Notizie e commenti

FA, dopo il pronto soccorso mortalità maggiore tra le donne

Dalla letteratura

Nei mesi successivi un accesso al pronto soccorso per un episodio di flutter o fibrillazione atriale (FA) le donne hanno una probabilità maggiore di andare incontro a morte. È questo il risultato più rilevante di uno studio, realizzato dall’University of Alberta e pubblicato sulla rivista Canadian Journal of Cardiology, che ha analizzato le differenze di genere che si verificano in termini prognostici dopo le dimissioni dal pronto soccorso.

Lo studio

I ricercatori hanno preso in considerazione 21.062 pazienti di età superiore ai 35 anni, di cui il 48% di sesso femminile, giunti tra il 1999 e il 2011 presso uno dei 104 dipartimenti di emergenza presenti in Alberta (Canada) per un episodio di flutter o FA. Tra questi, le donne sono risultate affette più frequentemente rispetto agli uomini da depressione, ipertensione, scompenso cardiaco, ictus e malattie delle valvole cardiache, mentre sono risultate meno soggette a infarto del miocardio, arteriopatia periferica (PAD) e diabete di tipo 2. A 30 giorni dall’episodio di flutter o FA che aveva determinato l’accesso al pronto soccorso sono risultati deceduti 234 pazienti, di cui il 6% per flutter o FA, il 6,8% per scompenso cardiaco e il 5,6% per ictus. A 90 giorni dall’episodio, invece, il numero dei decessi è risultato essere di 548, di cui il 4,3% per flutter o FA, il 5,3% per scompenso cardiaco e il 4,6% per ictus. In generale, è emerso un maggior numero di decessi nel gruppo delle pazienti donne, rispetto a quello degli uomini: 1,3% vs 0,9% a 30 giorni e 2,9% vs 2,4% a 90 giorni. Inoltre, a 90 giorni, tra gli adulti esclusi dal welfare nazionale e tra quelli provenienti dalle Prime Nazioni (popoli indigeni e autoctoni del Canada), i decessi delle donne affette da PAD e diabete si sono verificati prima rispetto agli uomini. Lo stesso effetto è emerso anche nel sottogruppo di pazienti di età superiore ai 65 anni con PAD e diabete di tipo 2, mentre per le donne della stessa età, ma prive di queste comorbilità, si è verificata la situazione opposta.

Conclusioni

“È importante notare che complessivamente il numero delle morti è basso (circa 200 e 500 morti su 20.000 pazienti a 30 e 90 giorni) – ha commentato Rhonda Rosychuk, ricercatrice dell’University of Alberta e prima firma dello studio – e gli intervalli di confidenza per l’aumento di rischio nel sottogruppo delle donne sono ampi”.

Ciò nonostante, i medici dovrebbero essere consapevoli delle differenze di genere che si manifestano in ambito prognostico dopo un accesso al pronto soccorso per un episodio di flutter o fibrillazione atriale. “Dovrebbero assicurarsi di fornire gli stessi interventi evidence-based sia agli uomini che alle donne, in modo da migliorare gli outcome”, ha concluso Rosychuk. Una delle limitazioni dello studio, secondo Michelle Graham, senior author della ricerca, è la mancanza di dati relativi all’uso di anticoagulanti o farmaci antiaritmici al di fuori del periodo di ricovero. “Allo stesso tempo – ha dichiarato Graham – l’assenza di questi dati avrebbe dovuto contribuire a non far emergere l’effetto. Quindi, il fatto che questo si sia palesato lo stesso è abbastanza convincente”.

Ulteriori studi sono tuttavia necessari per determinare se queste differenze di genere dipendono da fattori fisiologici, relativi alla biologia dei pazienti, o sistemici, come ad esempio il reddito, l’accesso ai servizi o eventuali bias presenti a livello dei servizi sanitari.

Fonte
Rosychuk RJ, Holroyd BR, Zhang X, et al. Sex differences in outcomes after discharge from the emergency department for atrial fibrillation/flutter. Canadian Journal of Cardiology 2017; 33: 806 – 813.

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