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COVID-19 e monitoraggio remoto: lacrime di coccodrillo o nuova opportunità?

Dalla letteratura

L’epidemia di COVID-19 ha determinato numerosi cambiamenti nelle nostre attività cliniche; è stato ridotto al minimo il numero delle persone autorizzate all’accesso negli ospedali; sono state attivate misure di distanziamento sociale tra il personale in servizio; sono state differite le visite ambulatoriali e le procedure interventistiche cardiache non urgenti. Secondo le raccomandazioni dell’Heart Rhythm Society, tutti i controlli ambulatoriali dei pazienti portatori di dispositivo cardiaco impiantabile (CIED) sarebbero dovuti essere convertiti in teleconsulto e monitoraggio a distanza.

Recentemente è stata pubblicata sul giornale Expert Review of Medical Devices una lettera all’editore su quest’attuale problematica firmata da Russo et al. Nonostante il monitoraggio remoto (RM) debba essere offerto come parte della gestione standard del follow-up dei pazienti portatori di CIED a tutti i pazienti in cui è tecnicamente fattibile, una survey della European Heart Rhythm Association ha mostrato una non uniformità di utilizzo del RM dei CIED tra i diversi centri europei. In Italia, in particolare, il RM non è ancora ampiamente utilizzato nella pratica clinica per la mancanza di un sistema di rimborso specifico da parte del Servizio Sanitario Nazionale; tuttavia questo ostacolo potrebbe essere facilmente superato sia con un rimborso per ogni visita di RM, sia con un canone mensile di servizio. Inoltre, dovrebbero essere avviati programmi di formazione e corsi di competenza dedicati ai medici e alle altre figure professionali sanitarie dedicati al RM dei portatori di CIED, al fine di standardizzare i modelli organizzativi e di realizzare un’efficace integrazione ospedale-territorio. Durante l’epidemia, un gran numero di pazienti portatori di CIED senza sistema di monitoraggio remoto non è stato sottoposto al controllo elettronico del dispositivo; si è quindi venuta a creare una disparità di trattamento tra pazienti con e senza RM nell’ambito dello stesso sistema sanitario.

L’epidemia di COVID-19 ci ha offerto la possibilità di riflettere su quanto sarebbe state utile un programma nazionale di telemedicina per garantire un’assistenza paritaria e continuativa a tutti i pazienti portatori di CIED durante il lungo periodo di isolamento sociale. In un contesto ottimale, infatti, l’utilizzo del RM dei CIED non sarebbe stato limitato alle attività scientifiche o alla buona volontà dei singoli medici, ma sarebbe stato la punta di diamante dell’assistenza integrata durante la fase di emergenza.

Tuttavia, oggi non è il momento di piangere “lacrime di coccodrillo”, l’epidemia di COVID-19 può rappresentare una “nuova opportunità” per le autorità sanitarie nazionali di riconsiderare il ruolo del monitoraggio remoto dei dispositivi impiantabili, non come onere inutile, ma come potente strumento per la gestione extra-ospedaliera del ritmo cardiacodurante il periodo post COVID-19.

Vincenzo Russo
Azienda ospedaliera dei colli Monaldi, Napoli.

Bibliografia:

1. Russo V, Nigro G, D’Onofrio A. COVID-19 and cardiac implantable electronic device remote monitoring: crocodile tears or new opportunity? Expert RevMedDevices. 2020;17(6):471-472.

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