e il rischio doping
(Da “L’Adige” del 29 gennaio 2018)

Il cardiologo moderno coinvolto professionalmente nel mondo dello sport vive attualmente un difficile impegno nella gestione dei farmaci che l’atleta può assumere per necessità terapeutiche durante la carriera conflittualmente con la rigorosa regolamentazione gestita a livello mondiale dalla Wada (World Antidoping Agency).

Merita perciò un approfondimento conoscitivo il <>, che in questi mesi trova ampia risonanza nei media e nei social, caso non ancora concluso dal punto di vista disciplinare e giudiziario.
Il campione ciclista britannico, affetto da episodi di asma bronchiale, quattro volte vincitore del Tour e una della Vuelta, è stato repertato positivo (Adverse Analytical Finding, Aaf) il 7 settembre 2017 all’ultima Vuelta cui ha partecipato ad un esame antidoping di liquido biologico (urina) per un valore di salbutamolo doppio di quello normalmente considerato quale soglia accettabile (1000 ng/ml). Le Prohibited List Wada (ultime gennaio 2018) consentono infatti l’utilizzo del salbutamolo, elencato tra le “Sostanze Beta 2 agoniste (S3)” altrimenti proibite nell’atleta purché la sostanza o il farmaco sia assunta solo per via inalatoria (puff, ad esempio Ventolin), non sia presente nelle urine in quantità superiore a 1000 ng/ml, valore che viene considerato non correlabile ad uso terapeutico della sostanza, che il farmaco non venga assunto alle dosi superiori a 1.600 microgrammi/24 ore non eccedendo gli 800 mgr ogni 12 ore.

In caso di positività spetta all’atleta provare attraverso indagini farmacocinetiche che il risultato sia anormale per conseguenze individuali, fisiologiche, di una dose terapeutica assunta per inalazione.
Il salbutamolo viene a queste condizioni concesso, pur essendo una sostanza inserita nella lista Wada dei Beta2 agonisti, vietati negli atleti per ogni altro tipo di somministrazione. Trattasi di un farmaco molto attivo con capacità di stimolazione dei tre beta-adrenorecettori presenti in molte aree corporee includendo il cuore, il sistema vascolare, il rene, il tessuto adiposo, il sistema respiratorio. Tali farmaci assunti per via inalatoria trovano un’indicazione terapeutica nel trattamento dell’asma bronchiale da sforzo dell’atleta, patologia che come è noto presenta una prevalenza più elevate negli atleti di elìte soprattutto di endurance che nella popolazione generale. All’atleta, se si attiene alle regole prescritte, non viene perciò negato tale farmaco terapeuticamente efficace analogamente agli altri due beta2 agonisti quali formoterolo e il salbutamolo che hanno differente “biodisponibilità e durata di azione”. Il medico curante può peraltro ricorrere nell’atleta con asma bronchiale da sforzo qualora ritenga sia necessario un trattamento più intenso, ricorrendo alla procedura di esenzione per uso terapeutico noto universalmente come <> (Tue) che viene rilasciata da autorità mediche riconosciute da un’organizzazione antidoping ufficiale e va gestita con molto rigore per non incorrere in infrazioni antidoping.

A sua volta il Tue, che consente all’atleta l’uso di una sostanza iscritta nella Wada List altrimenti vietata, è regolamentato dalle Linee Guida Task Force 11 AHA (American Heart Association), ACC (American College of Cardiology) 2016 che stabiliscono tre criteri fondamentali: 1 – La mancata  assunzione della sostanza può provocare significanti danni alla salute dell’atleta; 2 – L’uso terapeutico della singola sostanza non deve aumentare in modo significativo la performance atletica; 3 – Non vi sono ragionevoli alternative terapeutiche al farmaco proibito da assumere.

Quindi spetta al singolo atleta, risultato positivo per i valori urinari di salbutamolo superiori a quelli stabiliti dalla norma internazionale, documentare ciò che non sia dovuto a frode antidoping ma alla conseguenza di un’abnorme farmacocinetica che può consistere in problemi di assorbimento, metabolizzazione epatica ed eliminazione renale individuale della sostanza. Risulta che Froome al riguardo stia effettuando una serie di indagini specialistiche ricorrendo come suo diritto ad esperti di alto livello che sicuramente si staranno occupando del caso. Oggettivamente appare difficile <> in laboratorio, come è avvenuto per altri atleti, una condizione sportiva analoga a quella verificatasi al momento del prelievo urinario alla Vuelta, comprensiva di impegno atletico e delle condizioni ambientali in cui lo sforzo è avvenuto.

Conclusione: il campione Chris Froome aveva il diritto di assumere il salbutamolo per via inalatoria per una documentata asma bronchiale da sforzo dell’atleta, patologia che pare lo affligga da tempo. Legittimamente sta promuovendo un’azione di difesa giustificativa dell’alto livello della soglia urinaria del salbutamolo repertata in corso di un controllo antidoping ed il mondo dello sport attende una soluzione a tempi brevi.

Francesco Furlanello
Coordinatore Task Force
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