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Risonanza magnetica e dispositivi magneto-compatibili

Editoriale del dott. Alberto Roghi, Laboratorio di RM Cardiaca, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare A. De Gasperis, AO Niguarda Ca’ Granda, Milano.

La risonanza magnetica (RM) è una tecnica di rilevanza diagnostica ormai ben nota, spesso insostituibile per la capacità di caratterizzare i tessuti e per l’impiego di energie biologicamente inerti e mezzi di contrasto a base di gadolinio non nefrotossici.

La maggior parte degli scanner in uso è caratterizzata da campi magnetici statici da 1,5 T mentre sono di recente introduzione scanner da 3T di impiego più frequente in ambito neuroradiologico e in istituti di ricerca.

L’invecchiamento generale della popolazione fa prevedere un impiego crescente della diagnostica RM nella popolazione generale e ha spinto l’industria a sviluppare tecnologia magneto-compatibile anche nel campo dei pacemaker e dei defibrillatori (ICD).

Ci troviamo in una fase di transizione caratterizzata da una normativa obsoleta che stenta a recepire la veloce dinamica dell’innovazione tecnologica nel contesto di un ambiente operativo, quello radiologico, diffidente e confuso.

D’altro canto, l’ambito aritmologico ha scarse competenze relative alle problematiche dell’imaging di risonanza che non sono soltanto quelle relative al rapporto rischio/beneficio della diagnostica e della conoscenza delle varie tipologie di esame nell’ambito di distretti anatomici profondamente diversi, ma anche quelle relative alla qualità delle immagini ottenibili.

L’attuale nomenclatura dei pacemaker e ICD magneto-compatibili è fonte di ambiguità e di interpretazioni scorrette: il termine conditional vorrebbe esplicitare l’impiego condizionato ad una lunga serie di variabili (intensità di campo, tipo e qualità degli impulsi di radiofrequenza, regioni di interesse) che sono in via di superamento con l’introduzione di pacemaker e ICD conditional full body scan e di ICD conditional anche per campi statici da 3T.

In questa fase di transizione, in attesa dell’introduzione di pacemaker e ICD in grado di autoprogrammare le modalità safe in presenza del campo magnetico e di ritornare alla programmazione originale al termine dell’esame è ancora necessaria la configurazione manuale del dispositivo.

Nell’ambito del nostro Ospedale è attivo da 2 anni un protocollo per la esecuzione di RM cardiaca, radiologica o neuroradiologica per i pazienti portatori di pacemaker in collaborazione con le strutture di aritmologia, radiologia e neuroradiologia. L’esperienza è risultata positiva anche se la logistica è complessa (aritmologo, bioingegnere, TSRM, infermiere, radiologo).

È auspicabile l’organizzazione di reti hub-spoke dove alcuni centri di riferimento organizzino la diagnostica integrando le competenze aritmologiche, radiologiche e di sorveglianza clinica dei pazienti.

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