Silvia Priori

Intervista a Silvia Priori, professore ordinario di cardiologia dell’Università di Pavia e direttore scientifico degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri

Chicago

In riferimento all’abstract “Long Detection Programming in single chamber defibrillators reduces unnecessary therapies and mortality: the Advance III trial”, presentato come late-breaking clinical trial al meeting annuale della Heart Rhythm Society svoltosi a Chicago, abbiamo rivolto alcune domande al dott. Maurizio Gasparini,

Haïssaguerre

Intervista a Michel Haïssaguerre, elettrofisiologo del Department of Cardiology-Electrophysiology dell’University Hospital of Bordeaux

eckhard alt

Intervista a Eckhart Alt, Adjunct Professor for Biomedical Engineering e Director for Cardiovascular Research del Tulane University Heart and Vascular Institute di New Orleans (Lousiana)

Andrea Natale

Intervista ad Andrea Natale, direttore medico esecutivo del Texas Cardiac Arrhythmia Institute del St. David’s Medical Center di Austin (Texas).

In quali casi è consigliabile cercare i trigger al di fuori delle vene polmonari? Qual è la durata ottimale dell’assenza di fibrillazione atriale in seguito a un’ablazione? Queste sono alcune delle domande rivolte da Giuseppe Picciolo, cardiologo dell’AOU Policlinico G. Martino di Messina e membro della task force del sito web di AIAC, ad Andrea Natale in occasione del XVII International symposium on Progress in clinical pacing tenutosi a Roma nel novembre dello scorso anno.

Il XVII Progress in clinical pacing è stato un grande successo con circa 1300 iscritti e una faculty di alto livello scientifico di 700 colleghi provenienti da 60 Paesi.

“Questa edizione è stata caratterizzata da una presenza consistente di giovani colleghi coinvolti meritatamente nel programma scientifico, oltre che dalla consueta presenza di key opinion leader di fama internazionale”, spiega Luca Santini, co-chairman del congresso insieme a Massimo Santini. Abbiamo coinvolto una faculty di 700 colleghi provenienti da oltre 60 Paesi di tutto il mondo: un’apertura totale e globale che è un passaggio obbligato per una crescita costante reciproca e un confronto sulle aree grigie ancora dibattute nella nostra pratica clinica.”

Intervista a Marco Scaglione, direttore del S.O.C. Cardiologia dell’ospedale “Cardinal Massaia” di Asti.

Negli ultimi anni, grazie a una migliore capacità di correzione dei difetti anatomici che caratterizzano le cardiomiopatie congenite, si è assistito a un aumento sostanziale dell’aspettativa di vita per i pazienti affetti da queste patologie. Ciò ha fatto emergere una popolazione di soggetti adulti affetti da cardiomiopatie congenite (GUCH, Grown Up Congenital Heart) caratterizzati da necessità specifiche.

Allied professional

Intervista a Giosuè Mascioli, coordinatore della task force AIAC per la Clinical Competence.

L’esame per la certificazione dell’European Heart Rhythm Association (EHRA) per gli allied professional, che da tre anni si svolge durante il Congresso dell’AIAC, ha lo scopo di valutare la competenza di diverse figure professionali, tra cui gli infermieri, i tecnici di cardiologia e gli specialisti delle aziende. Per quanto in Italia il titolo non sia attualmente riconosciuto a livello legale o economico, è infatti fondamentale avere delle figure certificate tra quelle che prestano servizio nelle unità operative.

Raggi zero

Intervista a Marzia Giaccardi, responsabile del laboratorio di elettrofisiologia e cardiostimolazione dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.

L’utilizzo dei raggi X costituisce uno strumento indispensabile sia nella diagnostica che nella terapia di molte patologie e ha consentito enormi progressi in diverse aree della medicina. Tuttavia l’uso di radiazioni per motivi medici è cresciuto a tal punto da diventare, nel mondo occidentale, la principale fonte di radiazioni per la popolazione generale. Per questo motivo nel 2014 è nata l’Area Raggi Zero dell’AIAC – in collaborazione con il gruppo del CNR di Pisa guidato dal prof. Eugenio Picano e dalla dott.ssa Maria Grazia Andreassi – con l’obiettivo di diffondere la cultura della radioprotezione in Italia attraverso diverse iniziative tra cui, ad esempio, la promozione delle metodiche a raggi zero e quasi zero.

“Dalla loro introduzione nella pratica clinica le tecniche di navigazione non fluoroscopica ci hanno offerto numerosissimi vantaggi”, spiega Giaccardi. “Uno fra tutti l’abbattimento dell’esposizione radiologica per il paziente e l’operatore sanitario che tutti i giorni si trova in sala operatoria”. In particolare l’utilizzo di queste metodiche ha permesso di ottenere risultati importanti nell’ambito della popolazione pediatrica, particolarmente sensibile all’esposizione radiologica. Tuttavia il loro impiego è raccomandabile in tutte le tipologie di pazienti, in quanto garantiscono ottimi risultati sia in termini di acquisizione di mappe tridimensionali delle camere cardiache che di integrazione delle informazioni relative al tessuto oggetto di studio.

In quest’ottica, il prossimo 14 ottobre si terrà a Firenza l’evento “Firenze Raggi zero: la cura delle aritmie ed il rispetto della salute”, dove i maggiori esperti delle tecniche a raggi zero discuteranno delle novità tecnologiche in questo campo e degli aspetti economici associati.

Evoluzione e innovazione tecnologica per ottimizzare i percorsi diagnostici e semplificare la gestione intraospedaliera.

I dispositivi sottocutanei per il monitoraggio continuo dell’attività cardiaca – Implantable Loop Recorder (ILR) – vengono utilizzati in campo medico da circa 20 anni e hanno dimostrato di fornire la più alta sensibilità ed accuratezza nella diagnosi di aritmie cardiache in soggetti con varia problematiche, dalla sincope di ndd alla ricerca di fibrillazione atriale silente in soggetti con ictus criptogenetico.

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