#nuovi anticoagulanti orali

I nuovi anticoagulanti orali in chirurgia

Intervista a Emanuele Bertaglia, Clinica Cardiologica, Azienda Ospedaliera di Padova. Come raccomandato dalle linee-guida, nelle gestione peri-procedurale dei pazienti in terapia anticoagulanti orali è prioritario stabilire il livello di urgenza della manovra e soppesare attentamente il rischio emorragico e quello tromboembolico, per valutare sulla base di questi se si rende necessaria la sospensione della terapia anticoagulante e il bridging con terapia sostitutiva. I nuovi anticoagulanti orali presentano dei vantaggi come è stato al XIII Congresso AIAC all'interno di una sessione moderata da Emanuele Bertaglia sulla gestione chirurgica del paziente aritmico.

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All’origine del “rischio residuo”

Probabilmente il rischio residuo di ictus in pazienti con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante potrebbe non essere dovuto al fallimento della terapia ma piuttosto a un rischio di ictus basale che è indipendente dall’aritmia e delle condizioni ad essa associate. Diverso invece il discorso sulla mortalità. Queste in sintesi le conclusione di uno studio di coorte pubblicato in anteprima online sul JAMA Cardiology a firma di Ben Freedman della University of Sydney e colleghi.

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NAO, fibrillazione atriale e trombosi venosa

Intervista video a Claudio Cimminiello, AO di Desio e Vimercate. I nuovi anticoagulanti orali (NAO) rappresentano una delle più importanti innovazioni terapeutiche dell’ultimo decennio sia nella prevenzione degli eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale, sia nella prevenzione della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare. L’esperienza diretta con questa nuova classe di farmaci ha avviato una serie di studi per valutare nel mondo reale il rapporto rischio/benefici dei NAO e le differenze tra i diversi anticoagulanti ad oggi disponibili. I profili di efficacia e sicurezza dei NAO e le differenze tra le diverse molecole vengono ampiamente confermati nel real world.

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NAO, paziente anziano e ablazione

Giuseppe Boriani, dell’Università di Bologna e del Policlinico S. Orsola, fa il punto sull’utilizzo dei nuovi anticoagulanti orali nei pazienti anziani con fibrillazione atriale non valvolare e sul loro impiego nell’ablazione transcatetere. "La mole di dati raccolti ci rende fiduciosi circa l’impatto di queste molecole nella pratica clinica", ha commentato all'ESC Congress 2015.

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La fibrillazione atriale nel "mondo reale"

Sul Giornale Italiano di Cardiologia Carmine Mazzone e colleghi presentano i dati relativi a 3379 pazienti con fibrillazione atriale non valvolare provenienti dall’Osservatorio delle Malattie Cardiovascolari della provincia di Trieste. Nella popolazione di pazienti appartenenti al “mondo reale” e non a trial clinici, la fibrillazione atriale è stata diagnosticata in circa un quinto dei pazienti, generalmente più anziani e  a più alto rischio di complicanze tromboemboliche. Un risultato importante che emerge da questo studio è l'assoluta inadeguatezza della prescrizione della terapia anticoagulante.

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Un'errata sospensione post ablazione

Una nuova analisi statunitense presentata all’Heart Rhythm Society 2015 indica che quasi la metà dei pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad ablazione transcatetere sospende l’anticoagulante orale nonostante un aumento del rischio di ictus, attacco ischemico transitorio o embolia sistemica nei primi 3 mesi post procedura.

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VENTURE-AF: rivaroxaban versus warfarin

All’Heart Rhythm 2015 sono stati presentati i risultati del primo studio prospettico che ha messo a confronto un nuovo anticoagulante orale – il rivaroxaban – con gli antagonisti della vitamina K nei pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad ablazione transcatetere. “Una terapia anticoagulante, senza interruzioni, è importante per proteggere questi pazienti dalle conseguenze di potenziali gravi episodi trombo-embolici”.

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