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Morte improvvisa

Pubblicato il 11 luglio 2011

Si definisce morte improvvisa la “morte che sopraggiunge inaspettata, che avviene entro un’ora dall’inizio della sintomatologia acuta, in soggetti in pieno benessere o in soggetti il cui stato di malattia cronica non faceva prevedere un esito così repentino”. Si stima che ogni anno in Italia muoiano improvvisamente circa 70.000 persone.

La morte improvvisa può verificarsi senza segni premonitori ed essere la prima manifestazione di una malattia cardiaca (quasi sempre di tipo ischemico silente), fino ad allora misconosciuta. Ovviamente può anche colpire pazienti con malattia cardiaca nota, specialmente nel corso delle prime due ore dopo un infarto miocardico.  Circa l’80% dei pazienti deceduti per morte improvvisa presentano una coronaropatia aterosclerotica, cioè una malattia delle coronarie.Le cardiomiopatie rappresentano in percentuale la seconda causa più importante. Tra le valvulopatie vanno menzionate la stenosi aortica ed il prolasso valvolare mitralico.

Tra le anomalie elettrofisiologiche primitive in apparente assenza di cardiopatie strutturali vanno ricordate le sindromi del QT lungo congenite ed acquisite, la sindrome di Wolff-Parkinson-White, le forme di tachicardia ventricolare idiopatica, la fibrillazione ventricolare idiopatica, la sindrome di Brugada, il blocco atrioventricolare congenito, le patologie degenerative del sistema di conduzione elettrica cardiaco quali la malattia di Lev-Lenegre. La morte cardiaca improvvisa può infine essere causata da patologie che comportano grave ostacolo alla funzione meccanica del cuore quali: la stenosi aortica serrata, il mixoma atriale, l’embolia polmonare, la rottura di cuore traumatica o post-infartuale, la dissezione aortica, le manovre invasive (cateterismo cardiaco, studio elettrofisiologico, pericardiocentesi, ecc.) Alla base della morte improvvisa vi è quasi sempre una aritmia maligna. E’ stato dimostrato che nell’80% dei casi l’evento terminale era causato da tachiaritmie ventricolari, mentre nel rimanente 20% dei casi si trattava di una bradiaritmia.

Occore distinguere il concetto di morte improvvisa da quello di arresto cardiaco. Anche se i due termini vengono spesso usati come sinonimi, è meglio utilizzare il termine di arresto cardiaco per indicare l’improvvisa perdita di funzione del cuore prima della morte vera e propria. Infatti le manovre di rianimazione cardiopolmonare, quando tempestivamente e correttamente attuate, possono far regredire l’arresto cardiaco e quindi restituire la vita al paziente. Il trattamento è sempre causale ovvero è volto ad eliminare la causa con medicine, interventi chirurgici o l’impianto di un defibrillatore automatico.


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