Notizie e commenti

Valore prognostico del periodo refrattario ventricolare nel Brugada tipo 1

Dalla letteratura

Le indicazioni all’impianto di ICD in prevenzione primaria nei pazienti con la sindrome di Brugada sono tuttora dibattute. Con lo scopo di aiutare il medico nella decisione clinica, sono stati proposti diversi modelli che combinano fattori clinici e anamnestici con l’inducibilità di aritmie ventricolari allo studio elettrofisiologico.

In un recente studio italiano pubblicato su Europace Rossi et al. hanno ipotizzato che la presenza di eterogeneità nella refrattarietà del ventricolo destro potesse aumentare il valore prognostico predittivo dello studio elettrofisiologico.

Lo studio

Una coorte composta da 198 pazienti sintomatici provenienti da 5 centri aritmologici italiani con Brugada tipo 1 spontaneo o indotto farmacologicamente sono stati sottoposti a studio elettrofisiologico (stimolazione ventricolare programmata da due sedi – apice e tratto di efflusso del ventricolo destro, con due drive – 600 e 400 ms – e due extrastimoli). È stato analizzato in maniera retrospettiva il periodo refrattario ventricolare e in particolare la differenza nel periodo refrattario tra la sede di stimolazione apicale e il tratto di efflusso del ventricolo destro ottenuto alla stimolazione ventricolare programmata con drive 600 ms e singolo extrastimolo (DeltaRPRVOT-apex>60ms). Gli autori hanno evidenziato come il periodo refrattario ventricolare a livello del tratto di efflusso fosse mediamente più lungo rispetto all’apice del ventricolo destro, sia in generale nella popolazione di studio, sia nei pazienti in cui è stata indotta una aritmia ventricolare allo studio elettrofisiologico rispetto a quelli in cui l’aritmia non è stata indotta (p<0.001). Il valore di cut-off di 60 ms ha mostrato avere il miglior valore predittivo positivo.

Inoltre, l’endpoint primario composto da morte cardiaca improvvisa, arresto cardiaco rianimato e intervento appropriato dell’ICD al follow-up è stato raggiunto più frequentemente nei pazienti in cui, oltre alla induzione di aritmie ventricolari allo studio elettrofisiologico, si associava un DeltaRPRVOT-apex>60ms. Alla analisi bivariata, il DeltaRPRVOT-apex>60ms rimaneva un predittore indipendente di eventi al follow-up anche quando l’analisi veniva aggiustata per fattori come la storia famigliare di morte improvvisa, la storia di sincope e la positività allo studio elettrofisiologico.

In conclusione, la differenza nel periodo refrattario tra tratto di efflusso e apice del ventricolo destro >60 ms migliora la stratificazione del rischio aritmico nei pazienti con Brugada tipo 1 al di là della inducibilità di aritmie allo studio elettrofisiologico e dei comuni predittori di rischio clinici. Se confermato in coorti più numerose, la valutazione del periodo refrattario ventricolare potrebbe aiutare nella decisione clinica di impiantare o meno un defibrillatore in prevenzione primaria nei pazienti con sindrome di Brugada.

A cura di Elisa Ebrille, Ospedale Maria Vittoria – Martini, ASL Città di Torino, Torino

 

Bibliografia

Rossi A, Giannoni A, Nesti M, et al. Prognostic value of right ventricular refractory period heterogeneity in Type-1 Brugada electrocardiographic pattern. Europace 2022 Oct 5; euac168. doi: 10.1093/europace/euac168. Online ahead of print.

 

 

 

 

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