Notizie e commenti

Alla ricerca dell’elisir di lunga vita dei dispositivi cardiaci

Dalla letteratura

Uno studio pubblicato sulla rivista Europace ha calcolato la longevità dei dispositivi CRT-D impiantati presso un unico centro confrontando tale dato con il report di performance del prodotto pubblicato da ciascuna ditta.

La terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT-D) è una terapia consolidata nel trattamento dei pazienti affetti da scompenso cardiaco. Alla base della sua efficacia vi è la stimolazione biventricolare, condizione che può gravare sulla durata della batteria dei dispositivi. Avendo tale problema un impatto notevole sull’outcome clinico e sui costi sanitari, i determinanti dell’esaurimento della batteria sono stati l’oggetto di numerosi studi (1). Una maggiore longevità del dispositivo si associa ad una riduzione della necessità di sostituzione del device e del tasso di complicanze ad esso correlato, in primis il rischio infettivo, che si aggira intorno all’1-7% in questo tipo di intervento.

Lo studio

Lo scopo dello studio (2), condotto presso l’University of Pittsburgh Medical Center, da Alam et al. e pubblicato recentemente su Europace, è stato quello di valutare la longevità di tutti i dispositivi CRT-D impiantati presso il centro e di confrontare tale dato, proveniente dalla vita reale, con il report di performance del prodotto pubblicato da ciascuna ditta (PPRs).

Sono stati analizzati retrospettivamente le longevità di tutti i dispositivi CRT-D impiantati da gennaio 2008 a dicembre 2010. Durante lo studio, sono stati impiantati 721 devices; novantaquattro pazienti sono stati persi durante il primo mese di follow up. L’analisi si è dunque focalizzata su 621 pazienti, 173 impiantati con dispositivi Boston Scientific (BSC), 391 con Medtronic (MDT) e 57 con St. Jude Medical (SJM).

Il follow up medio è stato di 3,4 + 2,1 anni, durante il quale 253 devices (41%) sono stati sostituiti per esaurimento della batteria (16% appartenenti a BSC, 51% a MDT e 53% a SJM, p < 0.001). Il tempo intercorso dall’impianto all’esaurimento della batteria è risultato essere più breve per i dispositivi MDT, seguiti da quelli SJM (hazard ratio 0.46 rispetto a MDT, 95% intervallo di confidenza 0,31-0,68, p < 0,001) e maggiore per i dispositivi BSC (hazard ratio 0.15 rispetto a MDT, 95% intervallo di confidenza 0,10-0,22, p < 0.001). Se confrontati con i dati SJM, i dispositivi BSC hanno mostrato una longevità della batteria maggiore (hazard ratio 0,28, 95% intervallo di confidenza 0,16-0,48, p < 0,001). Tali risultati si sono mostrati immodificati se corretti per i parametri di stimolazione.

Lo studio, inoltre, ha analizzato come il report di performance del prodotto pubblicato da ciascuna ditta che, in ogni situazione, abbia sovrastimato, in maniera statisticamente significativa, la longevità dei dispositivi riscontrata, condizione riconducibile alla metodologia di calcolo del PPR.

La differenza nella longevità della batteria osservata tra le diverse ditte, potrebbe essere ricondotta alla diversa composizione chimica della batteria, alle caratteristiche quali la dimensione, la capacità e la memoria.

Ovviamente lo studio presenta dei limiti, come sottolineato dagli stessi autori: per prima cosa, il tipo di studio che ha coinvolto pazienti provenienti da un singolo centro; in secondo luogo il relativo esiguo numero di pazienti presente nell’analisi. Terzo, il numero ridotto di impianti con dispositivi Biotronik, condizione che ha determinato la decisione di esclusione tali pazienti dall’analisi. Ultimo limite il fatto che tali risultati potrebbero essere alterati dai recenti algoritmi della CRT e da quelli futuri non ancora inclusi come parametri nello studio.

Conclusioni

Gli autori concludono sull’esistenza di una notevole discrepanza nella longevità della batteria per i dispositivi CRT-D delle diverse case produttrici e mostrano come i report di performance del prodotto sovrastimino la longevità dei dispositivi impiantati. Le conclusioni, pur necessitando ulteriori conferme, presentano notevoli implicazioni cliniche per i pazienti, nonché socio-sanitarie.

Germana Panattoni

Bibliografia
1. Landolina M, Curnis A, Morani G, et al. Longevity of implantable cardioverter-defibrillators for cardiac resynchronization therapy in current clinical practice: an analysis according to influencing factors, device generation, and manufacturer. Europace 2015; 17: 1251–8.
2. Alam MB, Munir MB, Rattan R, Adelstein E. Battery longevity from cardiac resynchronization therapy defibrillators: differences between manufacturers and discrepancies with published product performance reports. Europace 2017; 19: 421-424. doi: 10.1093/europace/euw044.

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