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MCI, linee guida ESC affidabili anche fuori dall’Europa

Dalla letteratura

Le raccomandazioni previste dalle linee guida dell’European Society of Cardiology (ESC) in tema di prevenzione della morte cardiaca improvvisa sono affidabili non solo in Europa, ma anche in Nord America, Medio Oriente e Asia. Lo studio di validazione HCM-EVIDENCE (1), le cui conclusioni sono state presentate al Congresso annuale dell’ESC tenutosi a Barcellona, ha infatti dimostrato che lo strumento HCM Risk-SCD, il cui utilizzo è previsto dalle linee guida (2), è in grado di predire in modo accurato il rischio a 5 anni di morte cardiaca improvvisa a prescindere dal contesto geografico considerato.

Lo studio

I ricercatori hanno preso in considerazione, retrospettivamente, 3.703 pazienti provenienti da diverse regioni del pianeta, col fine di comprendere se il punteggio da essi ottenuto all’HCM Risk-SCD fosse in grado di predire il rischio di andare incontro a morte cardiaca improvvisa. Dai risultati è emerso un tasso di incidenza pari all’1,8% tra i pazienti classificati a basso rischio, al di sotto del valore massimo (4%) previsto dai criteri dell’HCM Risk-SCD; allo stesso modo, per i soggetti ad alto rischio l’incidenza è risultata dell’8,9%, dato superiore alla soglia del 6% indicata come valore minimo di rischio per questa classe. L’HCM Risk-SCD aveva quindi distinto correttamente tra pazienti a basso e ad alto rischio, individuando in modo adeguato quelli che avrebbero beneficiato maggiormente dall’impianto di un defibrillatore (ICD). “Abbiamo calcolato che ogni 13 pazienti che ricevono un ICD sulla base delle linee guida ESC, uno potrebbe potenzialmente essere salvato dal dispositivo”, ha spiegato Constantinos O’Mahony, ricercatore del St. Bartholomew’s Centre for Inherited Cardiovascular Disease e dell’University College London Centre for Heart Muscle Diasease. “Inoltre, lo studio ha anche dimostrato che l’HCM Risk-SCD permette di evitare impianti di ICD non necessari in pazienti a basso rischio, come prescritto dalle linee guida ESC”.

Conclusione

Nel 2014 l’ESC ha raccomandato l’utilizzo dell’HC Risk-SCD come strumento per la stratificazione del rischio della morte cardiaca improvvisa e per l’individuazione dei pazienti candidabili al’impianto di un ICD. “Dal momento che lo strumento è stato sviluppato basandosi esclusivamente su soggetti europei, – ha aggiunto O’Mahony – è importante per noi scoprire che può essere applicato anche in altri sistemi sanitari, con competenze professionali e caratteristiche cliniche diverse”. L’autore ha infine ricordato che, purtroppo, nessuna strategia potrà mai permettere di evitare tutti gli arresti cardiaci improvvisi, soprattutto per quanto riguarda i soggetti con un livello di rischio intermedio. “Tuttavia, – ha concluso – la quantificazione del rischio è di supporto a un processo di scelta condivisa”.

Fonte
1. O’Mahony C. An international external validation study of the 2014 European Society of Cardiology guideline on sudden cardiac death prevention in hypertrophic cardiomyopathy. Presentato al Congresso annual dell’European Society of Caridology (ESC).
2. Elliot PM, Anastasakis A, Borger MA, et al. 2014 ESC Guidelines on diagnosis and management of hypertrophic cardiomyopathy: The Task Force for the Diagnosis and Management of Hypertrophic Cardiomyopathy of the European Society of Cardiology (ESC). European Heart Journal 2014; 35(39): 2733 – 2779.

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