CIED_infections

L’incidenza del rischio infettivo associato alla procedura di impianto di dispositivi cardiaci impiantabili (CIED) varia notevolmente tra le varie casistiche riportate in letteratura. Tuttavia, valutazioni attendibili indicano una percentuale tra l’1% e il 2%. La complicanza infettiva correlata all’impianto di CIED rappresenta inoltre un’importante fonte di interesse in considerazione del forte impatto economico: negli ultimi anni il tasso di infezioni ha subito un incremento maggiore rispetto al numero di impianti eseguiti. Tra le motivazioni riportate, il crescente numero di impianti di defibrillatore automatico impiantabili (ICD) e di terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT), procedure notoriamente associate a un maggior rischio infettivo. È stato recentemente presentato a EHRA EUROPACE – CARDIOSTIM 2017 uno studio realizzato da Olsen e colleghi con lo scopo di determinare l’incidenza e i fattori di rischio per le infezioni correlate a impianto di CIED.

Lo studio

I dati sono stati analizzati dal Registro Danese di Pacemaker e ICD che ha raccolto prospettivamente tutte le procedure di impianto e di espianto eseguite in Danimarca. Lo studio ha coinvolto 83.974 pazienti sottoposti tra il 1979 e il 2015 a una procedura di primo impianto. Tra questi, 18.095 pazienti avevano subito un’ulteriore procedura di sostituzione o di up o down-grading, per un totale di 108.509 procedure. Durante il follow up, a seguito del primo impianto, si sono verificati 881 infezioni, con un’incidenza di 1,3 su 1000 devices l’anno. Quando correlato con il tipo di dispositivo, il rischio univariato di infezione è risultato maggiore nei dispositivi ICD VVI e DDD e in caso di CRT-P e CRT-D. Tuttavia, l’analisi multivariata del rischio ha messo in evidenza come il rischio non fosse più alto nei pazienti impiantati con dispositivi ICD VVI e DDD rispetto ai pacemaker, con un HR di 1.02 (0.87-1.20), mentre lo rimaneva per la CRT-P e CRT-D, con un HR di 1.44 (1.12-1.85, p<0.001) e 1.73 (1.39-2.14, p<0.001), rispettivamente. Dall’analisi multivariata è inoltre emerso un rischio maggiore in caso di sostituzione e procedure di up o down-grading rispetto ai primi impianti, con un  HR rispettivamente di 7.37 (6.23-8.71, p<0.001) e 6.32 (5.16-7.74, p<0.001). Inoltre, l’età inferiore ai 50 anni (P<0.001) e il sesso maschile (HR 1.48 (1.31-1.66), p<0.001) sono risultati essere fattori di rischio indipendenti di infezione.

Conclusioni

Lo studio conclude sottolineando come il rischio di infezione correlato alla procedura di impianto sia maggiore nei pazienti sottoposti a terapia di resincronizzazione cardiaca, ma non nei dispositivi ICD VVI e DDD, se comparati con i pazienti impiantati con PMK. Come ipotizzato, inoltre, le procedure di sostituzione e/o di up o downgrading sembrano essere fattori di rischio indipendenti se comparati con le procedure di primo impianto, così come il sesso maschile e l’età inferiore ai 50 anni.

Germana Panattoni
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Fonte
Olsen T, Joegersen JC, Nielesn AM, et al. 591Incidence and risk factors for infection related to cardiac implanted electronic devices. Data from the Danish Pacemaker and ICD Register on 83,974 patients. Europace 2017; 19 (suppl_3): iii121.

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A seguire l’intervento del Presidente Giuseppe Boriani e il link per scaricare il programma del convegno.

 

Il programma del convegno (PDF: 212Kb)

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