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Monitoraggio remoto: costi minori, risultati migliori

Monitoraggio remoto

Intervista ad Alessandro Capucci, Direttore della Clinica di Cardiologia e Aritmologia degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Il monitoraggio remoto dei pazienti affetti da scompenso cardiaco si associa a una riduzione della spesa a carico del Sistema Sanitario Nazionale? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Capucci, primo autore di uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Europace, in cui i ricercatori sono andati a valutare l’impatto, a livello economico, di questa strategia di gestione della malattia in soggetti sottoposti a impianto di defibrillatore (ICD).

Quali sono le maggiori criticità associate al follow-up dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e sottoposti a impianto di ICD?

I pazienti con scompenso cardiaco e impianto di PM/defibrillatore (CRT-D o P) richiedono un attento follow up, che solitamente consiste in visite ambulatoriali ogni 3 – 6 mesi, onde potere controllare la correttezza della stimolazione biventricolare (l’ efficacia della stimolazione è ottimale se la percentuale di stimolazione dei due ventricoli in contemporanea è superiore al 95% al giorno) e lo stato clinico del paziente (presenta sintomi o segni clinici di scompenso?). Il gold standard che si vuole ottenere è quello di prevenire frequenti ospedalizzazioni a questi pazienti, con conseguente riduzione della loro qualità di vita e aumento del rischio di sovrainfezioni ospedaliere e della percentuale di mortalità.

Il vostro studio ha preso in considerazione l’impatto del monitoraggio da remoto da un punto di vista economico. In questo senso, quali risultati sono emersi?

Il nostro studio multicentrico (EFFECT) ha fatto un’analisi economica per valutare le possibili differenze di costo fra pazienti con impianto di resincronizzatore (CRT-D) seguiti tradizionalmente, al meglio della terapia, con visite ambulatoriali, e pazienti seguiti a distanza con monitoraggio domiciliare dei loro parametri attraverso gli stimolatori cardiaci loro impiantati. Sono stati valutati in toto 987 pazienti consecutivi con un follow up di 1 anno in media. Dallo studio è emerso che i pazienti monitorati a distanza hanno avuto riduzione significativa delle giornate di ospedalizzazione con riduzione di ospedalizzazione superiore al 40%. Tale dato favorevole è stato generato soprattutto dai pazienti nel gruppo con pace maker resincronizzatore (CRT-D). Considerando anche il trend verso un minor numero di visite ambulatoriali in questi pazienti, lo studio ha calcolato una riduzione media di costo annuale di 213 euro per paziente, rispetto a quelli con analoga terapia ma seguiti tradizionalmente con le visite ambulatoriali. Il dato di riduzione di costo è stato confermato anche da un’analisi statistica accurata, realizzata in modo da paragonare pazienti analoghi per caratteristiche cliniche (propensity score).

Il monitoraggio da remoto è però risultato associato, a parità di costi, anche a migliori outcome clinici. Come spiega questa differenza?

Effettuando un’analisi a distanza in tempo reale riusciamo a interpretare l’andamento corretto o meno della stimolazione biventricolare e, conseguentemente, a intervenire prontamente in caso di problemi. Questo non avviene quando il paziente ha un appuntamento in ambulatorio programmato e magari anche se le cose non vanno benissimo aspetta fino al giorno dell’appuntamento per riferire al medico i sintomi. Diagnosi più precoce, terapia più precoce, migliore risultato finale.

 

Fonte
Capucci A, De Simone A, LuziM, et al. Economic impact of remote monitoring after implantable defibrillators implantation in heart failure patients: an analysis from the EFFECT study. Europace 2017; 19(9): 1493 – 1499.

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