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Ablazione della FA e qualità della vita. Lo studio CAPTAF

Dalla letteratura

I pazienti sottoposti ad ablazione della fibrillazione atriale (FA) hanno una qualità della vita migliore di quelli trattati farmacologicamente. È questa la conclusione a cui è giunto lo studio CAPTAF, presentato come late-breaking trial all’ultimo Congresso della European Society of Cardiology (ESC). L’effetto, inoltre, è emerso nonostante non vi fossero differenze tra i gruppi in termini di gravità della patologia.

Lo studio

Il trial multicentrico, prospettico e randomizzato CAPTAF ha preso in considerazione 155 pazienti con FA sintomatica che non avevano risposto o erano risultati intolleranti ad almeno un farmaco anti-aritmico, avevano avuto almeno un episodio documentato con ECG nei 12 mesi precedenti e almeno uno dei 2 mesi precedenti,  o sono erano incontro ad almeno 2 episodi di FA persistente con necessità di cardioversione nel corso dei 12 mesi precedenti. Ai soggetti reclutati è stato impiantano un sistema di monitoraggio cardiaco per un periodo di 2 mesi, al termine del quale sono stati divisi in due gruppi:  metà dei pazienti è stata sottoposta ad ablazione e l’altra metà a trattamento farmacologico. L’endpoint primario consisteva nei cambiamenti a livello di salute generale dalla baseline a 12 mesi (Short Form 36-item health survey, SF-36) mentre quelli secondari erano costituiti dalla qualità di vita, misurata attraverso SF-36 e EuroQol-5 Dimension), dal livello dei sintomi, misurato tramite European Rhythm Association (EHRA) Symptom Classification, dalla gravità della fibrillazione atriale (misurata attraverso la proporzione di tempo passata in FA) e dalla sicurezza. Dopo 12 mesi di follow-up, il gruppo di pazienti sottoposti a ablazione è risultato associato a una migliore salute generale rispetto a quelli in trattamento farmacologico (p = 0.0084). Inoltre, lo stesso gruppo è andato incontro a maggiori miglioramenti in tutte le scale dell’SF-36 relative alla qualità della vita e alla presenza di sintomi. Per quanto riguarda l’onere associato alla malattia, calcolato mediate il tempo relativo passato in FA nel corso dei due mesi di monitoraggio, questo è risultato numericamente più elevato nel gruppo sottoposto ad ablazione, ma questa differenza non è risultata statisticamente significativa.

Conclusione

I ricercatori hanno quindi dimostrato, per la prima volta analizzando il livello di salute generale e la qualità della vita come endpoint primari, che l’isolamento della vene polmonari  risulta più efficace di quello farmacologico in una popolazione mista di FA parossistiche e persistenti, anche ai primi stadi di malattia. Secondo gli autori la qualità della vita dovrebbe essere sempre considerata in questo genere di studi in quanto proprio il suo miglioramento rappresenta l’obiettivo di qualsiasi intervento terapeutico volto a ottenere un maggiore controllo del ritmo. “L’assenza di una differenza statisticamente significativa tra i gruppi in termini di onere associato alla patologia, – ha concluso Carina Blomström Lundqvist, responsabile della ricerca del Department of Medical Science della Uppsala University (Svezia) – suggerisce che sono altri i meccanismi che portano i pazienti sottoposti ad ablazione ad avere a una migliore qualità della vita”.

 

Fonte
Blomström Lundqvist C. Catheter Ablation compared with optimized Pharmacological Therapy for Atrial Fibrillation, a randomized multicentre study of quality of life and implantable cardiac monitoring after 12 month follow-up. Presentato al Congresso Annuale della European Society of Cardiology (ESC).

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