Cari Amici,

ormai da diversi anni l’AIAC ha interrotto la pubblicazione del GIAC la rivista ufficiale della nostra Associazione che tutti voi ricorderete. La scelta di rinunciare a quello che da sempre rappresenta lo strumento di comunicazione più affidabile per una società scientifica, quale appunto è tradizionalmente un organo di stampa ufficiale, nasce dalla concomitanza di diversi fattori.

Nel corso del congresso EHRA EUROPACE-CARDIOSTIM, tenutosi a Milano lo scorso giugno, Pierre Jais ha riportato l’esperienza dell’Hôpital Cardiologique Haut-Lévéque di Bordeaux nell’ablazione delle tachicardie ventricolari con il nuovo sistema di mappaggio elettroanatomico Rhythmia.

Intervista a Maurizio Lunati, Dipartimento Cardiotoracovascolare “A. De Gasperis”, A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda, Milano.

L’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) ha pubblicato un position paper con le considerazioni su una valutazione poliparametrica nella stratificazione del rischio di morte improvvisa per l’indicazione all’impianto di cardioverter-defibrillatore in prevenzione primaria, nella disfunzione ventricolare sinistra di origine ischemica e non ischemica.

In che percentuale i pazienti a cui è stato impiantato un defibrillatore ricevono un intervento “salvavita” del device?
In una percentuale abbastanza rilevante sulla base degli studi pubblicati, ma in una percentuale è decisamente più bassa se facciamo riferimento alle evidenze del real world. Un lavoro molto recente che raccolto i dati del Danish Register ha rilevato che la percentuale dei pazienti con impianto di ICD in prevenzione primaria che hanno ricevuto un intervento salvavita è molto inferiore a quella stimata. Di fatto la maggior parte dei pazienti sottoposti ad impianto di ICD, secondo i criteri delle attuali linee guida, non riceve interventi appropriati dell’ICD nel corso del follow-up e quindi nessun beneficio dall’impianto, pur essendo esposti agli effetti indesiderati dell’ICD.

Intervista video a Luigi Di Biase, Direttore dell’Elettrofisiologia all’Albert Einstein College of Medicine, Montefiore Hospital di New York.

Una delle aritmie più difficili da trattare è la fibrillazione atriale di lunga durata per la quale si registra un basso successo procedurale sia con la cardioversione elettrica e farmacologica sia con l’ablazione. Una nuova strategia viene suggerita dallo studio BELIEF il cui principal investigator è Andrea Natale, Executive Medical director del Texas Cardiac Arrhythmia Institute al St. David’s Medical Center di Austin, Texas, USA.

Intervista video a Claudio Cimminiello, AO di Desio e Vimercate.

I nuovi anticoagulanti orali (NAO) rappresentano una delle più importanti innovazioni terapeutiche dell’ultimo decennio sia nella prevenzione degli eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale, sia nella prevenzione della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare.

L’esperienza diretta con questa nuova classe di farmaci ha avviato una serie di studi per valutare nel mondo reale il rapporto rischio/benefici dei NAO e le differenze tra i diversi anticoagulanti ad oggi disponibili. I profili di efficacia e sicurezza dei NAO e le differenze tra le diverse molecole vengono ampiamente confermati nel real world.

Intervista video a Paolo Della Bella, Ospedale San Raffaele di Milano.

Oltre l’85% delle ablazioni vengono effettuate dopo avere verificato l’attività elettrica del cuore attraverso sistemi di mappaggio elettroanatomico che rivestono un ruolo essenziale fornendo le informazioni necessarie per diagnosticare e trattare le aritmie con maggiore efficacia e sicurezza.

Tra questi sistemi prende posto la tecnologia Rhythmia.

Intervista video a Luigi Di Biase, Direttore dell’Elettrofisiologia all’Albert Einstein College of Medicine, Montefiore Hospital di New York.

Il mantenimento del ritmo sinusale è fondamentale nei pazienti con fibrillazione atriale e scompenso cardiaco. Come raggiungere questo obiettivo è stato oggetto di studio del trial randomizzato multicentrico trial AATAC-AF (Ablation vs Amiodarone for treatment of Atrial Fibrillation in Patients with Congestive Heart Failure and an Implanted ICD/CRT-D), il cui principal investigator è Andrea Natale, Executive Medical director del Texas Cardiac Arrhythmia Institute al St. David’s Medical Center di Austin, Texas, USA.

“I risultati – spiega Luigi Di Biase, Direttore dell’Elettrofisiologia all’Albert Einstein College of Medicine presso il Montefiore Hospital a New York, che aveva presentato il trial AATAC-AF lo scorso marzo nella sessione Late Breaking Trial al Congresso dell’American College of Cardiology – indicano chiaramente che l’ablazione è significativamente superiore alla terapia farmacologica.”

Intervista a Giosuè Mascioli, Dipartimento Cardiovascolare, Cliniche Humanitas Gavazzeni, Bergamo.

Sul Giornale Italiano di Cardiologia avete presentato i casi di due pazienti trattati con pacing endocardico del ventricolo sinistro. Che cosa avevano in comune e in che cosa differivano i due pazienti? Quali sono stati i risultati in acuto?
Un paziente era risultato non-reponder alla CRT, mentre l’altro aveva avuto ripetuti sposizionamenti di cateteri impiantati in modo “tradizionale” in seno coronarico ed era giunto alla nostra osservazione per rottura del catetere epicardio per il ventricolo sinistro; tra l’altro il paziente non aveva ricevuto particolare beneficio clinico–strumentale dalla stimolazione biventricolare “classica”. A questi due va aggiunto un terzo paziente con un failure alla CRT convenzionale, al quale abbiamo proposto come ultimo tentativo una stimolazione diretta del ventricolo sinistro. I risultati in acuto sono stati molto buoni, inaspettati, con una riduzione dell’indice di dissincronia ventricolare, dell’ampiezza del QRS e un miglioramento della funzione sistolica, dato questo particolarmente significativo tenuto conto che erano pazienti già portatori di pacing biventricolare.

Lo studio Minerva è il primo a dimostrare che pacemaker – dotati di algoritmi avanzati di stimolazione – rallentano l’evoluzione della fibrillazione atriale. In un’intervista doppia, Luigi Padeletti e Giuseppe Boriani illustrano le importanti ricadute dell’uso dei Reactive ATP e gli obiettivi del neonato Progetto Minerva Adoption.

Intervista a Luigi Padeletti, AOU Careggi, Università degli studi di Firenze, Past president AIAC, Giuseppe Boriani, Policlinico S. Orsola-Malpighi e Università di Bologna, Presidente eletto AIAC. 

Giuseppe Boriani, dell’Università di Bologna e del Policlinico S. Orsola, fa il punto sull’utilizzo dei nuovi anticoagulanti orali nei pazienti anziani con fibrillazione atriale non valvolare e sul loro impiego nell’ablazione transcatetere.

“La mole di dati raccolti ci rende fiduciosi circa l’impatto di queste molecole nella pratica clinica”, ha commentato all’ESC Congress 2015.

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