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OBSERVO-ICD: la tempesta aritmica nei pazienti portatori di ICD

Intervista a Federico Guerra, Clinica di Cardiologia e Aritmologia, Ospedali Riuniti “Umberto I-Lancisi-Salesi” di Ancona, Università Politecnica delle Marche, Area Giovani AIAC.

Nello studio pubblicato recentemente su Heart Rhythm (1) avete preso in esame i dati del registro osservazionale multicentrico OBSERVO-ICD per valutare se una programmazione aggressiva degli ICD possa favorire gli storm aritmici. Nel registro avete considerato la valutazione dei dati che si possono ottenere dal monitoraggio remoto degli ICD relativo al compenso correlandoli agli storm aritmici?

Il registro, originariamente pensato per fornire un follow-up adeguato e permettere il riconoscimento degli episodi aritmici lungo un importante lasso di tempo, contiene gli arruolamenti consecutivi dal 2010 al 2012 compreso. Durante tale periodo le attuali opzioni in termine di controllo remoto non erano disponibili, e di conseguenza sono dati che non abbiamo a disposizione. Recenti evidenze tuttavia sembrano indicare come alcune informazioni offerte dal monitoraggio remoto possano contribuire a una diagnosi precoce e potenzialmente alla prevenzione di un eventuale storm aritmico. Tra i dati potenzialmente utili ricordiamo una tachicardia ventricolare monomorfa, come aritmia scatenante lo storm, e il monitoraggio dell’attività fisica, dell’impedenza toracica e della frequenza cardiaca, come indicatori di scompenso incipiente, di cui lo storm aritmico può essere considerato in alcuni casi una presentazione (2).

Come è preferibile programmare gli ICD in questi casi? Avete ipotizzato un algoritmo di ottimizzazione della programmazione dell’ICD?

Sebbene i nostri dati siano osservazionali e pertanto non definitivi, pensiamo che una programmazione comprendente una zona di detezione FV sopra i 200 bpm, una programmazione ritardata sia della zona TV (> 12 secondi o > 24 battiti) che della zona FV (> 24/32 battiti o > 24 battiti o > 5 secondi) e una programmazione attiva degli ATP durante la carica possa contribuire in maniera significativa a ridurre l’incidenza di storm aritmico, migliorando di conseguenza la sopravvivenza e la qualità di vista dei nostri pazienti. Riguardo al ritardo nella somministrazione degli shock tramite allungamento delle finestre di detezione e l’inserimento di ATP multipli nella sequenza di terapia, i nostri dati confermano quanto già dimostrato dal MADIT-RIT (3) e cioè che una programmazione meno aggressiva non si associa ad un significativo rischio di sincope, come purtroppo spesso temuto in pratica clinica.

Bibliografia

1. Guerra F, Palmisano P, Dell’Era G, et al. Implantable cardioverter-defibrillator programming and electrical storm: Results of the OBSERVational registry On long-term outcome of ICD patients (OBSERVO-ICD). Heart Rhythm 2016; 13: 1987-92.

2. Guerra F, Flori M, Bonelli P, et al. Electrical storm and heart failure worsening in implantable cardiac defibrillator patients. Europace 2015;17:247-54.

3. Moss AJ, Schuger C, Beck CA, et al. Reduction in inappropriate therapy and mortality through ICD programming. N Engl J Med 2012; 367: 2275–83.

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