Notizie e commenti

Survey promossa dall’Area Bioetica dell’AIAC: il report

A cura di Carlo Pignalberi, Co-chairman Area Bioetica di AIAC.

La Bioetica è disciplina che riguarda i problemi morali inerenti l’assistenza sanitaria, la ricerca biomedica e l’innovazione tecnologica in ambito sanitario. Obiettivo dell’Area Bioetica dell’AIAC è di avviare una riflessione che possa rivelarsi utile nel semplificare le decisioni da prendere nella pratica clinica quotidiana e nel facilitare il rapporto con i pazienti e con tutti i soggetti che gravitano nell’orbita dell’aritmologia.

La Bioetica costituisce un argomento nuovo all’interno dell’AIAC e che sta facendo i primi passi anche nell’ambito della letteratura internazionale. Poiché non è noto il rapporto che gli aritmologi italiani hanno con la Bioetica, l’Area Bioetica dell’AIAC ha sviluppato e promosso un questionario conoscitivo che aveva una duplice finalità: 1) acquisire informazioni sul rapporto che gli aritmologi hanno con la Bioetica; 2) capire gli ambiti in cui gli aritmologihanno maggiori incertezze operative, in modo da intercettarne i bisogni ed in base a questi offrire iniziative utili.

Il questionario aveva l’obiettivo di essere snello, al fine di favorirne la compilazione da parte di un ampio numero di aritmologi, ma al tempo stesso sufficiente per raccogliere gli elementi necessari a rispondere ai quesiti prefissati.

Risultati

I partecipanti
L’84,6% dei medici che hanno risposto alla survey erano uomini, il 15,4% donne. Come si evince dal grafico seguente, tra i partecipanti alla survey i medici con maggiore anzianità di servizio erano tendenzialmente più rappresentati rispetto a quelli più giovani.

Il 92,3% dei medici partecipanti hanno dichiarato di essere medici ospedalieri, il restante 7,7% di operare sulterritorio. Il 38,5% dei partecipanti esercitavano la loro professione al Nord, il 38,5% al Centro, il 23,1% al Sud.

Interesse
Il tema della bioetica è molto sentito tra i partecipanti, infatti 53,8% ha dichiarato di essere molto interessato all’argomento, il 46,2% abbastanza interessato.

Conoscenza
In merito al dialogo con i pazienti candidati ad essere sottoposti ad una procedura di elettrofisiologia od elettrostimolazione:

  • il 53,8% degli intervistati ha dichiarato di prendersi del tempo per un colloquio approfondito con il paziente e/o con i familiari spesso, cercando di costruire un rapporto con gli stessi;
  • il 23,1% degli intervistati ha dichiarato di avere un colloquio approfondito con il paziente e/o con i familiari praticamente sempre;
  • il 23,1% degli intervistati di avere un colloquio approfondito con il paziente e/o con i familiari in rari casi, quando ci sono problematiche particolari.

In merito alla possibilità di spegnere la funzione antitachicardica dell’ICD nei pazienti prossimi all’exitus (in cui l’uso dell’ICD sostanzialmente cambierebbe soltanto il modo di morire):

  • il 30,8% degli intervistati ha dichiarato di pensare a questa possibilità tutte le volte in cui si imbattono in pazienti critici, in alcuni casi hanno parlato di questa possibilità con i familiari e in rari casi hanno proceduto allo spegnimento dell’ICD, allegando esaustiva documentazione in cartella clinica;
  • il 30,8% degli intervistati ha dichiarato di pensare spesso a questa possibilità, e talvolta di aver ventilato questa ipotesi ai familiari;
  • il 30,8% degli intervistati ha dichiarato di pensare qualche volta a questa possibilità, ma di non aver mai avuto il coraggio di farlo per le possibili ripercussioni medico-legali;
  • il 7,6% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai pensato a questa possibilità.

Necessità
È stato chiesto agli intervistati come secondo loro l’Area Bioetica dell’AIAC può essere utile nell’approfondire le problematiche legate ad un comportamento consono all’etica:

  • il 69,2% degli intervistati ha risposto producendo dei documenti condivisi riguardanti determinati aspetti controversi;
  • il 15,4% degli intervistati ha riposto inserendo nel congresso annuale delle sessioni o degli interventi dedicati a temi etici;
  • il 15,4% degli intervistati ha risposto inserendo nel sito delle riflessioni, da parte di eminenti cardiologi o di esperti di bioetica, magari precedute da un caso clinico introduttivo, in cui si approfondisce una determinata problematica.

In un ipotetico strumento di orientamento pratico su questioni bioetiche specifiche proposto dall’AIAC l’argomento che dovrebbe essere approfondito è:

  • per il 46,2% degli intervistati lo spegnimento dell’ICD nel fine-vita;
  • per il 30,8% degli intervistati l’indicazione ad impianto di ICD nei grandi anziani e nei pazienti con importanti comorbilità;
  • per il 23,1% degli intervistati la rinuncia alla sostituzione nei pazienti usciti dall’indicazione all’impianto od in coloro in cui l’aspettativa di vita risulta drammaticamente ridotta.

Conclusioni

La maggioranza dei partecipanti alla survey era composta da aritmologi di sesso maschile: questo dato riflette il fatto che l’aritmologia è una specialità della cardiologia in cui le donne non sono ancora numericamente molto rappresentate. La stragrande maggioranza dei partecipanti era composta da colleghi che esercitano la loro attività in ambito ospedaliero. Questo è probabilmente legato al fatto che le situazioni di più difficile gestione sono quelle che si verificano a ridosso della fase interventistica e, quindi, in relazione a pazienti ricoverati. L’età media dei partecipanti era avanzata. Ciò potrebbe essere legato al fatto che avanzando con la professione ci si rende maggiormente conto delle problematiche oggetto della bioetica, e si è più spesso costretti a interfacciarsi con esse.

Riguardo al recupero ad alla cura del rapporto medico-paziente, la grande maggioranza dei partecipanti ha dichiarato che tale aspetto è oggetto di molta attenzione e, pertanto, viene dedicata una quantità di tempo rilevante ad esso. In merito alla possibilità di spegnere la funzione antitachicardica dell’ICD nei pazienti prossimi all’exitus, la quasi totalità degli intervistati ha preso in considerazione questa possibilità, considerandolo un atto di umanità verso un paziente in cui sostanzialmente si cambierebbe soltanto il modo di morire. Tuttavia, soltanto una minoranza ha prospettato questa possibilità ai familiari e in rari casi lo spegnimento dell’ICD è stato realizzato. Questa osservazione indica che la problematica è molto sentita, ma non è stata ancora raggiunta una adeguata maturità da parte della comunità scientifica e, soprattutto, della società civile in generale per valutare realisticamente il problema.

In merito alle modalità con cui l’Area Bioetica dell’AIAC possa rappresentare un supporto operativo concreto alla pratica clinica, la maggior parte degli intervistati ha espresso il desiderio che siano prodotti dei documenti condivisi riguardanti determinati aspetti controversi. Gli argomenti che avrebbero più bisogno di approfondimento sono principalmente lo spegnimento dell’ICD nel fine-vita, ma anche, nell’ordine, l’indicazione ad impianto di ICD nei grandi anziani e nei pazienti con importanti comorbilità e la rinuncia alla sostituzione dell’ICD nei pazienti usciti dall’indicazione all’impianto od in coloro in cui l’aspettativa di vita risulta drammaticamente ridotta. Pertanto, i passi successivi dell’Area Bioetica dell’AIAC si concretizzeranno proprio su queste linee di interesse, tracciate dagli associati che hanno partecipato alla survey.

 

Ultimi articoli

La nuova survey AIAC sulla gestione delle recidive post-ablazione di FA. Partecipa!

La nuova survey AIAC, "Gestione delle recidive post-ablazione di fibrillazione atriale", è online.

Leggi

Pandemia COVID-19 e impianto di pacemaker in urgenza

Uno studio sul numero di impianti urgenti di pacemaker in Veneto durante le settimane precedenti e successive al propagarsi del COVID-19 e durante il corrispondente periodo del 2019.

Leggi

Il pacing nella sincope vasovagale: storia di una sfida mai vinta

La storia del pacing nella sincope vasovagale, da quando l’osservazione che alcuni pazienti con sincopi vasovagali recidivanti presentavano una risposta cardionibitoria al tilt test suggerì che questi pazienti potessero beneficiare dell’impianto di un pacemaker.

Leggi