Questa sezione è realizzata grazie ad
un contributo non condizionato di

Notizie e commenti

Sensori diagnostici multiparametro e scompenso cardiaco

sensori diagnostici

I sensori fisiologici basati sul dispositivo hanno rivelato non soltanto peggioramenti progressivi che hanno portato a eventi di scompenso cardiaco, ma hanno anche permesso di stratificare i pazienti a maggior rischio quando si presumeva fossero clinicamente stabili. Questi i risultati di uno studio pubblicato su ESC Heart Failure.

La valutazione dei pazienti con scompenso cardiaco è notevolmente cambiata con i progressi tecnologici messi a disposizione negli ultimi anni. Nonostante le opzioni di trattamento siano migliorate, il ricovero per scompenso cardiaco rappresenta ancora la percentuale maggiore della spesa sanitaria per lo scompenso cardiaco. Sembra quindi giunto il momento di rivedere la valutazione dei segni fisiologici nella valutazione dei pazienti con compenso.

In sostanza lo studio MultiSENSE si occupa di caratterizzare la gamma dei valori dei sensori basati su dispositivi impiantabili, quindi suoni cardiaci, marker di ventilazione, impedenza toracica, attività e frequenza cardiaca.

Sono stati seguiti 900 pazienti a cui è stato impiantato un COGNIS CRT-D per un massimo di 1 anno. I dati del sensore diagnostico ambulatoriale sono stati raccolti e valutati durante periodi clinicamente stabili (CSP: classificazione NYHA invariata, nessun evento avverso e variazione di peso ≤2,27 kg) e nel periodo di tempo precedente e successivo a eventi di scompenso cardiaco (ricoveri per scompenso cardiaco o visite non programmate con trattamento dello scompenso per via endovenosa).

L’età media era di 66,6 anni e la popolazione era prevalentemente di sesso maschile (73%). Si trattava perlopiù di pazienti erano in NYHA II (67%), con una LVEF media del 29,6% e NT-proBNP mediano di 754,5 pg/mL. I valori del sensore durante CSP erano più bassi nei pazienti che hanno avuto eventi di scompenso durante il periodo di studio rispetto a quelli senza eventi, inclusi primo tono cardiaco (S1: 2,18 ± 0,84 mG vs 2,62 ± 0,95 mG, P = 0,002), terzo tono cardiaco (S3 : 1,13 ± 0,36 mG contro 0,91 ± 0,30 mG, P <0,001), impedenza toracica (45,66 ± 8,78 Ohm contro 50,33 ± 8,43 Ohm, P <0,001), frequenza respiratoria (19,09 ± 3,10 br / min contro 17,66 ± 2,39 br / min, P = 0,002), frequenza cardiaca notturna (73,39 ± 8,36 bpm contro 69,56 ± 8,09 bpm, P = 0,001), attività del paziente (1,69 ± 1,84 ore contro 2,56 ± 2,20 ore, P = 0,006) e Indice HeartLogic (11,07 ± 12,14 contro 5,31 ± 5,13, ​​P = 0,001).

I parametri del sensore hanno misurato lo stato di peggioramento che porta a eventi di scompenso cardiaco con recupero dei valori dopo il trattamento.

Bibliografia

Gardner RS, Thakur P, Hammill EF, et al. Multiparameter diagnostic sensor measurements during clinically stable periods and worsening heart failure in ambulatory patients. ESC Heart Failure 2021, https://doi.org/10.1002/ehf2.13261.

Ultimi articoli

Nuovo appuntamento con l’Angolo dell’Editoria

Giovedì 30 giugno 2022 alle ore 18.00 è previsto un nuovo appuntamento con l’Angolo dell’Editoria: ad essere presentato, il libro “Il blocco percutaneo del ganglio stellato a scopo antiaritmico. Una guida pratica” a cura di Simone Savastano.

Leggi

Verso AIAC 2022

Le novità del prossimo Congresso Nazionale dell’Associazione Il 18° Congresso Nazionale AIAC…

Leggi

Lesioni cerebrali rilevate dalla RMN e funzione cognitiva dopo ablazione di fibrillazione atriale: lo studio AXAFA-AFNET 5

Pubblicati su Circulation i risultati di un’analisi dello studio AXAFA-AFNET 5 che ha valutato la prevalenza di lesioni cerebrali ischemiche rilevate mediante RMN dopo una procedura di ablazione di fibrillazione atriale parossistica eseguita senza interrompere l’anticoagulante orale.

Leggi