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Il Registro AIAC sulla sindrome di Brugada

Pubblicato il 13 dicembre 2017

Peter J. Schwartz

La gestione dei pazienti asintomatici con pattern ECG di Brugada di tipo 1 spontaneo rimane controversa e caratterizzata da grande eterogeneità. Una situazione, questa, che rende difficile la gestione di questi pazienti e non permette un’interpretazione univoca dei dati di follow-up. L’Area Genetica di AIAC ha quindi progettato uno studio osservazionale utile a realizzare un Registro Italiano relativo a questa condizione. Ne abbiamo parlato con Peter Schwartz, direttore del Centro per lo studio e la cura delle aritmie cardiache di origine genetica dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano e chairman – insieme a Riccardo Cappato – dell’Area Genetica di AIAC.


Dati i progressi della ricerca nell’ambito della sindrome di Brugada, come spiega la significativa eterogeneità nella gestione di questi pazienti?

Nonostante la sindrome di Brugada sia nota da 25 anni, a tutt’oggi non vi sono evidenze certe circa la stratificazione del rischio – mentre la diagnosi si basa su criteri consolidati – la quale è quindi affidata alla minore o maggiore esperienza del singolo centro. Il che, ovviamente, comporta strategie di management assai eterogenee.

La vera sfida è la stratificazione del rischio nei pazienti asintomatici, pensa che il registro che sta per partire potrà darci risposte significative in merito?

I pazienti asintomatici con pattern di tipo I spontaneo sono attualmente considerati a rischio aritmico maggiore rispetto a quelli con soltanto pattern di tipo I indotto da farmaci. La monitorizzazione di questi pazienti con loop recorder consentirà di valutare se le tachicardie ventricolari (TV) non sostenute e asintomatiche (come la maggior parte di quelle che avvengono di notte) possano rappresentare un segnale di allarme tale da far presagire un pericolo – più o meno imminente – di aritmie maligne sostenute. Inoltre, questa registrazione continua potrebbe fornire ulteriori informazioni per stratificare meglio il rischio.

Ci vuole descrivere il protocollo dello studio?

Il Registro AIAC prevede il reclutamento di 500-1000 pazienti affetti da sindrome di Brugada, asintomatici e con pattern di tipo 1 spontaneo, che riceveranno un loop recorder per poter osservare eventuali TV asintomatiche (un run di TV di almeno 5 battiti consecutivi a frequenza cardiaca > 160 bpm).

L’indicazione allo studio elettrofisiologico per la stratificazione del rischio sarà decisione autonoma di ogni singolo centro. Nei pazienti in cui verrà impiantato un defibrillatore impiantabile (ICD), questo verrà utilizzato come sistema di monitoraggio. I dati dei pazienti verranno condivisi sul Registro nel rispetto della privacy.

Il controllo remoto è oggi una risorsa imprescindibile per i pazienti portatori di dispositivi impiantabili, pensa che questo confermerà la sua utilità anche nei pazienti asintomatici con sindrome di Brugada?

Certo, il controllo remoto è fondamentale per la diagnosi precoce delle aritmie ventricolari e per permettere una rapida impostazione di trattamento adeguato nei sintomatici. Con questo progetto ci aspettiamo che possano beneficiarne anche i pazienti asintomatici, non solo per quanto il loop recorder mostrerà, ma anche per il miglioramento del controllo clinico secondario alla ottimizzazione dei tempi di visita e la conseguente riduzione dei costi dell’assistenza.

Quale sarà l’impatto che i risultati del registro avranno nella pratica clinica?

Dipende da quanto emergerà. L’evidenza di brevi aritmie non sostenute potrebbe essere un indicatore di instabilità elettrica e quindi spia di maggior rischio aritmico. Se così fosse, questo potrebbe guidare le decisioni terapeutiche successive. Inoltre, la grande dimensione della popolazione afferente al registro fornirà adeguato potere statistico per sfruttare la raccolta delle moltissime informazioni cliniche al fine di poter finalmente uniformare la gestione dei pazienti con sindrome di Brugada rendendola indipendente dall’esperienza (e inesperienza) dei singoli centri.


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