Intervista ad Andrea Mazza dell’UO di Cardiologia, Ospedale S. Maria della Stella, Orvieto. 

È sempre più documentata la relazione tra sindrome delle apnee notturne e recidive di fibrillazione atriale che a loro volta si associano a un aumentato rischio tromboembolico. Nuove evidenze vengono da uno studio italiano, pubblicato sulla rivista Europace, che ha coinvolto 160 pazienti consecutivi con pacemaker di nuova generazione dotato di un sensore che consente la diagnosi di disturbi respiratori nel sonno.

S-ICD futuro

A valle della sessione sugli sviluppi tecnologici in elettrostimolazione cardiaca, tenutasi al Congresso AIAC 2017, abbiamo rivolto alcune domande al dott. Stefano Viani, dell’Azienda ospedaliero-universitaria Pisana, che ha tenuto una relazione dal titolo: “Il defibrillatore sottocutaneo: quali sviluppi tecnologici per il futuro?”.

Anche quest’anno il congresso AIAC ha dato molte soddisfazioni in un clima stimolante e propositivo, hanno commentato Giuseppe Boriani, Presidente AIAC nazionale, e Renato Pietro Ricci, Presidente del Comitato scientifico del XIV Congresso AIAC. La 14esima edizione ha visto la partecipazioni di quasi circa 1000 persone tra medici specialisti, operatori sanitari, ingegneri, rappresentanti dell’industria e staff organizzativo. La sessione congressuale per infermieri e tecnici è andata in overbooking con 150 iscritti.

Il XIV Congresso AIAC ha ospitato lo Stand Raggi Zero 2017 organizzato dall’Area Raggi Zero dell’AIAC insieme al CNR di Pisa. La partecipazione è stata buona: 84 partecipanti con 53 medici, 24 infermieri e 7 controlli.

Oltre alla visita per l’opacità del cristallino, sono stati compilati i questionari e forniti il campione biologico di saliva che permetteranno di indagare sui danni dell’esposizione continua ai raggi x per gli operatori sanitari che lavorano nei laboratori di elettrofisiologia. 

Intervista a Domenico Corrado, Professore ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare presso l’Università di Padova.

La XIV edizione del Congresso nazionale AIAC, tenutasi a Bologna dal 23 al 25 marzo, si è conclusa con la lettura magistrale di Domenico Corrado, professore ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare presso l’Università di Padova, in tema di cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. In quell’occasione il prof. Corrado, tra i massimi esperti di questa patologia, ci ha descritto i progressi della ricerca in questo campo, dall’analisi dei tracciati elettrocardiografici alla biologia molecolare.

“La cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro è una malattia che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi trent’anni, in termini di patogenesi, eziologia genetica, manifestazioni cliniche ed elettrocardiografiche, stratificazione del rischio e terapia”, ha dichiarato il cardiologo. “C’è una stretta relazione tra questa patologia ed il rischio di morte improvvisa durante lo sport, in parte perché si tratta di una condizione clinicamente silente. Gli atleti che ne soffrono sono infatti asintomatici e, praticando attività sportiva agonistica, possono andare incontro a un attacco cardiaco aritmico legato alla malattia”.  Gli studi del prof. Corrado, realizzati sul territorio della regione Veneto, hanno infatti dimostrato che la cardiomiopatia aritmogena è una delle cause principali di morte improvvisa nell’atleta. “Per questo è importante sottoporre gli atleti a una valutazione di screening pre-agonistico allo scopo di identificare la malattia in fase pre-sintomatica. Non si può aspettare che i sintomi si presentino spontaneamente, perché spesso l’arresto cardiaco è la prima e purtroppo la definitiva  manifestazione clinica della malattia. Si rende quindi necessario ricercare attivamente le alterazioni elettrocardiografiche tipiche, comunemente rilevabili mediante lo screening”.

 
Lo screening pre-agonistico in Italia è obbligatorio e, per quanto riguarda la valutazione cardiovascolare, si basa proprio sull’elettrocardiogramma. “Questa tecnica è dotata di grandissima sensibilità nell’identificazione delle cardiomiopatie occulte, come la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro o la cardiomiopatia ipertrofica. Entrambe queste  patologie sono geneticamente determinate e caratterizzate da alterazioni del muscolo cardiaco in grado di causare instabilità elettrica e, di conseguenza, un arresto cardiaco aritmico”. Proprio uno studio durato 25 anni, realizzato dal gruppo di ricerca del prof. Corrado, ha valutato gli effetti dell’introduzione dello screening pre-agonistico, avvenuta nel 1982, sulla prevenzione della morte improvvisa cardiovascolare durante attività sportiva. “C’è stata una riduzione importantissima, pari al 90%, della incidenza di morte improvvisa cardiaca nell’atleta. Nel corso di 25 anni lo screening, grazie all’elettrocardiogramma, ha permesso di identificare i soggetti affetti da queste cardiomiopatie e di ridurre in maniera drastica il rischio cardiovascolare durante lo sport”.

Un altro aspetto clinico rilevante riguarda la diagnosi differenziale tra cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro ed altre aritmie, come la tachicardia ad origine dal tratto di efflusso del ventricolo destro, che risulta comune e di natura benigna nella popolazione degli atleti. “La diagnosi differenziale deve essere molto accurata perché c’è il rischio di mancare la diagnosi di cardiomiopatia aritmogena o di diagnosticare erroneamente questa malattia in soggetti con una aritmia ventricolare innocente “.

Infine, il prof. Corrado ci ha parlato della relazione esistente tra la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro e Sindrome di Brugada. “Si tratta sicuramente di due condizioni diverse: la prima è una patologia cardiaca strutturale caratterizzata dalla presenza di cicatrici miocardiche che rappresentano il substrato dell’aritmia; la seconda invece è una malattia dei canali ionici ed è quindi il risultato di una alterazione primariamente elettrica del miocita conseguente ad un difetto dei geni che codificano per il canale del sodio e di altri geni tuttora in corso di valutazione”. La differenza tra le due patologie si rende evidente nel diverso risultato dell’ecocardiogramma: “Nel soggetto con cardiomiopatia aritmogena questo test permette di individuare una alterazione strutturale del ventricolo destro, come dilatazione e disfunzione sistolica sia globale che regionale , mentre nei pazienti affetti da sindrome di Brugada risulta completamente negativo”.

Negli ultimi anni stanno inoltre venendo alla luce alcuni meccanismi di biologia molecolare che permettono di meglio chiarire la relazione tra le due patologie. “I desmosomi che sono strutture specializzate con il compito di mantenere l’adesione meccanica tra le miocellule, sono in relazione, sia topografica che funzionale, con i canali del sodio. Pertanto, una mutazione genetica a livello delle proteine costituenti dei desmosomi, che causa una cardiomiopatia aritmogena, secondariamente comporta una riduzione della corrente del sodio e predispone a una aritmia maligna con meccanismo simile a quello della sindrome di Brugada. Questo spiega l’esistenza di alcuni fenotipi “misti”, come quelli di pazienti deceduti improvvisamente che presentavano all’autopsia alterazioni strutturali  tipiche della cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro ed un elettrocardiogramma tipico della Sindrome di Brugada”. “La recente individuazione di interazioni funzionali a livello subcellulare” conclude il prof. Corrado, “sembrerebbe finalmente spiegare la stretta relazione esistente tra le due malattie”.

 

Intervista a Maurizio Del Greco, Direttore UO Cardiologia, Ospedale di Rovereto (Trento).

I tempi di fluoroscopia sono notevolmente ridotti nei pazienti che hanno un impianto con i sistemi di navigazione. Ma la dose di millisievert finale ha un impatto così importante per il rischio stocastico radiologico di questi pazienti?

Una fotografia attendibile su come, nella pratica clinica attuale, viene adottata la nuova possibilità terapeutica dell’ICD sottocutaneo (S-ICD) rispetto ai dispositivi tradizionali è stata ottenuta con la survey nazionale S-ICD System: why not?. I risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Europace.

Cari Soci e Amici,

siamo arrivati all’ultima newsletter del 2016. Ogni anno che finisce è l’occasione per ripensare a che punto siamo arrivati e cosa ci proponiamo.

La vita di un’Associazione è qualcosa di complesso e dinamico, di difficile sintesi in poche battute. Mi sento però di sottolineare che il 2016 è stato per la nostra Associazione un anno chiave, un anno in cui AIAC ha avuto una serie di importantissimi riconoscimenti da parte delle istituzioni relativi al suo ruolo di riferimento per il mondo dell’Aritmologia e dei dispositivi elettrici impiantabili.

Grande partecipazione al Corso avanzato di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione per infermieri e tecnici di Cardiologia che si è svolto a Roma durante la 17esima edizione del Progress in Clinical Pacing. Ben 250 iscritti.  Il corso, della durata di tre giorni, si conferma come un’importante incontro di approfondimento e aggiornamento scientifico per infermieri e tecnici.

Intervista video a Giuseppe Boriani, Presidente AIAC nazionale, Presidente XIV Congresso AIAC, Ospedale di Modena, e a Renato Ricci, Presidente del Comitato scientifico XIV Congresso AIAC, UOC Cardiologia, Ospedale San Filippo Neri, Roma.

Nell’augurare un felice anno nuovo, Giuseppe Boriani e Renato Ricci ricordano un appuntamento importante del 2017: il XIV Congresso nazionale AIAC, a Bologna dal 23 al 25 marzo. Un intenso programma di incontri e dibattiti che non deluderà le aspettative dei soci e amici dell’AIAC.

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