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Crioablazione anche per i pazienti con malattia cardiaca strutturale?

crioablazione malattia cardiaca

La crioablazione costituisce un trattamento efficace e sicuro per la Fibrillazione Atriale parossistica o persistente, anche nei pazienti con concomitante malattia cardiaca strutturale. Sono stati pubblicati sul Journal of Cardiology i risultati di un’ampia ricerca di coorte realizzata nel contesto del progetto 1STOP (1).

Sono stati reclutati 460 pazienti affetti da Fibrillazione Atriale parossistica (n=282, 61%) o persistente (n=178; 39%) e concomitante malattia cardiaca strutturale, sottoposti a procedura di isolamento delle vene polmonari mediante crioablazione per il trattamento dell’aritmia. Il campione dell’analisi era costituita per l’80,9% da pazienti di sesso maschile e aveva le seguenti caratteristiche:

  • età media di 62,8 ± 8,9 anni;
  • capacità funzionale preservata: Classe NYHA > 1 nel 39,4% dei casi;
  • rischio cardiometabolico elevato: CHA2DS2VASC score ≥ 2 nel 69,3% dei casi;
  • frazione di eiezione del ventricolo sinistro preservata: 56,5 ± 8%.

Non sono emerse differenze significative tra i gruppi di pazienti con Fibrillazione Atriale parossistica e persistente in merito a durata della procedura (106,9 ± 41,5 minuti vs. 106,9 ± 50,0 minuti; p = 0,357), durata della fluoscopia (28,7 ± 14,7 minuti vs. 30,1 ± 15,6 minuti; p = 0,341) e tasso di complicanze procedurali (3,9% vs 3,9%; p = 0,986). Al follow up di 12 mesi, infine, la percentuale di pazienti in trattamento con farmci anti-aritmici passata dal 71,7% pre-ablazione al 33,6% (p < 0,001) mentre la libertà da recidive della Fibrillazione Atriale è risultata pari al 78% nei pazienti con Fibrillazione Atriale parossistica e al 77% in quelli con Fibrillazione Atriale persistente.

Bibliografia

1. Perego GB, Iscopino S, Molon G, et al. Cryoablation for paroxysmal and persistent AF in patients with structural heart disease and preserved ejection fraction: Clinical outcomes from 1STOP, a multicenter observational project. Journal of Cardiology 2019; 74: 19–26

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