Notizie e commenti

Un nuovo modello per la gestione dei pazienti con CIED in epoca COVID-19

Dalla letteratura

La rapida diffusione del Coronavirus ha avuto un profondo impatto sulla sanità pubblica rendendo necessaria una riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, garantendo un adeguato standard di sicurezza sia per il personale sanitario che per i pazienti. Al fine di ridurre al minimo gli accessi ospedalieri, il Centro di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione Cardiaca (CESC) del Policlinico Umberto I di Roma ha adottato un nuovo protocollo di gestione assistenziale dei pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili (CIED) basato sul monitoraggio remoto (MR) recentemente pubblicato sul Journal of Cardiovascular Electrophysiology.

Il sistema di MR, basato sul già collaudato “Primary Nurse Model”, era già attivo presso il CESC anche se veniva privilegiato l’arruolamento dei pazienti cosiddetti “fragili”. All’inizio del lockdown italiano è stato disegnato ad hoc uno studio di corte monocentrico che ha arruolato prospetticamente 3762 pazienti con CIED. A partire dal primo marzo e per il mese successivo, con l’aumento dei casi di COVID-19, il follow-up per i pazienti con CIED è stato riorganizzato come di seguito descritto. I 1114 pazienti che avevano una visita programmata per il periodo sopraindicato sono stati divisi in 2 gruppi: pazienti (265) già in MR e pazienti (849) non in MR. Per i primi, in assenza di problematiche cliniche e/o di trasmissioni critiche, la visita ambulatoriale programmata è stata cancellata e sono stati seguiti nel tempo sfruttando il MR.

Nel secondo gruppo invece, è stata valutata l’eleggibilità al MR in accordo conla compatibilità del device e il consenso del paziente. Nei pazienti non eleggibili (517), una stima accurata del rischio clinico ha permesso di identificare il corretto timing per la successiva visita di follow-up. Nei pazienti considerati a “basso rischio” (durata della batteria >6 mesi, nessun alert rilevato nell’ultima visita di controllo, assenza di aritmie complesse) è stata programmata una visita a lungo termine (>6 mesi) mentre nei pazienti ad “alto rischio” (durata della batteria <6mesi, alterazione dell’impedenza degli elettrocateteri, della soglia e/o del sensing, nuovi episodi di insufficienza cardiaca acuta ed erogazione di terapie da parte dell’ICD rilevate nell’ultima visita) si è optato per una visita a più breve termine (<1 mese).

I pazienti (332) eleggibili al MR sono stati suddivisi in due sottogruppi in base alla modalità con cui il monitor è stato consegnato: in ambulatorio, rispettando le normative anti-COVID-19, oppure tramite spedizione a casa. Indipendentemente dalla modalità di consegna del trasmettitore, è stata offerta a tutti i pazienti un’adeguata istruzionesul funzionamento del modem ed è stato chiesto di eseguire una prima trasmissione manuale per confermare la corretta installazione del dispositivo. Al fine di valutare il grado di soddisfazione derivante da questo nuovo modello organizzativo e lo stato d’ansia correlato alla modalità di consegna del modem, è stato somministrato rispettivamente il questionario HoMASQ (Home MonitoringAcceptance and Satisfactionquestionnaire) e GAD-7 (GeneralizedAnxietyDisorder).

Il “tempo di installazione” del modem (tempo trascorso tra la consegna e la prima trasmissione manuale del paziente) rappresenta l’endpoint primario dello studio perché ritenuto indice affidabile di efficienza del nuovo modello organizzativo. Tra gli endpoint secondari è stata valutata la differenza tra i due gruppi in termini di numero e tipologia di alert, necessità di eseguire una visita ambulatoriale urgente, lo stato di ansia e soddisfazione dei pazienti arruolati. A partire dal 1° marzo, 229 modem sono stati spediti a domiciliocon un tempo medio di consegna di 2,8 ± 1,1 giorni mentre per i rimanenti 103 pazienti eleggibili è stata eseguita una visita in ambulatorio senza che nessuno tra pazienti, familiari e operatori sanitari sia stato contagiato.

Il“tempo di installazione” del modem è stato inferiore a 24 h in 271 (81,6%) pazienti senza differenze statisticamente significative tra i pazienti a cui è stato consegnato a casa e i pazienti a cui è stato consegnato di persona in ambulatorio. Dall’adozione di questo nuovo protocollo, sono state eseguite 230 delle 1114 visite programmate di cui 33 urgenti che in 24 casi hanno necessitato di ricovero ospedaliero. Per quanto riguarda il livello di soddisfazione derivante dal nuovo modello organizzativo, si è registrata una tendenza verso una maggiore soddisfazione e un migliore rapporto con gli operatori sanitari, anche se non statisticamente significativa, tra i pazienti in cui il modem è stato consegnato in ambulatorio e quelli a cui è stato spedito a casa.

Per quanto riguarda invece il questionario GAD-7 è stato somministrato a 297 (89,5%) pazienti appena arruolati: nessuno stato di ansia è stato segnalato in 260 (87,5%) pazienti, mentre livelli di ansia lievi, moderati o gravi sono stati documentati rispettivamente in 28 (9,4%), 8 (2,7%) e 2 (0,7%) pazienti. Da notare come un numero significativamente più alto di pazienti ha riferito un maggior livello di ansia quando il trasmettitore è stato consegnato in ospedale.

In conclusione il protocollo messo a punto al Policlinico Umberto I di Roma ha permesso di gestire in tutta sicurezza i pazienti presso il proprio domicilio durante la pandemia COVID-19. Partendo dall’esperienza del periodo di lockdown italiano, che questo modus operandi potrà essere esteso in ampie popolazioni di pazienti migliorando la qualità assistenziale e riducendo sensibilmente i costi.

Agostino Piro, Alessia Bernardini e Carlo Lavalle
Centro di Elettrostimolazione ed Elettrofisiologia cardiaca
Policlinico Umberto I, Roma.

Bibliografia

Piro A, Magnocavallo M, Della Rocca DG, et al. Management of cardiac implantable electronic device follow-up in COVID-19 pandemic: Lessons learned during Italian lockdown. J Cardiovasc Electrophysiol. 2020 Sep 20. doi: 10.1111/jce.14755. Epub ahead of print. PMID: 32954600.

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