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L'infermiere e i bisogni del paziente con scompenso cardiaco

La centralità e autonomia del paziente con insufficienza cardiaca,  la multiprofessionalità nei modelli di cura diagnostico-assistenziale e il ruolo della figura dell’infermiere per una migliore qualità della gestione della malattia in un’ottica di empowerment del paziente. Se ne discusso nelle sessioni infermieristiche del congresso dell’ANMCO che si è tenuto recentemente a Rimini.

Quest’anno agli infermieri è stato dedicato, al posto del consueto Cardionursing, un corso di Clinical competence nursing sull’insufficienza cardiaca in tutti i suoi vari aspetti, dalla fase acuta della malattia alla fase avanzata, con una particolare attenzione al paziente fragile e alla gestione territoriale della cronicità. Alla fine del corso, articolato in 4 moduli, si è tenuta la valutazione finale, a cui è seguita la certificazione infermieristica, di un elaborato di presa in carico e gestione di un caso clinico. Il corso, basato su “Curriculum essenziale per lo sviluppo professionale continuo degli infermieri operanti in ambito cardiovascolare” dell’European Society of Cardiology (ESC), si è proposto come valido strumento per fornire all’infermiere quelle abilità e conoscenze basate su una visione multidimensionale del paziente, con scompenso cardiaco, per una buona pratica professionale.

Il corso si è aperto presentando le nuove linee guida dell’ESC per la diagnosi e il trattamento dell’insufficienza cardiaca acuta e cronica, che introducono novità rispetto all’edizione precedente del 2012. Per comprendere appieno la rilevanza di questa patologia clinica, ricordiamo che la sua prevalenza in Europa e in Italia è pari al 2-2,5% , cioè circa 15 milioni di cittadini europei e un milione di italiani, ma secondo recenti stime il numero dei pazienti tenderà a superare i 30 milioni fra pochi anni, con una prevalenza che cresce in maniera esponenziale con l’età. Lo scompenso cardiaco cronico rappresenta l’ultimo esito di ogni cardiopatia primitiva o secondaria con un’elevata mortalità a 5 anni, determinando importanti conseguenze in termini di qualità di vita, frequenti ospedalizzazioni e costi economici. Per fortuna, però, lo scompenso sta divenendo sempre più una condizione prevenibile e trattabile; e, implementando le nuove linee guida ESC 2016 nella nostra pratica clinica, sarà possibile migliorare la gestione di questa patologia.

Le novità introdotte dalla società europea sono numerose e interessanti, ma soprattutto sottolineano l’importanza di trattare in modo più efficace le comorbilità che aumentano il rischio di scompenso cardiaco: dall’ipertensione al diabete mellito e all’ipercolesterolemia nei soggetti a rischio elevato di malattia aterosclerotica. Confermano, inoltre, quanto l’attività fisica aerobica regolare sia fondamentale per uno standard di cura ottimale del paziente scompensato, in quanto migliora la funzionalità cardiorespiratoria e riduce il rischio di ospedalizzazione. Ma la letteratura aggiunge che frequentemente il rischio di ospedalizzazione in questi pazienti è dovuto alla mancata aderenza al trattamento, alle trasgressioni al regime dietetico, a una insufficiente educazione all’autogestione e al self-care della patologia oltre alle problematiche legate all’età e alle comorbilità. Nella prevenzione di “fattori di rischio” l’infermiere gioca un ruolo fondamentale perché assiste e accompagna la persona nel suo percorso curativo-assistenziale, la informa correttamente sulla malattia affinché ne prenda consapevolezza,  promuovendo nell’insieme l’empowerment del paziente.

Il processo educativo infermieristico ha come scopo lo sviluppo integrale e armonico della persona, e nella sua applicazione trasforma le potenzialità di ognuno in concrete capacità di autocura ed auto assistenza. “L’infermiere aiuta l’altro, solo se riesce a vedere la persona di cui si occupa non solo per quello che è, né per quello che dovrebbe essere, ma per quello che può e deve essere”( Bassetti,1994).

Le linee guida ESC 2016 raccomandano inoltre, una gestione multidisciplinare del paziente con scompenso, specie quello cronico, con follow up strutturati che includano l’educazione del paziente, l’ottimizzazione delle cure mediche, il sostegno psicosociale e un migliore accesso alle cure.

Questi aspetti sono stati presi in considerazione nella sessione infermieristica del Congresso ANMCO sulla gestione territoriale/domiciliare del paziente con scompenso cardiaco cronico sottolineando la centralità del paziente nel processo di cura. Il modello di cura per il paziente con scompenso cardiaco cronico si basa sulla rete integrata multidisciplinare e multiprofessionale con ambulatori dedicati alla presa in carico e con PDTA e al percorso diagnostico-terapeutico assistenziale, condivisi tra ospedale e territorio in modo da garantire una continuità assistenziale al paziente nelle fasi di stabilità clinica e nelle riacutizzazioni. Il PTDA è uno strumento di clinical governance che permette di delineare, rispetto ad una patologia clinica, il miglior percorso praticabile all’interno della propria realtà organizzativa: è la contestualizzazione delle linee guida relative ad un problema clinico, garantendo qualità di cura.

Nell’ambito di questi modelli, la figura infermieristica viene identificata come centrale nella cura e nella gestione del percorso di continuità assistenziale del paziente con scompenso. Figura professionale chiamata a modulare il suo intervento e le variabili organizzative in funzione della persona che assiste, riconoscendo nella relazione che pratica, l’alterità di cui essa è portatrice.

A Rimini una main session interessante è stata quella sulla dimissione ospedaliera, in cui la chairperson nursing Donatella Radini ha ribadito come siano cambiati i bisogni di salute della persona: “Nuovo è il nostro paziente, sempre più complesso, più anziano con multiple recidive di ricovero”. Fondamentale è tenerne conto perché la dimissione ospedaliera rappresenta l’atto finale di tutto il nostro operato durante la degenza e per il paziente rappresenta un momento cruciale del suo ricovero ospedaliero, in quanto si ritrova improvvisamente ad essere responsabile di se stesso. Come sostiene la relatrice Fabiola Sanna, la dimissione ospedaliera “riflette il passaggio di gestione terapeutica del paziente da un regime sorvegliato ad un processo legato a convinzioni, stile di vita, livello culturale e responsabilità autonome del paziente”.

Un’altra iniziativa che ha riscosso opinioni favorevoli tra gli infermieri, voluta dal presidente dell’ANMCO – il dottor Michele Massimo Gulizia, è stata la faculty infermieristica presente in alcune sessioni , dove medici e infermieri hanno condiviso una stessa esperienza per avere una piattaforma di conoscenza comune.

In due sessioni congressuali vi è stata la partecipazione di alcuni nostri membri dell’Area Nursing AIAC: al simposio sull’appropriatezza elettrocardiografica vi ha partecipato la dottoressa Loredana Morichelli, chairman Nursing task force clinical competence AIAC, dove sono state delineate le referenze scientifiche in grado di offrire un’appropriatezza dell’acquisizione del segnale elettrocardiografico. Il segnale elettrocardiografico è uno strumento fondamentale per l’analisi del ritmo, disturbi della conduzione ed analisi del tratto ST, pertanto la sua affidabilità dipende dalla sua corretta esecuzione. La splendida disamina di questa sessione ha sottolineato come gli aspetti tecnici e operativi dell’esecuzione elettrocardiografica, alcune volte dimenticati, possono avere ripercussioni negative sulla diagnosi e sulla gestione al paziente.

Alla sessione dedicata alla formazione dell’infermiere in elettrostimolazione/elettrofisiologia vi hanno partecipato la dottoressa  Anna Zorzin Fantasia e il dottor Antonio Porfili discutendo il ruolo e le competenze che l’infermiere deve possedere in questo ambito così specifico e sempre in continua evoluzione.

Nell’insieme il Corso di Clinical Competence Nursing e il Congresso ANMCO hanno evidenziato come vi è l’istanza di garantire percorsi di cura in grado di offrire risposte appropriate ai nuovi bisogni emergenti di salute, facendo emergere la necessità di rimodulare in termini organizzativi e gestionali le attuali modalità di erogazione dei servizi. In questo mutato contesto, assume significato la valorizzazione delle competenze di tutti i professionisti coinvolti in tale ambito. Quelle competenze che la professione infermieristica ha raggiunto in ragione sia dei percorsi formativi sia dell’esperienza maturata e sviluppata nella realtà quotidiana, in coerenza al vigente quadro normativo di riferimento.

Greta Scaboro
Unità Operativa di Cardiologia, Ospedale dell’Angelo di Mestre
Task force sito web AIAC

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