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Apixaban per la prevenzione dello stroke nella fibrillazione atriale subclinica: lo studio ARTESIA

Dalla letteratura

La fibrillazione atriale subclinica di breve durata e asintomatica viene solitamente rilevata mediante l’utilizzo di strumenti dotati di monitoraggio continuo a lungo termine, come pacemaker e defibrillatori. È noto che la fibrillazione atriale subclinica si associ a un rischio aumentato di ictus pari a 2.5 volte. Tuttavia, il beneficio della terapia anticoagulante orale in questa categoria di pazienti è incerto. Il trial ARTESIA è stato studiato per rispondere a questo quesito clinico.

Lo studio

Sono stati inclusi pazienti con fibrillazione atriale subclinica di durata variabile tra i 6 minuti e le 24 ore. I pazienti sono stati assegnati in maniera randomizzata in doppio cieco e “double dummy” a ricevere una terapia con apixaban alla dose di 5 mg due volte al giorno (la riduzione del dosaggio a 2.5 mg due volte al giorno è stata utilizzata quando indicato in accordo alle linee guida) o aspirina 81 mg in mono-somministrazione. In caso di riscontro di fibrillazione atriale di durata > di 24 h o di fibrillazione atriale clinica la terapia farmacologica del trial veniva interrotta e il paziente veniva trattato con terapia anticoagulante orale secondo le linee guida.

L’outcome primario di efficacia (prevenzione di stroke o embolia sistemica) è stato valutato secondo la metodologia “intention-to-treat” in tutti i pazienti randomizzati. L’endpoint primario di sicurezza (sanguinamento maggiore) è stato valutato secondo la metodologia “on-treatment” ossia in tutti i pazienti randomizzati che avevano ricevuto almeno una dose del farmaco assegnato.

Il trial ha incluso 4012 pazienti con un CHADSVASC score medio di 3.9 ± 1.1, un’età media di 76.8 ± 7.6 anni e nel 36.1% dei casi di sesso femminile. Ad un follow-up medio di 3.5 ± 1.8 anni, lo stroke o l’embolia sistemica si sono verificati in 55 pazienti (0.78% per paziente/anno) nel gruppo apixaban e in 86 pazienti (1.24% per paziente/anno) nel gruppo aspirina (hazard ratio, 0.63; I.C. 95%, 0.45-0.88; p = 0.007). I sanguinamenti fatali si sono verificati in 5 pazienti nel gruppo apixaban e in 8 pazienti nel gruppo aspirina.

Gli autori del trial hanno concluso che nei pazienti con fibrillazione atriale subclinica, l’apixaban è risultato migliore dell’aspirina in termini di prevenzione di eventi ischemici (stroke ed embolia sistemica), a discapito tuttavia di un aumentato rischio emorragico.

 

A cura di Elisa Ebrille, Ospedale Maria Vittoria – Martini, ASL Città di Torino, Torino

Bibliografia

Healey JS, Lopes RD, Granger CB, et al. Apixaban for Stroke Prevention in Subclinical Atrial Fibrillation. N Engl J Med 2024; 390:107-117. DOI: 10.1056/NEJMoa2310234

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