Grande successo della 17esima edizione del Progress in clinical pacing che si è tenuta a Roma dal 29 novembre al 2 dicembre. Circa 1300 gli iscritti. L’evento ha rappresentato un’occasione importante di aggiornamento e confronto con l’elettrofisiologia internazionale.

All’AHA 2016 lo studio MultiSENSE (Multisensor ChronicEvaluation in Ambulatory Heart Failure Patients) è stato presentato come una novità assoluta nel campo della diagnosi precoce dello scompenso cardiaco. MultiSENSE ha testato la capacità predittiva di un sistema avanzato multisensore di alert – HeartLogic – applicato a defibrillatori cardiaci impiantabili. Attraverso dei sensori il sistema raccoglie le misurazioni di cinque parametri fisiologici: il terzo tono cardiaco, l’impedenza toracica, la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria e l’attività fisica del paziente. La misura composita dei parametri fisiologici garantisce una migliore stratificazione del rischio, una maggiore sensibilità diagnostica e una riduzione dei falsi positivi nel riconoscimento precoce di eventi di scompenso cardiaco.

Intervista a Matteo Ziacchi, Cardiologia, Policlinoc S. Orsola-Malpighi, Università di Bologna, Area Giovani AIAC.

Dott. Ziacchi, avete recentemente pubblicato sulla rivista Europace un interessante articolo dal titolo “Clinically guided pacemaker choice and setting: pacemaker expert programming study” (1).

Intervista a Federico Guerra, Clinica di Cardiologia e Aritmologia, Ospedali Riuniti “Umberto I-Lancisi-Salesi” di Ancona, Università Politecnica delle Marche, Area Giovani AIAC.

Nello studio pubblicato recentemente su Heart Rhythm (1) avete preso in esame i dati del registro osservazionale multicentrico OBSERVO-ICD per valutare se una programmazione aggressiva degli ICD possa favorire gli storm aritmici. Nel registro avete considerato la valutazione dei dati che si possono ottenere dal monitoraggio remoto degli ICD relativo al compenso correlandoli agli storm aritmici?

Sabato 29 ottobre si celebra la Giornata mondiale contro l’ictus cerebrale, che quest’anno è dedicata a evidenziare gli aspetti trattabili dell’ictus – dalla curabilità alla prevenzione, dall’importanza degli stili di vita corretti al riconoscimento precoce dei sintomi fino alla necessità di pari opportunità nell’accesso alle cure.

In occasione di questo appuntamento, il nostro intento è sottolineare l’importanza della possibilità di prevenire:

– l’incidenza degli eventi di ictus (prevenzione primaria), specie nei pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili,
– possibili recidive ictali (prevenzione secondaria) nei pazienti che sono già stati colpiti da tale evento.

Nasce la nuova task force AIAC con NOI. L’iniziativa fortemente voluta dal Presidente dell’AIAC, il prof. Giuseppe Boriani, è stata pensata con l’obiettivo di creare una collaborazione tra AIAC e le associazioni di pazienti presenti sul territorio nazionale.

Nel corso degli anni infatti, allo scopo di tutelare gli interessi dei pazienti e migliorare la loro qualità di vita, si sono costituite diverse associazioni e tra queste alcune accomunano pazienti affetti da problemi del ritmo cardiaco in generale, che spesso portano avanti campagne per la rivendicazione di alcuni diritti innegabili.

Intervista video a Renato Ricci, UOC Cardiologia, Ospedale San Filippo Neri, Roma.

La somma delle evidenze degli studi randomizzati controllati e dei registri dimostra che un semplice sistema di follow up remoto e ancor di più il monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili si traduce in benefici sia clinici sia gestionali ed economici. “L’aderenza al modello clinico organizzativo proposto da AIAC permette di ridurre il tempo impiegato per la gestione dei paziente. Tutto questo in assoluta sicurezza senza eventi avversi”, ricorda Renato Ricci, chairman dell’Area Telecardiologia dell’AIAC, riassumendo la serie di vantaggi di sistemi di monitoraggio remoto di pazienti cardiologi con impianto di ICD, CRT-D e pacemaker.

Un grande trial randomizzato IN-TIME ha dimostrato una riduzione della mortalità per tutte le cause a un anno di follow up nei pazienti scompensati con ICD o CRT-D a monitoraggio remoto. E l’analisi di grandi registri statunitensi hanno evidenziato un beneficio in termini di aumentata sopravvivenza di circa il 50 per cento in tutte le popolazioni studiate, compresi i pacemaker.

Quindi tanto maggiore è la connessione del paziente, tanto maggiore è il beneficio misurabile in termini di migliore qualità della vita e sopravvivenza del paziente e migliore gestione delle malattia. “Tutto questo porta a delle raccomandazioni molto forti chiaramente esplicitate nelle linee-guida. Il nostro compito ora è di implementarle nella pratica clinica”, commenta Ricci.

“Alla luce delle evidenze e della raccomandazioni delle società internazionali la conclusione è unica: il monitoraggio remoto dei dispositivi impiantabili è ormai lo standard per la cura di questi pazienti e come tale dovrebbe essere offerto a tutti i pazienti. Dobbiamo organizzarci per tradurre tutto questo nella pratica clinica. È una sfida importante che potremo vincere.”

 

 

Negli ultimi giorni di agosto, si è tenuto a Roma il meeting scientifico più grande ed influente nel panorama della cardiologia internazionale, il Congresso della Società Europea di Cardiologia, richiamando più di 33 mila professionisti da tutto il mondo. Highlight del congresso la presentazione delle quattro nuove linee guida sulla fibrillazione atriale, le dislipidemie, la prevenzione del rischio cardiovascolare e lo scompenso cardiaco acuto e cronico.

Cari Colleghi,

ho il piacere di comunicarvi che, dopo molti sforzi e grazie alla perseveranza nell’inseguire l’obiettivo, con delibera della Giunta Provinciale di Trento del 13 giugno 2016 (allegata) in Trentino è stata inserita nel Nomenclatore delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale la voce “Controllo remoto di pazienti portatori di pacemaker, defibrillatori e loop recorder” (massimo 4 controlli/anno – codice 89.48.2 – tariffa 25,55 euro).

Speciale ESC 2016. Intervista video a Giuseppe Boriani, Presidente AIAC, Ospedale di Modena.

Al Congresso dell’ESC, Giuseppe Boriani ha presentato i risultati dello studio MORE-CARE (MOnitoring Resynchronization dEvices and CARdiac patiEnts) pubblicati in contemporanea sullo European Heart Failure. Si tratta di uno studio randomizzato internazionale sul monitoraggio remoto che ha arruolato circa 900 pazienti affetti da scompenso cardiaco trattati mediante terapia di resincronizzazione cardiaca. Il nostro paese ha avuto un ruolo di primo piano tenuto che conto che più della metà dei pazienti sono stati arruolati nei centri italiani.

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