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Farmaci anti-COVID19 e intervallo QT. Fondamentale il monitoraggio

Dalla letteratura

In attesa di disporre di evidenze scientifiche solide e di approvazioni da parte degli enti regolatori, alcuni medici che operano nelle aree più colpite dalla pandemia COVID-19 stanno provando a utilizzare diversi trattamenti “off label” o per uso compassionevole. Tuttavia, è noto che alcuni di questi farmaci – come l’antimalarico idrossiclorochina – possono determinare un prolungamento dell’intervallo QT, esponendo i pazienti a un rischio maggiore di torsioni di punta e morti improvvise farmaco-indotte. Per questi motivi, un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic di Rochester ha recentemente pubblicato una serie di indicazioni utili a ridurre il rischio di aritmie farmaco-indotte nei pazienti COVID e contemporaneamente minimizzare il rischio di contagio tra il personale medico (1).

In vitro, sia la clorochina che l’idrossiclorochina mostrano proprietà antivirali. Entrambi sembrano coinvolti nelle fasi di entrata e post-entrata dell’infezione da SARS-cov e SARS-cov-2, probabilmente per effetto del PH endosomiale e della risultante sotto-glicosilazione dei recettori ACE2. Sulla base di queste evidenze l’impiego di questi agenti è stato proposto come trattamento per la COVID-19, sia per prevenire l’infezione attraverso l’inibizione dei recettori ACE-2 che per attenuare la tempesta di citochine che si verifica nei pazienti più gravi. Tuttavia, nonostante il profilo di sicureza di questi farmaci sia relativamente buono, entrambi bloccano il canale del potassio hERG/Kv11.1 codificato dal gene KCNH2, con un potenziale effetto di prolungamento dell’intervallo QT e un conseguente aumento, soprattutto negli individui ad alto rischio,  della probabilità di incorrere in torsioni di punta e morti improvvise farmaco-indotte.

“Con la possibilità teorica che una percentuale significativa della popolazione mondiale possa ricevere idrossiclorochina come profilassi o trattamento di prima linea, compresi circa 3 milioni di individui con sindrome del QT lungo congenita, il numero di morti improvvise farmaco-indotte mediate da idrossiclorochina potrebbe aumentare rapidamente, a meno che non vengano istituiti algoritmi di monitoraggio dell’QT appropriati”, scrivono gli autori.

In particolare, i ricercatori della Mayo Clinic suggeriscono la necessità di individuare quei sottogruppi di pazienti che, a causa di una predisposizione genetica o di uno o più fattori di rischio, hanno un eccessivo prolungamento dell’intervallo alla baseline (QT> 500 ms) e/o hanno una tendenza intrinseca a sviluppare una risposta QT esagerata (cioè ΔQT> 60 ms) in seguito alla somministrazione di farmaci come l’idrossiclorochina. Purtroppo, nel contesto della pandemia COVID-19, l’acquisizione dell’intervallo QT del paziente con un ECG tradizionale a 12 derivazioni potrebbe però esporre il personale medico e i pazienti a un aumentato rischio di contagio e compromettere ulteriormente la fornitura di dispositivi di protezione individuale. Gli autori suggeriscono quindi, quando possibile, di rilevare gli ECG mediante device e applicazioni mobili.

Per quanto riguarda la frequenza di tale monitoraggio, essi sottolineano come, in seguito a una rilevazione alla baseline, la terapia possa essere iniziata sia nel caso in cui le rilevazioni relative all’intervallo QT siano rassicuranti che nel caso in cui non lo siano e risulti necessario mettere in atto delle contromisure. In generale, le tempistiche del monitoraggio dell’intervallo QT saranno dettate dalla farmacocinetica delle terapie COVID-19 utilizzate e dai protocolli delle singole istituzioni.

Bibliografia

1. Giudicessi JR, Noseworthy PA, Friedman PA, Ackerman MJ. Urgent Guidance for Navigating and Circumventing the QTc Prolonging and Torsadogenic Potential of Possible Pharmacotherapies for COVID-19. Mayo Clinic Proceedings 2020; DOI: https://doi.org/10.1016/j.mayocp.2020.03.024

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