La European Society of Cardiology con la European Heart Rhythm Association ha aggiornato le linee-guida europee per la gestione delle fibrillazione atriale.

Una studio di coorte danese, pubblicato su Circulation, evidenzia un maggior rischio di sanguinamento nei pazienti ospedalizzati per infarto del miocardio/PCI trattati con la triplice terapia (antagonista della vitamina K + aspirina + clopidogrel).

Una revisione sistematica pubblicata sul JACC prende in esame il valore aggiunto dell’ablazione del nodo atrio-ventricolare nei pazienti scompensati con fibrillazione atriale trattati con terapia di risincronizzazione cardiaca.

Una rassegna del Giornale Italiano di Cardiologia valuta il ruolo del defibrillatore impiantabile tra evidenze, linee guida e buon senso clinico per una migliore selezione nel “mondo reale” dei pazienti con disfunzione ventricolare sinistra persistente.

Su JACC uno studio multicentrico, frutto della collaborazione tra centri aritmologici italiani ed americani, indaga sulla correlazione tra le diverse morfologie dell’auricola sinistra e il rischio di ictus/TIA nei pazienti con fibrillazione atriale refrattari alla terapia antiaritmica farmacologica.

Una rassegna completa pubblicata sul Giornale Italiano di Cardiologia prende in esame pregi e limiti della chiusura percutanea dell’auricola sinistra, un’attraente strategia ancora poco praticata ma con ampi orizzonti nel panorama della profilassi tromboembolica nella fibrillazione atriale non valvolare.

Quali sono i fattori predittivi di risposta alla CRT in pazienti con scompenso cardiaco? Risponde una sottoanalisi dello studio MADIT-CRT pubblicata di recente sul Journal of the American College of Cardiology.

Dallo Swedish Atrial Fibrillation Cohort Study le conferme dell’efficacia dei punteggi CHA2DS2-VASc e HAS-BLED raccomandati dalle linee-guida europee per una più accurata stratificazione del rischio tromboembolico  dei pazienti con fibrillazione atriale.

Lo studio italiano CAMI-GUIDE indaga sul ruolo della proteina C-reattiva serica per una migliore stratificazione del rischio dei pazienti con cardiopatia ischemica portatori di defibrillatore. Livelli di proteina C-reattiva >3 mg/L sono un fattore predittivo di mortalità per scompenso cardiaco, ma non di morte cardiaca improvvisa o tachicardie/fibrillazione ventricolare.

Pubblicati on-line su Circulation i risultati dello studio italiano EVOLVO sull’evoluzione delle strategie di gestione dei pazienti con scompenso cardiaco e defibrillatore impiantabile.

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