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Maurizio Landolina

Intervista a Maurizio Landolina, direttore della Struttura Complessa di Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Crema.

La telemedicina permette, attraverso lo scambio digitale di informazioni, di sostenere e ottimizzare il processo assistenziale a distanza. Ma quali sono le applicazioni più promettenti in ambito cardiologico? Queste rappresentano il presente o il futuro della pratica clinica? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Landolina.

Ablation Index

Interviste a Valerio De Sanctis, Vincenzo Schillaci, Luca Rossi, Daniela Dugo e Domenico Grieco.

La realizzazione di lesioni ablative stabili durante la procedura di isolamento delle vene polmonari per il trattamento della fibrillazione atriale parossistica è fondamentale ai fini di ridurre la probabilità di riconnessione e di ricomparsa dell’aritmia.

Zanon

Intervista a Francesco Zanon, responsabile del Servizio di Elettrofisiologia Interventistica e Cardiostimolazione dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo

Peter J. Schwartz

La gestione dei pazienti asintomatici con pattern ECG di Brugada di tipo 1 spontaneo rimane controversa e caratterizzata da grande eterogeneità. Una situazione, questa, che rende difficile la gestione di questi pazienti e non permette un’interpretazione univoca dei dati di follow-up. L’Area Genetica di AIAC ha quindi progettato uno studio osservazionale utile a realizzare un Registro Italiano relativo a questa condizione. Ne abbiamo parlato con Peter Schwartz, direttore del Centro per lo studio e la cura delle aritmie cardiache di origine genetica dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano e chairman – insieme a Riccardo Cappato – dell’Area Genetica di AIAC.

Michela_Casella

Intervista a Michela Casella, Centro Cardiologico Monzino (Milano), co-chairman – insieme a Pasquale Vergara – dell’area AIAC per l’ablazione delle aritmie ventricolari.

I membri dell’area AIAC dedicata all’ablazione delle tachicardie ventricolari hanno recentemente realizzato un sondaggio relativo a questa procedura, con l’obiettivo di ottenere una fotografia dell’attuale situazione dei centri presenti sul territorio nazionale. “In Italia questo è ancora un trattamento molto disomogeneo”, spiega Michela Casella, tra gli autori del sondaggio, intervistata in occasione del Congresso PLACE svoltosi a Roma dal 22 al 24 novembre.

I motivi alla base di tale disomogeneità sono diversi. Ad esempio, “non tutti i centri hanno delle sale operatorie in grado di effettuare queste procedure”, spiega Casella. È quindi importante sapere quali sono le strutture che si occupano di ablazione delle aritmie ventricolari e in che modo lo fanno. “In particolare, – conclude – siamo interessati a sapere da chi non tratta le ablazioni più complesse come pensa sarebbe opportuno gestire queste situazioni”.

PARTECIPA AL SONDAGGIO

Brugada_Delise

Intervista a Pietro Delise, Casa di Cura Pederzoli, Peschiera del Garda

Venticinque anni dopo l’articolo in cui i fratelli Pedro e Josep Brugada descrivevano il pattern ECG che avrebbe poi preso il loro nome (1), molti dubbi restano ancora irrisolti. Uno di questi, ad esempio, riguarda la stratificazione del rischio di aritmie gravi e morte improvvisa  nei soggetti che presentano questo tipo di tracciato. Infatti, se alcuni medici tendono a enfatizzare il rischio e a dare indicazioni estensive all’impianto di un defibrillatore, altri preferiscono attenersi ai criteri ristrettivi delle linee guida internazionali (2). Ne abbiamo parlato, in occasione del Congresso PLACE svoltosi a Roma dal 22 al 24 novembre, con Pietro Delise, cardiologo della Casa di Cura Pederzoli di Peschiera del Garda.

“Il pattern di Brugada è un aspetto elettrocardiografico che può essere provocato da diverse situazioni e che in moltissimi casi non ha alcun significato clinico”, spiega Delise. In altre situazioni, tra cui la cosiddetta sindrome di Brugada, esso può invece essere rappresentativo di una vulnerabilità genetica allo sviluppo di aritmie gravi e al rischio di morte improvvisa. Tuttavia, spiega il cardiologo, tale rischio è relativamente basso: “Parliamo di numeri inferiori all’1% all’anno”.

Come individuare, dunque, tra i soggetti che presentano un pattern di Brugada, quelli che necessitano dell’impianto di un defibrillatore? “Oggi siamo abbastanza d’accordo su alcuni fattori di rischio fondamentali, – spiega Delise – come la presenza di episodi sincopali, di una familiarità per morte improvvisa , di uno studio elettrofisiologico positivo, e altri ancora”. Tuttavia, presi singolarmente nessuno di questi permette di effettuare una diagnosi di sindrome di Brugada. Al contrario, vanno identificati come soggetti  ad alto rischio quelli che presentano più di uno di questi fattori. “Un paziente con pattern di Brugada che non presenta altri fattori di rischio, – conclude il cardiologo – può tranquillamente fare sport”.

Bibliografia

1. Brugada P, Brugada J. Right bundle branch block, persistent ST-segment elevation and sudden cardiac death: a distinct clinical and electrocardiographic syndrome. Journal American Colleg of Cardiology 1992; 20: 1391 – 1396.
2. Delise P. Dieci quesiti sulla sindrome di Brugada. Giornale Italiano di Cardiologia 2017; 18: 754 – 759.

Alessandro Capucci

Intervista ad Alessandro Capucci, Direttore della Clinica di Cardiologia e Aritmologia degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Il monitoraggio remoto dei pazienti affetti da scompenso cardiaco si associa a una riduzione della spesa a carico del Sistema Sanitario Nazionale? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Capucci, primo autore di uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Europace, in cui i ricercatori sono andati a valutare l’impatto, a livello economico, di questa strategia di gestione della malattia in soggetti sottoposti a impianto di defibrillatore (ICD).

Luigi Di Biase

Intervista a Luigi Di Biase, Director of Arrhythmia Services dell’Albert Einstein College of Medicine di NewYork

Al Congresso annuale dell’European Society of Cardiology di Barcellona sono stati presentati i risultati di diversi trial clinici di interesse aritmologico. Particolarmente rilevanti per il loro potenziale impatto sulla la pratica clinica sono stati quelli del trial CASTLE-AF, in cui si è messa confronto l’efficacia di un’ablazione transcatetere o di un intervento farmacologico in pazienti con fibrillazione atriale parossistica  persistente e con scompenso cardiaco o riduzione della frazione d’eiezione (1).

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Intervista a Giuseppe Boriani, Presidente AIAC

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Intervista a Sakis Themistoclakis, cardiologo dell’UOSD Elettrofisiologia ed elettrostimolazione dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre

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