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Aritmie ventricolari, qual è la migliore strategia ablativa?

Pubblicato il 19 gennaio 2018

Hospital

I pazienti che presentano cardiopatie strutturali hanno un rischio maggiore di sviluppare una tachicardia ventricolare e di andare incontro a morte. L’ablazione transcatetere si presenta oggi come una procedura utile a controllare questo tipo di aritmie e a ottenere un miglioramento della qualità della vita. Tuttavia, non è ancora chiaro quale sia la strategia ablativa che permette di ottenere i risultati migliori. Una meta-analisi pubblicata sulla rivista Europace ha analizzato gli outcome a lungo termine associati alle diverse procedure disponibili: ablazione transcatetere standard vs. modifica del substrato e modifica del substrato completa vs. parziale.

Lo studio

Gli end point primari presi in considerazione dai ricercatori erano: un outcome composito di recidiva a lungo termine dell’aritmia ventricolare e morte per qualsiasi causa – e entrambi i due parametri presi singolarmente – in pazienti sottoposti ad ablazione transcatetere standard o a modifica del substrato; recidiva a lungo termine dell’aritmia ventricolare in pazienti sottoposti a modifica del substrato completa o parziale. Gli end point secondari erano invece costituiti tal tasso di complicanze maggiori e minori, dal tempo procedurale e da quello di esposizione alla radiofrequenza e all’imaging fluoroscopico. Sono stati individuati 13 articoli che rispondevano ai criteri di inclusione: 6 di questi sono stati inclusi al fine di operare un confronto tra le procedure di ablazione standard delle aritmie ventricolari e quelle di modifica del substrato, per un totale di 396 pazienti (età media: 63 ± 10 anni; 87% maschi) e un follow-up medio di 24 ± 15 mesi; i restanti 7 sono stati inclusi per permettere un confronto tra le procedure di modifica del substrato complete e parziali, per un totale di 391 pazienti considerati (età media: 64 ± 11 anni; 90% maschi) e un follow-up medio di 21 ± 5 mesi. Dai risultati della metanalisi è emerso che le ablazioni basate sul metodo della modifica del substrato si associano a una riduzione a lungo termine del rischio combinato di recidiva dell’aritmia ventricolare e mortalità per tutte le cause (RR 0,57; IC 95% 0,40 – 0,81). Non sono emerse differenze, invece, per quanto riguarda i due parametri presi singolarmente, nonostante un trend positivo in favore della modifica del substrato. Riguardo quest’ultima poi, è emersa una riduzione significativa delle recidive della tachicardia ventricolare nelle procedure complete rispetto a quelle parziali (RR 0,39; IC 95% 0,27 – 0,58). Non sono emerse differenze significative, invece, in relazione agli end point secondari.

Conclusioni

A un follow-up medio di 24 mesi il rischio combinato di recidiva dell’aritmia ventricolare e mortalità per tutte le cause è, per i pazienti con cardiopatie strutturali, significativamente minore (riduzione del 43%) nelle procedure di ablazione basate sulla modifica del substrato rispetto a quelle basate sull’approccio standard. Inoltre, le procedure complete di modifica del substrato si associano a un rischio minore (riduzione del 61%) di recidive dell’aritmia ventricolare rispetto a quelle parziali.

Bibliografia
Briceño DF, Romero J, Villablanca PA, et al. Long-termoutcomes of different ablation strategies for ventricular tachycardia in patients with structural heart disease: systematic review and meta-analysis. Europace 2018; 20: 104 – 115.


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