Il XVII Progress in clinical pacing è stato un grande successo con circa 1300 iscritti e una faculty di alto livello scientifico di 700 colleghi provenienti da 60 Paesi.

“Questa edizione è stata caratterizzata da una presenza consistente di giovani colleghi coinvolti meritatamente nel programma scientifico, oltre che dalla consueta presenza di key opinion leader di fama internazionale”, spiega Luca Santini, co-chairman del congresso insieme a Massimo Santini. Abbiamo coinvolto una faculty di 700 colleghi provenienti da oltre 60 Paesi di tutto il mondo: un’apertura totale e globale che è un passaggio obbligato per una crescita costante reciproca e un confronto sulle aree grigie ancora dibattute nella nostra pratica clinica.”

Intervista a Marco Scaglione, direttore del S.O.C. Cardiologia dell’ospedale “Cardinal Massaia” di Asti.

Negli ultimi anni, grazie a una migliore capacità di correzione dei difetti anatomici che caratterizzano le cardiomiopatie congenite, si è assistito a un aumento sostanziale dell’aspettativa di vita per i pazienti affetti da queste patologie. Ciò ha fatto emergere una popolazione di soggetti adulti affetti da cardiomiopatie congenite (GUCH, Grown Up Congenital Heart) caratterizzati da necessità specifiche.

Allied professional

Intervista a Giosuè Mascioli, coordinatore della task force AIAC per la Clinical Competence.

L’esame per la certificazione dell’European Heart Rhythm Association (EHRA) per gli allied professional, che da tre anni si svolge durante il Congresso dell’AIAC, ha lo scopo di valutare la competenza di diverse figure professionali, tra cui gli infermieri, i tecnici di cardiologia e gli specialisti delle aziende. Per quanto in Italia il titolo non sia attualmente riconosciuto a livello legale o economico, è infatti fondamentale avere delle figure certificate tra quelle che prestano servizio nelle unità operative.

Raggi zero

Intervista a Marzia Giaccardi, responsabile del laboratorio di elettrofisiologia e cardiostimolazione dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.

L’utilizzo dei raggi X costituisce uno strumento indispensabile sia nella diagnostica che nella terapia di molte patologie e ha consentito enormi progressi in diverse aree della medicina. Tuttavia l’uso di radiazioni per motivi medici è cresciuto a tal punto da diventare, nel mondo occidentale, la principale fonte di radiazioni per la popolazione generale. Per questo motivo nel 2014 è nata l’Area Raggi Zero dell’AIAC – in collaborazione con il gruppo del CNR di Pisa guidato dal prof. Eugenio Picano e dalla dott.ssa Maria Grazia Andreassi – con l’obiettivo di diffondere la cultura della radioprotezione in Italia attraverso diverse iniziative tra cui, ad esempio, la promozione delle metodiche a raggi zero e quasi zero.

“Dalla loro introduzione nella pratica clinica le tecniche di navigazione non fluoroscopica ci hanno offerto numerosissimi vantaggi”, spiega Giaccardi. “Uno fra tutti l’abbattimento dell’esposizione radiologica per il paziente e l’operatore sanitario che tutti i giorni si trova in sala operatoria”. In particolare l’utilizzo di queste metodiche ha permesso di ottenere risultati importanti nell’ambito della popolazione pediatrica, particolarmente sensibile all’esposizione radiologica. Tuttavia il loro impiego è raccomandabile in tutte le tipologie di pazienti, in quanto garantiscono ottimi risultati sia in termini di acquisizione di mappe tridimensionali delle camere cardiache che di integrazione delle informazioni relative al tessuto oggetto di studio.

In quest’ottica, il prossimo 14 ottobre si terrà a Firenza l’evento “Firenze Raggi zero: la cura delle aritmie ed il rispetto della salute”, dove i maggiori esperti delle tecniche a raggi zero discuteranno delle novità tecnologiche in questo campo e degli aspetti economici associati.

Evoluzione e innovazione tecnologica per ottimizzare i percorsi diagnostici e semplificare la gestione intraospedaliera.

I dispositivi sottocutanei per il monitoraggio continuo dell’attività cardiaca – Implantable Loop Recorder (ILR) – vengono utilizzati in campo medico da circa 20 anni e hanno dimostrato di fornire la più alta sensibilità ed accuratezza nella diagnosi di aritmie cardiache in soggetti con varia problematiche, dalla sincope di ndd alla ricerca di fibrillazione atriale silente in soggetti con ictus criptogenetico.

Intervista ad Andrea Mazza dell’UO di Cardiologia, Ospedale S. Maria della Stella, Orvieto. 

È sempre più documentata la relazione tra sindrome delle apnee notturne e recidive di fibrillazione atriale che a loro volta si associano a un aumentato rischio tromboembolico. Nuove evidenze vengono da uno studio italiano, pubblicato sulla rivista Europace, che ha coinvolto 160 pazienti consecutivi con pacemaker di nuova generazione dotato di un sensore che consente la diagnosi di disturbi respiratori nel sonno.

S-ICD futuro

A valle della sessione sugli sviluppi tecnologici in elettrostimolazione cardiaca, tenutasi al Congresso AIAC 2017, abbiamo rivolto alcune domande al dott. Stefano Viani, dell’Azienda ospedaliero-universitaria Pisana, che ha tenuto una relazione dal titolo: “Il defibrillatore sottocutaneo: quali sviluppi tecnologici per il futuro?”.

Anche quest’anno il congresso AIAC ha dato molte soddisfazioni in un clima stimolante e propositivo, hanno commentato Giuseppe Boriani, Presidente AIAC nazionale, e Renato Pietro Ricci, Presidente del Comitato scientifico del XIV Congresso AIAC. La 14esima edizione ha visto la partecipazioni di quasi circa 1000 persone tra medici specialisti, operatori sanitari, ingegneri, rappresentanti dell’industria e staff organizzativo. La sessione congressuale per infermieri e tecnici è andata in overbooking con 150 iscritti.

Il XIV Congresso AIAC ha ospitato lo Stand Raggi Zero 2017 organizzato dall’Area Raggi Zero dell’AIAC insieme al CNR di Pisa. La partecipazione è stata buona: 84 partecipanti con 53 medici, 24 infermieri e 7 controlli.

Oltre alla visita per l’opacità del cristallino, sono stati compilati i questionari e forniti il campione biologico di saliva che permetteranno di indagare sui danni dell’esposizione continua ai raggi x per gli operatori sanitari che lavorano nei laboratori di elettrofisiologia. 

Intervista a Domenico Corrado, Professore ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare presso l’Università di Padova.

La XIV edizione del Congresso nazionale AIAC, tenutasi a Bologna dal 23 al 25 marzo, si è conclusa con la lettura magistrale di Domenico Corrado, professore ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare presso l’Università di Padova, in tema di cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. In quell’occasione il prof. Corrado, tra i massimi esperti di questa patologia, ci ha descritto i progressi della ricerca in questo campo, dall’analisi dei tracciati elettrocardiografici alla biologia molecolare.

“La cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro è una malattia che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi trent’anni, in termini di patogenesi, eziologia genetica, manifestazioni cliniche ed elettrocardiografiche, stratificazione del rischio e terapia”, ha dichiarato il cardiologo. “C’è una stretta relazione tra questa patologia ed il rischio di morte improvvisa durante lo sport, in parte perché si tratta di una condizione clinicamente silente. Gli atleti che ne soffrono sono infatti asintomatici e, praticando attività sportiva agonistica, possono andare incontro a un attacco cardiaco aritmico legato alla malattia”.  Gli studi del prof. Corrado, realizzati sul territorio della regione Veneto, hanno infatti dimostrato che la cardiomiopatia aritmogena è una delle cause principali di morte improvvisa nell’atleta. “Per questo è importante sottoporre gli atleti a una valutazione di screening pre-agonistico allo scopo di identificare la malattia in fase pre-sintomatica. Non si può aspettare che i sintomi si presentino spontaneamente, perché spesso l’arresto cardiaco è la prima e purtroppo la definitiva  manifestazione clinica della malattia. Si rende quindi necessario ricercare attivamente le alterazioni elettrocardiografiche tipiche, comunemente rilevabili mediante lo screening”.

 
Lo screening pre-agonistico in Italia è obbligatorio e, per quanto riguarda la valutazione cardiovascolare, si basa proprio sull’elettrocardiogramma. “Questa tecnica è dotata di grandissima sensibilità nell’identificazione delle cardiomiopatie occulte, come la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro o la cardiomiopatia ipertrofica. Entrambe queste  patologie sono geneticamente determinate e caratterizzate da alterazioni del muscolo cardiaco in grado di causare instabilità elettrica e, di conseguenza, un arresto cardiaco aritmico”. Proprio uno studio durato 25 anni, realizzato dal gruppo di ricerca del prof. Corrado, ha valutato gli effetti dell’introduzione dello screening pre-agonistico, avvenuta nel 1982, sulla prevenzione della morte improvvisa cardiovascolare durante attività sportiva. “C’è stata una riduzione importantissima, pari al 90%, della incidenza di morte improvvisa cardiaca nell’atleta. Nel corso di 25 anni lo screening, grazie all’elettrocardiogramma, ha permesso di identificare i soggetti affetti da queste cardiomiopatie e di ridurre in maniera drastica il rischio cardiovascolare durante lo sport”.

Un altro aspetto clinico rilevante riguarda la diagnosi differenziale tra cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro ed altre aritmie, come la tachicardia ad origine dal tratto di efflusso del ventricolo destro, che risulta comune e di natura benigna nella popolazione degli atleti. “La diagnosi differenziale deve essere molto accurata perché c’è il rischio di mancare la diagnosi di cardiomiopatia aritmogena o di diagnosticare erroneamente questa malattia in soggetti con una aritmia ventricolare innocente “.

Infine, il prof. Corrado ci ha parlato della relazione esistente tra la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro e Sindrome di Brugada. “Si tratta sicuramente di due condizioni diverse: la prima è una patologia cardiaca strutturale caratterizzata dalla presenza di cicatrici miocardiche che rappresentano il substrato dell’aritmia; la seconda invece è una malattia dei canali ionici ed è quindi il risultato di una alterazione primariamente elettrica del miocita conseguente ad un difetto dei geni che codificano per il canale del sodio e di altri geni tuttora in corso di valutazione”. La differenza tra le due patologie si rende evidente nel diverso risultato dell’ecocardiogramma: “Nel soggetto con cardiomiopatia aritmogena questo test permette di individuare una alterazione strutturale del ventricolo destro, come dilatazione e disfunzione sistolica sia globale che regionale , mentre nei pazienti affetti da sindrome di Brugada risulta completamente negativo”.

Negli ultimi anni stanno inoltre venendo alla luce alcuni meccanismi di biologia molecolare che permettono di meglio chiarire la relazione tra le due patologie. “I desmosomi che sono strutture specializzate con il compito di mantenere l’adesione meccanica tra le miocellule, sono in relazione, sia topografica che funzionale, con i canali del sodio. Pertanto, una mutazione genetica a livello delle proteine costituenti dei desmosomi, che causa una cardiomiopatia aritmogena, secondariamente comporta una riduzione della corrente del sodio e predispone a una aritmia maligna con meccanismo simile a quello della sindrome di Brugada. Questo spiega l’esistenza di alcuni fenotipi “misti”, come quelli di pazienti deceduti improvvisamente che presentavano all’autopsia alterazioni strutturali  tipiche della cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro ed un elettrocardiogramma tipico della Sindrome di Brugada”. “La recente individuazione di interazioni funzionali a livello subcellulare” conclude il prof. Corrado, “sembrerebbe finalmente spiegare la stretta relazione esistente tra le due malattie”.

 

Pagina 3 di 1912345...10...Ultima »

Sondaggi AIAC

Survey AIAC Survey AIAC

Strumenti

Associazioni di farmaci con i nuovi anticoagulanti orali

AIAC community

Attività di ricerca