Dalla letteratura

TAO nella gestione italiana della FA

L’Italia si caratterizza per un minore utilizzo degli antagonisti della vitamina K e più frequenti misurazioni dell’INR. Sul Giornale Italiano di Cardiologia il confronto dei dati della popolazione italiana del registro europeo PREFER in AF con quelli di altri paesi partecipanti.

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Fibrillazione atriale subclinica e ictus nell’anziano

Sono pochi i pazienti che hanno episodi silenti di fibrillazione atriale nel mese precedente l’evento ischemico. La rivista Circulation esamina la relazione che potrebbe intercorrere tra fibrillazione atriale subclinica e ictus o embolia sistemica sulla base dei dati di ASSERT.

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Gravidanza e ICD: una relazione possibile?

Da un case report dell'Ospedale di Como a uno studio retrospettivo francese su Europace: l'ICD di per sé non dovrebbe costituire una controindicazione alla gravidanza, sono le specifiche malattie cardiache sottostanti a dover essere attentamente valutate.

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Fibrillazione atriale più malattia coronarica: dronedarone?

Una sotto analisi post hoc dello studio ATHENA conclude che la terapia con dronedarone riduce la mortalità e le ospedalizzazioni cardiovascolari anche nei pazienti con malattia coronarica stabile e fibrillazione atriale non permanente. Meno frequente la comparsa di una prima sindrome coronarica acuta. I risultati su Europace.

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Terapia antitrombotica ottimale? Less is more

Su Circulation, un ampio studio di coorte danese conferma l’alto rischio di sanguinamento nei pazienti in fibrillazione atriale con malattia coronarica stabile in terapia con un antagonista della vitamina k più un antipiastrinico, quali l’aspirina o il clopidogrel.

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L’ottimizzazione del pacemaker nella pratica

La tecnologia del pacemaker è sottoutilizzata in circa la metà dei pazienti che ricevono l'impianto. Le linee-guida per garantire un pacing fisiologico vengono seguite solo in quattro pazienti su dieci. Su Europace il risultati dell’analisi preliminare del registro internazionale OPTI-MIND.

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Il rivaroxaban in alternativa al warfarin nell’ablazione per FA

Nei pazienti che devono essere sottoposti all’isolamento delle vene polmonari mediante ablazione transcatetere a radiofrequenza per fibrillazione atriale (FA), il rivaroxaban può essere usato in sicurezza in alternativa alla somministrazione continua di warfarin durante l’anticoagulazione periprocedurale. Uno studio prospettico multicentrico pubblicato sul Journal of American College of Cardiology dimostra infatti che non c’è un rischio aumentato di complicanze tromboemboliche o emorragiche con l’uso del rivaroxaban rispetto alla terapia ininterrotta con warfarin.

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TAO post ablazione? Consulta gli score

Uno studio osservazionale torinese esamina l’incidenza di eventi tromboembolici post ablazione della fibrillazione atriale e l’importanza della valutazione combinata dei punteggi CHADS2, CHA2DS2-VASc e HAS-BLED nella scelta se continuare la terapia anticoagulante orale nei pazienti “apparentemente guariti”. I risultati su EUROPACE.

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La gestione della FA secondo EORP-AF

In Europa cresce l’utilizzo della terapia anticoagulante orale ma è ancora limitato il ricorso agli inibitori diretti del fattore Xa. Continua a essere subottimale l’applicazione delle linee guida europee per il trattamento dei pazienti con fibrillazione atriale a più basso e a più alto rischio di ictus. I primi risultati del registro pilota europeo EORP-AF.

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Gli albori della profilassi tromboembolica nella fibrillazione atriale

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta l’efficacia e la sicurezza della terapia anticoagulante orale nella fibrillazione atriale non erano ancora noti. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 1990 è stato uno dei primi a dimostrarne l'efficacia. Un articolo di Pietro Palmisano.

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