Bradicardia

Pubblicato il 27 giugno 2011

Tutte le malattie che danneggiano il muscolo cardiaco come l’infarto, le cardiomiopatie, le miocarditi e l’ipertensione, possono danneggiare anche l’impianto elettrico del cuore. Ma ci sono anche malattie che sembrano colpire esclusivamente questo impianto e non le altre strutture. Le conseguenze sul cuore possono essere lievi e tali da non compromettere marcatamente la sua frequenza e il suo ritmo, oppure possono essere gravi fino al punto da provocare pericolosi rallentamenti della frequenza del cuore o anche interruzioni dell’attività cardiaca. Così, ad esempio, se la compromissione dell’attività elettrica consiste in un rallentamento della sua frequenza, ciò non determinerà in genere sensazioni fastidiose, potrà, al massimo, provocare affaticamento. Se invece il danno elettrico provoca l’interruzione, anche temporanea, dell’attività del cuore potremmo avere vertigine improvvisa o da perdita di coscienza o, nei casi più gravi, arresto cardiaco.

Il danno dell’impianto elettrico può verificarsi a differenti livelli. Può essere un danno localizzato alla sorgente degli impulsi (nodo del seno) oppure dei fili che conducono l’impulso (sistema di conduzione). Se il nodo del seno smette di funzionare in modo corretto si potranno verificare delle accelerazioni o dei rallentamenti della frequenza cardiaca. Se la frequenza delle contrazioni del cuore è troppo alta o troppo bassa, le camere del cuore non si contraggono come dovrebbero e non sono in grado di fornire la corretta quantità di sangue al corpo. Ci possono anche essere problemi nel percorso che l’impulso segue nel passare dalla parte superiore a quella inferiore del cuore. Così gli impulsi, che partono nell’atrio destro, possono arrivare con notevole ritardo ai ventricoli oppure possono non raggiungerli. Questa condizione è detta “blocco cardiaco”. Tale blocco può verificarsi a differenti livelli: il nodo atrioventricolare, il fascio di His o le due branche destra e sinistra. Se l’impulso non raggiunge i ventricoli, questi posseggono un certo meccanismo di riserva, ma i battiti generati dai soli ventricoli sono troppo lenti e troppo deboli. Il blocco cardiaco può anche provocare una perdita della normale sincronia tra gli atri ed i ventricoli. Questa condizione, che i Medici chiamano “asincronia”, consiste in una errata temporizzazione delle contrazioni tra atrii e ventricoli o tra ventricolo destro e sinistro. La conseguenza è che i ventricoli non riescono a riempirsi quanto sarebbe necessario e non possono pompare il sangue che il corpo richiede.

Questi sono i motivi più comuni che richiedono l’impianto di un pacemaker.

Spesso l’elettrocardiogramma non è in grado di stabilire la sede del danno elettrico e talora non è neanche in grado di vedere se c’è un danno per cui il Medico prescrive delle indagini particolari per vederci più chiaro, per esempio l’elettrocardiogramma continuo nelle 24 ore (Holter) o la registrazione dei segnali elettrici del cuore direttamente dall’interno mediante opportuni fili (studio elettrofisiologico).


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