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Monitoraggio dello scompenso con HeartLogic. Uno studio multicentrico italiano

Nei pazienti con scompenso cardiaco sottoposti a impianto di ICD o CRT-D, l’attivazione dell’algoritmo HeartLogic permette di individuare da remoto situazioni che richiedono un’azione clinica. È quanto emerge dai risultati di uno studio multicentrico italiano, pubblicati su Clinical Cardiology, che ha valutato l’efficacia, in un contesto di real-life, di una strategia di monitoraggio dello scompenso cardiaco basata sull’analisi degli alert forniti dall’indice multisensore (1).

L’algoritmo HeartLogic combina i dati di diversa natura – primi e terzi toni cardiaci, impedenza toracica, frequenza respiratoria, frequenza cardiaca notturna e livello di attività del paziente – per prevedere un peggioramento clinico dello scompenso cardiaco. Nell’ambito dello studio pubblicato su Clinical Cardiology, HeartLogic è stato attivato in 104 pazienti sottoposti a impianto di ICD o CRT-D per uno scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta (≤35% al momento dell’impianto).  Questi sono stati seguiti secondo un protocollo standardizzato che prevede un monitoraggio da remoto e contatti telefonici mensili. Le visite ospedaliere, invece, venivano effettuate ogni 6 mesi o in caso di necessità. Durante il follow up medio di 13 mesi, si sono registrate 16 ospedalizzazioni per scompenso cardiaco e 100 alert provenienti dai dispositivi di 53 pazienti. 60 di questi alert sono risultati clinicamente significativi e associati a molteplici condizioni scompenso- correlate, mentre 48 hanno messo in luce una situazione clinica sconosciuta ai medici di riferimento.  Inoltre, 43 di questi alert hanno innescato delle azioni cliniche. Per quanto riguarda il tasso di alert non significativi da un punto di vista clinico questo è risultato di 0,37/pazienti-anno, mentre quello di ospedalizzazioni non associate a un alert è risultato di 0,05/pazienti-anno. Infine, i centri coinvolti hanno effettuato anche delle revisioni delle trasmissioni mensili (n=1113) e degli alert (n=100), le quali hanno permesso di individuare 11 (1%) episodi di scompenso cardiaco che richiedevano un’azione clinica. Un dato, questo, significativamente inferiore rispetto a quello (43%) registrato tramite gli alert di HeartLogic (p<0,001).

In conclusione i risultati di questo studio multicentrico mostrano come nell’ambito dello scompenso cardiaco l’algoritmo HeartLogic permetta di individuare da remoto situazioni che richiedono un’azione clinica, garantendo un basso tasso di alert non significativi da un punto di vista clinico e di ospedalizzazioni non previste. Inoltre, una strategia di monitoraggio basata sugli alert inviati da HeartLogic sembra essere più efficace anche di un protocollo di revisione delle trasmissioni mensili.

Bibliografia

1. Santini L, D’Onofrio A, Dello Russo a, et al. Prospective evaluation od the multisensor HeartLogic alhorithm for heart failure monitoring. Clinical Cardiology 2020; doi: 10.1002/clc.23366

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