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Prevenire le infezioni dei device impiantabili

Pubblicato il 9 gennaio 2013

Achille Giardina, Struttura Complessa di Cardiologia Direttore Dr Maurizio Porcu. Azienda Ospedaliera Giuseppe Brotzu*, Cagliari, AIAC Sardegna

La sterilità e la prevenzione delle infezioni costituiscono un serio problema anche in Aritmologia. Le complicanze infettive collegate agli impianti di pacemaker e defibrillatori automatici primeggiano tra i problemi da affrontare nel campo dell’elettrostimolazione cardiaca. Ho collaborato a lungo con l’infettivologo Silverio Piro per stabilire delle strategie di prevenzione delle infezioni perioperatorie. Dopo anni di empirismo ho deciso di rivedere la letteratura in materia e realizzare due presentazioni sulle infezioni e la profilassi antibiotica che aiutassero i Colleghi a rivalutare criticamente “consuetudini e rituali” nella loro pratica giornaliera.

Le presentazioni

Prevenzione delle infezioni perioperatorie (PDF: 5,40 Mb)
Guida alla lettura dell’articolo “Update on Cardiovascular Implantable Electronic Device Infections and Their Management” (Circulation 2010; 121: 458-477) (PDF: 840 Kb)

I punti di discussione

  1. Secondo voi le infezioni sono le più gravi complicazioni che possano verificarsi in sala di elettrofisiologia?
  2. L’aumento abnorme delle complicanze infettive è stato anche causato dalla diffusa convinzione che gli antibiotici avrebbero comunque risolto i nostri problemi?
  3. Quanto la corretta e rigorosa applicazioni delle misure di asepsi ed antisepsi in sala pesa nel vostro lavoro?

 
Nota: *Giuseppe Brotzu è lo scopritore delle cefalosporine

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4 Commenti

  • zecchin ha detto:

    Sicuramente le infezioni sono tra le complicanze più gravi, ma anche più subdole. Credo ormai nessuno faccia a meno della terapia antibiotica in profilassi, ma non c’è ancora un accordo univoco sule modalità. Il farmaco più utilizzato è la cefazolina da somministare prima della procedura. Può aver senso proseguire la somministrazione anche dopo (per 24 h, i dati non dimostrano utilità oltre le 48h)? In pz a rischio di resistenza, p. es ospedalizzati. o già in allra tp antibiotica, può essere opportuno somminstrare vancomicina in associazone?

  • Achille Giardina ha detto:

    Dopola pubblicazione dell’ampio studio,randomizzato, in doppio cieco, sull’efficacia della cefazolina (J. C. de Oliveira et al CIRCULATION 2009; 2: 29-34) non vi sono più dubbi sulla singola dose immediatamente prima della procedura. In alcuni casi, particolarmente laboriosi, alla fine della procedura, prescrivevo la prosecuzione della cefazolina fino alla ventiquattresima ora. Uno studio osservazionale a coorte (CIRCULATION ;2000; 101:2916-2921) evidenziava l’inefficacia della terapia > 48 ore in 2641 Pazienti sottoposti a By Pass aorto coronarico. Uno studio randomizzato di chirurgia maxillo facciale (molto ben condotto) ha confermato l’inutilità della somministrazione prolungata degli antibiotici. L’associazione cefazolina-vancomicina andrebbe valutata Ospedale per Ospedale dopo aver individuato le criticità locali in collaborazione con l’Infettivologo.

  • ELIA DE MARIA ha detto:

    Caro Achille, complimenti per la lodevole e bellissima iniziativa. Come sai anche io sono molto interessato all’argomento: insieme al prof Boriani del Policlinico di Bologna, abbiamo realizzato una survey regionale EmiLia Romagna sulle modalità di attuazione della profilassi nei diversi centri regionali, insieme ad una review basata sulle evidenze disponibili su come e cosa fare e come e cosa non fare in ambito di prevenzione. Il concetto e’ quello di un CONTINUUM che inizia ben prima dell’impianto e va ben oltre nel tempo, nel quale vi sono tantissimi tasselli (gli antibiotici sono solo uno di questi tasselli per quanto importantissimo). Speriamo di dare presto alle stampe il lavoro, vi terro’ aggiornati. Un grazie ad Achille che stimo tanto, visto che il nostro lavoro nasce anche dai suoi spunti, suggerimenti, consigli …. E dalle sue preziose chicche. Buon lavoro e tanta …..sterilità’ a tutti. Elia

  • Achille Giardina ha detto:

    Caro Elia penso che la survey dell’Emilia-Romagna ci aiuterà ad aumentare la nostra consapevolezza sul grave problema delle infezioni nei Pazienti sottoposti ad impianto di stimolatori cardiaci. Un’iniziativa che potrebbe eventualmente essere ripetuta in altre Regioni!

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