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HeartLogic per la diagnosi differenziale al tempo della COVID-19

HeartLogic COVID-19

L’indice HeartLogic può essere utilizzato per individuare tempestivamente un contagio da COVID-19? È stato pubblicato su Case Reports in Cardiology il caso di una donna di 72 anni con scompenso cardiaco a frazione di eiezione diretta a cui era stato impiantato un defibrillatore bi-camerale con HeartLogic in prevenzione primaria, la quale è stata ricoverata per un’infezione da SARS-CoV-2. Circa sette giorni prima del ricovero, tuttavia, l’algoritmo HeartLogic aveva già segnalato un’alterazione significativa, atipica per lo scompenso cardiaco, a livello di alcuni parametri.

La donna aveva ricevuto, nel 2017, una diagnosi di cardiomiopatia dilatativa non ischemica con una frazione di eiezione del ventricolo sinistro del 25% (poi confermata al 28% tramite risonanza magnetica cardiaca) e senza anomalie a livello coronarico. Era stata quindi sottoposta a impianto di defibrillatore bicamerale in prevenzione primaria e a giugno 2018 era stata attivata la funzione HeartLogic. Per più di 6 mesi la paziente è rimasta stabile in classe NYHA II, periodo in cui l’algoritmo è rimasto costantemente sotto la soglia di allarme. Sette giorni prima di essere ricoverata per COVID-19, tuttavia, l’indice HeartLogic ha cominciato a salite in modo estremamente rapido, da un valore di 9 a uno di 63 nel giorno precedente l’ospedalizzazione. Un aumento, questo, legato principalmente a: riduzione della variabilità della frequenza cardiaca, forte incremento del terzo tono cardiaco, cambiamenti repentini a livello del primo tono cardiaco, aumento dell’impedenza toracica, della frequenza respiratoria e della frequenza cardiaca notturna, e una riduzione del livello di attività. Inoltre, nello stesso periodo la paziente è andata incontro a una riduzione del numero di apnee e a un aumento medio della frequenza cardiaca. Come anticipato, il soggetto si è poi recato in Pronto Soccorso per una dispnea grave, rivelatasi in seguito – attraverso una TC del petto e a un successivo tampone orofaringeo – indicativa di un’infezione di SARS-CoV-2.

Questo caso mette in evidenza le potenzialità di HeartLogic nel suggerire diagnosi differenziali al tempo della pandemia di COVID-19. Il rapido aumento della frequenza respiratoria, insieme all’incremento dell’impedenza toracica, non sono elementi tipici di uno scompenso cardiaco puro e potrebbero essere invece indicativi della presenza dell’infezione da SARS-CoV-2. “Di certo – scrivono gli autori – l’algoritmo HeartLogic non può sostituirsi alla regolare valutazione clinica ma dovrebbe essere visto come un aiuto per innescare un tempestivo sospetto di una diagnosi alternativa”.

Bibliografia
Heggermont W, Nguyen PAH, Lau CW, Tournoy K. A steep increase in the HeartLogic index predicts COVID-19 disese in an advanced heart failure patient. Case Reports in Cardiology 2020;

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