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Screening e iniziative educazionali nei pazienti con fibrillazione atriale

Dalla letteratura

La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia di più frequente riscontro nella pratica clinica e colpisce circa 3 milioni di soggetti negli Stati Uniti. Si stima tuttavia che tale incidenza sia in continua crescita e che nel 2050 saranno circa 8 milioni i pazienti affetti da FA. Tale aritmia si associa a un rischio quadruplicato di stroke ischemico con conseguenze devastanti, specialmente qualora sia stata misconosciuta ed un adeguato trattamento con anticoagulanti non sia stato intrapreso.

Dal momento che è fondamentale identificare e trattare efficacemente i pazienti affetti da FA al fine di ridurre il rischio di stroke, diversi studi sono stati condotti al fine di valutare l’utilizzo di screening opportunistici (eseguiti come parte di una valutazione medica di routine) e screening sistematici (come screening di massa). A questo scopo sono sul mercato applicazioni e device portatili, efficaci e potenzialmente utilizzabili per smartphone e tablet, come il Kardia/AliveCor. Le attuali linee guida sulla FA raccomandano uno screening nei pazienti di età superiore ai 65 anni mediante la rilevazione del polso o con l’esecuzione di un ECG a singola derivazione. E’ chiaro che il ruolo predominante dei medici, ed in particolare dei cardiologi, sia una precoce identificazione dei pazienti a rischio di sviluppare FA e instaurare un efficace trattamento.

Lo studio

Lo scopo dello studio pubblicato da Rosenfeld et al. su Heart Rhythm (1) è stato di dimostrare l’utilità di un sistema di screening sistematico basato sull’utilizzo di un device Kardia/AliveCor nell’identificare i pazienti con FA precedentemente non diagnosticata e nell’educare i pazienti e i caregivers circa l’aritmia. Con il supporto dell’Heart Rhythm Society e dell’American College of Physicians, cinque centri hanno eseguito uno screening sistematico ed educazionale in un gruppo di pazienti a rischio di FA, utilizzando il sistema Kardia/ AliveCor e una varietà di materiale educazionale. Il device è in grado di fornire una traccia istantanea dell’ECG a singola derivazione della durata di 60 secondi e permette di classificare il ritmo come “normale”, “non classificato” o come “possibile FA”. I pazienti il cui ritmo risultava “non classificato” o come “possibile FA” sono stati indirizzati verso ulteriori accertamenti. Sia i pazienti che i clinici coinvolti del processo sono stati interrogati, inoltre, sulla efficacia del processo di screening.

Lo studio ha arruolato 772 pazienti con età media di 65,2 ±1 5,4 anni. Il 28,2% dei pazienti aveva più di 75 anni; la maggior parte era di origine caucasica (71,4%) ed il 67,5% era di sesso femminile. Nella maggior parte dei pazienti (86,8%, 670 pazienti) il ritmo è stato classificato come “normale”, nell’11 % (85 pazienti) come “non classificato” e nel 2,2% (17 pazienti) come “possibile FA”. E’ stato riscontrato un progressivo aumento nell’età nei pazienti valutati con ritmo “normale”, “non classificato” o come “possibile FA” (età media: 64.5 ± 15 anni vs 68,0 ± 17,8 vs 78 ± 12,2 anni, p= 0,002). Nelle stesse categorie il CHA2DS2 VASC score aumentava da 2,5 ± 1,3 vs 2,8 ± 1,5 vs 3,4 ± 1,6, p= 0,02).

I partecipanti si sono mostrati soddisfatti dallo screening e hanno mostrato una percezione del valore educazionale dello stesso. Inoltre, il questionario a cui sono stati sottoposti ha mostrato una scarsa conoscenza dell’aritmia e del rischio di stroke a essa correlato prima dello screening e più del 90% dei pazienti coinvolti dopo la partecipazione si è mostrato  preoccupato in maniera significativa dei rischi connessi alla patologia. Tuttavia nell’ambito dello screening dovrebbero essere considerati alcuni aspetti importanti: per prima cosa, poiché gli episodi di FA si verificano in maniera intermittente, un singolo monitoraggio di 60 secondi può perdere in sensibilità rispetto alle strategie di controllo di durata più prolungata. Inoltre, nonostante lo studio abbia dimostrato un beneficio elevato in termini educazionali sia per il paziente che per il caregiver, non bisogna però dimenticare l’eventuale impatto emotivo che un notifica falsa positiva nell’interpretazione del tracciato possa generare nel paziente. Non di minore importanza il fatto che non essendo disponibile in forma immediata un ECG a 12 derivazioni di  conferma, è possibile un  prolungamento dei tempi per la diagnosi e il trattamento.

Conclusioni

In conclusione, i programmi di screening possono essere utilizzati in popolazioni target con una elevata prevalenza di FA (particolarmente pazienti anziani e con più di un fattore di rischio per l’aritmia); più alta è la durata del monitoraggio maggiore è la sensibilità del sistema nel discriminare l’aritmia; l’utilizzo di una conferma immediata con l’esecuzione di un ECG a 12 derivazioni nelle forme classificate come “possibili FA” e “non classificate”  potrebbe modificare la percezione di ansia da parte del paziente, ridurre la tempistica al primo contatto medico e facilitare l’eventuale inizio di un trattamento adeguato. Lo scopo dei programmi di screening che utilizzano questi tipi di device, quali il Kardia/AliveCor, dovrebbe essere quello di aumentare il coinvolgimento di pazienti e incrementare l’aspetto educazionale circa l’aritmia e la prevenzione dello stroke.

Germana Panattoni

Bibliografia

1. Rosenfeld LE, Amin AN, Hsu JC, et al. The Heart Rhythm Society/American College of Physicians Atrial Fibrillation Screening and Education Initiative. Heart Rhythm 2019; 16(8): e59 – e65.

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