Notizie e commenti

REVERSE-AF: l’impatto del controllo dei fattori di rischio sulla FA

Dalla letteratura

Introduzione

La fibrillazione atriale (FA) è una malattia progressiva: la maggior parte delle forme parossistiche nel follow up progrediscono verso quadri persistenti e permanenti. Studi recenti hanno mostrato che il tipo di FA e la sua evoluzione possano essere influenzate dalla presenza di concomitanti fattori di rischio; tuttavia nessuna analisi ha valutato l’impatto della modifica degli stessi sulla progressione dell’aritmia. Nello studio LEGACY (1) è stato dimostrato l’effetto dose dipendente del management dei fattori di rischio e dell’obesità sulla libertà da recidive aritmiche. Lo scopo della recente pubblicazione di Middeldorp et al. su Europace, lo studio REVERSE-AF (PREVEntion and regReSsive Effect of weight-loss and risk factor modification on Atrial Fibrillation)(2), è stato di valutare se la perdita di peso e il controllo dei fattori di rischio non solo siano in grado di ridurre i sintomi correlati alla FA e la ricorrenza dell’aritmia, ma anche potenzialmente di “invertire” la progressione della patologia stessa.

Studio

Sono stati arruolati nello studio REVERSE-AF 1415 pazienti consecutivi affetti da fibrillazione atriale sintomatica: la popolazione finale era costituita da 355 pazienti con un BMI³27 kg/m2. La popolazione è stata suddivisa in base alla perdita di peso: 116 appartenevano al Gruppo 1 (perdita di peso: <3% o nullo), 104 al Gruppo 2 (perdita di peso: 3-9%) e 135 pazienti al Gruppo 3 (perdita del peso >10%). I tre gruppi risultavano essere sovrapponibili per caratteristiche e per durata del follow-up.

Risultati

Durante il follow-up, nel 41% dei pazienti del Gruppo 1 l’aritmia è progredita dalla forma parossistica (PAF) a quella persistente (PrsAF) e nel 26% dalla forma persistente a quella parossistica o all’assenza di recidiva. Nel Gruppo 2, il 32% delle PAF sono evolute verso forme persistenti e il 49% nel verso opposto. Nel Gruppo 3, la progressione è stata nel 3% dalla tipologia PAF alla PrsAF e nell’88% dalla forma PrsAF a quella PAF o all’assenza di recidiva (p<0.001). La riduzione del peso corporeo è stata associata a una maggiore libertà dalla recidiva aritmica: 45 pazienti (39%) nel Gruppo 1, 69 (67%) nel Gruppo 2, e 116 (86%) nel Gruppo 3 (p£0.001) non hanno sperimentato nuovi episodi. Una perdita di peso >10% in associazione ad una modifica dei fattori di rischio ha mostrato una maggiore probabilità di passaggio da una forma persistente ad una parossistica (Odds ratio 4.3, 95% intervallo di confidenza 2.7-6.8; p<0.001).

Nel Gruppo 1 con PAF, il 95% dei pazienti ha avuto una progressione da una forma breve (con una durata < 48 h) a una prolungata (di durata >48 ore ma inferiore a una settimana con ripristino spontaneo del ritmo sinusale) e solo il 7% il contrario (p<0.001). Nei pazienti con PrsAF, il 47% dei pazienti con forme brevi (di durata > 1 settimana ma minore di 3 mesi) è progredito verso delle forme prolungate (di durata maggiore ai tre mesi), mentre solo il 20% il contrario (p<0.001). Nel Gruppo 2 con PAF, il 61%  ha avuto una progressione da una forma breve a una forma prolungata e il 69% il contrario (p<0.001). Nei pazienti con PrsAF, il 58% dei pazienti con forme brevi ha avuto un incremento della durata degli episodi mentre l’80% una riduzione (p<0.001). Nel gruppo 3 nessun paziente con PAF ha avuto un incremento della durata degli episodi mentre una buona percentuale (85%) ha avuto un calo del burden aritmico. Non ci sono state differenza tra i gruppi per quanto riguarda la necessità di eseguire una procedura di ablazione del nodo atrio ventricolare o  impianto di PMK.

Conclusioni

L’obesità è associata a una progressione dell’aritmia: lo studio dimostra che la perdita di peso e il controllo dei fattori di rischio possano influire sulla progressione dell’aritmia, facendo sì che i pazienti con fibrillazione atriale persistente più frequentemente evolvano verso una forma parossistica. Alla base di tali dati il ruolo della gestione dell’ipertensione arteriosa, delle apnee notturne, del controllo glicemico e della promozione di una attività fisica costante nel determinare un remodelling strutturale ed elettrico degli atri che rappresentano il substrato alla base dello sviluppo e della progressione dell’aritmia. Tali risultati sottolineano l’importanza dell’intervento sullo stile di vita sulla storia naturale della patologia.

Germana Panattoni

Bibliografia
1. Pathak RK, Middeldorp ME, Meredith M, Mehta AB, Mahajan R, Wong CX et al. Long- Term Effect of Goal-Directed Weight Management in an Atrial Fibrillation Cohort: a Long-Term Follow-Up Study (LEGACY). J Am Coll Cardiol 2015;65:2159–69.
2. Middeldorp Me, Pathak RK, Meredith M, et al. PREVEntion and regReSsive Effect of weight-loss and risk factor modification on Atrial Fibrillation: the REVERSE-AF study. EP Europace 2018; 20(12): 1929 – 1935.

Ultimi articoli

Scadenze crediti ECM per il professionista sanitario

Di seguito si riporta un promemoria circa le scadenze in ambito ECM, che ogni professionista è tenuto ad osservare, per disposizioni nazionali.

Leggi

Il supporto cardiopolmonare durante l’ablazione della TV emodinamicamente instabile: ruolo dell’inducibilità

Pubblicati recentemente sulla rivista Frontiers in Cardiovascular Medicine i risultati di un’esperienza italiana sull’utilizzo del supporto cardiopolmonare con ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO) durante l'ablazione transcatetere di tachicardie ventricolari sostenute (TV).

Leggi

Ruolo prognostico dell’edema miocardico evidenziato in fase acuta dalla risonanza magnetica cardiaca in pazienti sopravvissuti ad un arresto cardiaco extra-ospedaliero: uno studio multicentrico

Sul Journal of the American Heart Association sono stati pubblicati i risultati di una ricerca, promossa dall’Area Giovani per la Ricerca dell’AIAC, che ha coinvolto 9 centri italiani con l’obiettivo di valutare quale fosse il ruolo dell’edema miocardico alla RMC nel predire le recidive aritmiche durante il follow-up.

Leggi