Notizie e commenti

Alterazioni ECG nei pazienti COVID-19 molto critici

Dalla letteratura

Sin dall’inizio della pandemia di COVID-19 è emerso come i pazienti che avevano fattori di rischio cardiovascolare o precedenti cardiovascolari fossero pazienti ad alto rischio di mortalità.

Fin da subito è stata usata la troponina come marker di stratificazione prognostica considerando questo esame come equivalente di danno miocardico. Con l’emergere di nuove evidenze ci si è accorti come in realtà le sindromi coronariche acute e le miocarditi sono raramente associate al COVID-19. Paradossalmente, in tutto questo scenario, soprattutto nei primi mesi della pandemia, la metodica più semplice ovvero l’elettrocardiogramma, utile per definire un coinvolgimento miocardico, è stato completamente dimenticato dagli operatori sanitari. A questo proposito, in Emilia-Romagna è stato creato il gruppo ELCOVID che è un progetto volto ad analizzare le caratteristiche ECG dei pazienti affetti da COVID-19. In un recente studio pubblicato su Europace, che ha coinvolto la maggior parte degli ospedali dell’Emilia Romagna, i ricercatori si sono concentrati sui pazienti più gravi (intubati o morti entro pochi giorni dall’ammissione in ospedale) e hanno analizzato gli ECG all’ingresso in ospedale di 431 pazienti molto critici.

Le caratteristiche ECG di questi pazienti evidenziano come raramente l’ECG sia completamente normale (oltre 90% di ECG sono classificati come patologici), il flutter o la fibrillazione atriale erano presenti in una cospicua fetta di pazienti (22%). In questi pazienti critici la scoperta più importante è stata la presenza di segni ECG compatibili con sovraccarico acuto di pressione del ventricolo destro in circa il 30% dei pazienti. Questi segni ECG si sono anche rivelati non essere associati a parametri ventilatori come la PEEP. Questa osservazione è in linea con l’esistenza di un fenotipo “vascolare” della polmonite da COVID-19 che ha una prognosi infausta aumentando acutamente il carico pressorio sul ventricolo destro a causa di un danno trombotico sulla circolazione polmonare. Un’analisi precoce dell’ECG può evidenziare se ci sono segni di compromissione acuta sul ventricolo destro aiutando a stratificare la prognosi in questi pazienti e indirizzandoli verso trattamenti più appropriati. A supporto di questa teoria in letteratura stanno emergendo sempre più dati con ecocardiogramma con evidenza di dilatazione e disfunzione del ventricolo destro in circa il 30% di questi pazienti.

I principali limiti di questo studio sono che è uno studio retrospettivo, che mancano gli ECG precedenti il ricovero per un confronto che consenta di evidenziare le nuove alterazioni. Possono tuttavia essere considerate come pregresse alterazioni la presenza di onde Q di pregressa necrosi, i segni di ipertrofia ventricolare sinistra e la presenza di emiblocco anteriore sinistro. La presenza di pattern S1Q3T3 può essere considerata un’alterazione acuta, mentre il blocco di branca destro più difficilmente può essere considerata un’alterazione acuta. Va comunque osservato che la prevalenza di blocco di branca destro nella popolazione dello studio (11%) è decisamente più alta che nella popolazione generale di pari età. Infine, manca un’analisi prognostica della popolazione, avendo studiato la popolazione di COVID-19 prognosticamene più grave. Questa analisi sarà oggetto della seconda parte del progetto ELCOVID che terrà in considerazione tutta la popolazione affetta da COVID-19 ricoverata in ospedale (ClinicalTrials.gov (identifier:NCT04367129).

COVID-19 ECG
Segni ECG di sovraccarico acuto del ventricolo destro (S1Q3T3 e blocco di branca destro) in paziente con polmonite da COVID-19.

Matteo Bertini
Ospedale Sant’Anna, Ferrara

Bibliografia:

Bertini M, Ferrari R, Guardigli G, et al. Electrocardiographic features of 431 consecutive, critically ill COVID-19 patients: an insight into the mechanisms of cardiacinvolvement. Europace 2020 Sep 18:euaa258. doi: 10.1093/europace/euaa258. Epub ahead of print.

 

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