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Report del sondaggio sull'impianto di defibrillatori sottocutanei

Il sondaggio sull’impianto di defibrillatori sottocutanei si proponeva di valutare l’opinione (va sottolineato che si tratta dell’opinione personale che non necessariamente riflette l’evidenza dei dati scientifici) dei cardiologi e aritmologi per quanto riguarda la sicurezza, efficacia e la metodologia d’impianto e di follow-up del defibrillatore sottocutaneo. Hanno partecipato al sondaggio 104 colleghi, prevalentemente dalla Lombardia (24%), Veneto (13%) ed Emilia Romagna (10%).

Tra i responders, il 60% era rappresentato da aritmologi interventisti, il 29% da cardiologi ospedalieri, il 5% da aritmologi clinici e il rimanente 6% da altra tipologia di specialisti. Una buona percentuale dei responders (43%) lavora in centri che impiantano defibrillatori sottocutanei ed un altro 26% lavora in centri che non impiantano ancora questo tipo di device, ma contano di iniziare presto; nei rimanenti casi i responders lavoravano in un centro che attualmente non impianta il defibrillatore sottocutaneo (29%) o che non è interessato ad iniziare l’impianto di questo device (2%).

Percezione sulla sicurezza, efficacia e metodologia d’impianto

Per quanto riguarda la percezione della sicurezza dell’utilizzo di questo device, la maggioranza dei responders ritiene che sia comparabile (49%) o superiore (14%) a quella del defibrillatore transvenoso; il rimanente 37% la ritiene invece inferiore. Per quanto riguarda l’efficacia, la stragrande maggioranza ritiene che il defibrillatore sia comparabile (73%) o superiore (3%) a quella del defibrillatore transvenoso, mentre il 24% lo ritiene inferiore. Per quanto riguarda la metodologia di impianto, circa la metà dei responders (49%) pensa che sia più semplice di quello transvenoso, mentre il 29% lo ritiene comparabile ed il rimanente 22% ritiene che sia più complesso. Inoltre, ben il 74% dei responders ritiene che ci sia una curva di apprendimento per eseguire l’impianto, ma che questa sia limitata a meno di 5 casi, mentre un ulteriore 18% ritiene che questa possa richiedere più di 5 impianti. Infine, per quanto riguarda la gestione della programmazione e del follow-up, questa appare comparabile a quella del device transvenoso per il 46% dei responders, più facile per il 43% e più complessa per l’11%.

Utilizzo e limiti all’espansione

Per quanto riguarda il candidato ideale all’impianto di defibrillatore sottocutaneo, si desume dalle opzioni di scelta multipla che il suo profilo è prevalentemente quello di un paziente giovane (<60 anni) con malattia dei canali ionici, che viene impiantato per prevenzione primaria della morte improvvisa; inoltre circa un quarto (24%) dei responders pensa che il candidato ideale sia un paziente già sottoposto ad estrazione di device per infezione o malfunzionamento. Infine, per quanto riguarda l’espansione della metodica nel proprio centro, la percentuale di coloro che ritengono che non via siano limiti (34%) è quasi equivalente a quella di coloro che ritengono vi siano limiti soprattutto per ragioni economiche (33%); solo il 12% dei responders vorrebbe più evidenze scientifiche per espandere la metodica di impianto di defibrillatore sottocutaneo nel proprio centro.

I risultati di altri sondaggi dell’AIAC

– Report del sondaggio sulla programmazione dei defibrillatori impiantabili
– Report del sondaggio sulla programmazione dei pacemaker
– Report del sondaggio sui device MRI conditional
– Report del sondaggio sulla formazione elettrofisiologia ed elettrostimolazione
Report del sondaggio sulla stimolazione ventricolare da siti alternativi
– Report del sondaggio sull’utilizzo di dronedarone nella fibrillazione atriale
– Report del sondaggio sull’utilizzo della terapia anticoagulante orale

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