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Il primo caso di ablazione della fibrillazione atriale con criopallone Polar X

Criopallone Polar X

Il comfort e la facilità di utilizzo del nuovo criopallone Polar X fanno sì che l’impiego di questo catetere si associ a una ridotta durata procedurale, pur garantendo un elevato livello di efficacia. È stato pubblicato sul Journal of Cardiovascular Electrophysiology il primo studio di validazione con mappaggio ad alta densità relativo a un paziente trattato con Polar X (1).

L’efficacia dell’ablazione con criopallone è risultata non inferiore a quella con radiofrequenza in un trial clinic randomizzato, ma per anni si è ritenuto che mediante questa tecnologia non fosse possibile creare linee ablative aggiuntive (2). Con lo sviluppo del criopallone Polar X la tecnica è stata invece adattata per superare questo limite e rendere possibile la creazione di linee di tetto posteriori o ottenere l’isolamento della parete posteriore (3).

Il primo report di validazione di questa tecnologia riguarda il caso di un uomo di 59 anni con una storia di fibrillazione atriale di breve durata e assenza di patologie cardiache strutturali, sottoposto ad ablazione e relativo mappaggio elettroanatomico ad alta intensità mediante sistema Rhythmia e catetere Orion. La procedura ha permesso di isolare con successo tutte e quattro le vene, con un tempo all’isolamento inferiore ai 60 secondi per ogni ablazione. Per ogni vena è stato applicato un singolo ciclo criogenico della durata di 180 secondi, raggiungendo le temperature di -57°, -58°, -57° e -59° rispettivamente per la vena polmonare superiore sinistra, inferiore sinistra, superiore destra e inferiore destra.

Durante la crioablazione delle vene polmonari destre è stata effettuata una stimolazione continua del nervo frenico a livello della vena cava superiore attraverso un catetere diagnostico quadripolare mentre la funzionalità del nervo è stata monitorata utilizzando le informazioni sul movimento del diaframma, rilevate mediante un sensore connesso alla consolle Smartfreeze.

Dopo l’isolamento delle vene polmonari, attraverso applicazioni criogeniche sequenziali e sovrapposte lungo il tetto dell’atrio sinistro sono state create delle lesioni contigue e lineari sulla porzione superiore, unendo le vene superiori. Ulteriori quattro applicazioni criogeniche sono state effettuate per creare delle lesioni continue, anche in sovrapposizione, tra le vene polmonari inferiori. In totale, il numero di applicazioni criogeniche è stato di 9, di 150 secondi ciascuna, con una temperatura nadir media di -45° (con un range da -40° a -50°). Le lesioni ottenute mediante criopallone tendono a essere molto estese, quindi creandone di sovrapposte a livello inferiore e superiore è stato possibile isolare elettricamente la parete posteriore, come confermato dalla validazione con sistema di mappaggio ad alta densità Rhythmia e catetere Orion.

Bibliografia

1. Moltrasio M, Kochi AN, Fassini G, et al. High-density mapping validation of antral pulmonary vein isolation and posterior wall isolation created with a new cryoballon ablation system: the first reported case. J Cardiovasc Electrophysiol 2020; 1 – 4.
2. Kuck KH, Fürnkrantz A, Chun KRJ, et al. Cryoballoon or radiofrequency ablation for symptomatic paroxysmal atrial fibrillation: reintervention, rehospitalization, and quality-of-life outcomes in the FIRE AND ICE trial. Eur Heart J 2016; 37(38): 2858 – 2865.
3. Nishimura T, Yamauchi Y, Aoyagi H, et al. The clinical impact of the left atrial posterior wall lesion formation by the cryoballoon application for persistent atrial fibrillation: feasibility and

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