Notizie e commenti

Tachicardie ventricolari e ablazione: la punta dell’iceberg

Intervista video a Roberto De Ponti, Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese, Università degli Studi dell’Insubria, e Giuseppe Picciolo, AOU Policlinico G. Martino di Messina, Task force sito web dell’AIAC.

Le tachicardie ventricolari rappresentano un argomento di grande attualità al quale il XIII Congresso AIAC ha dedicato una sessione “Tecnica ed end-points dell´ablazione delle tachicardie ventricolari”. Come dimostrato in lettura l’ablazione rappresenta un’opzione terapeutica efficace nel ridurre le recidive aritmiche nei pazienti portatori di ICD e nel migliorare gli outcome in termini sia di qualità di vita sia di sopravvivenza.

Nella sessione del congresso si è entrati nel merito della biopsia miocardica, un’indagine ormai in disuso con il sopravvento della risonanza magnetica nucleare ma che può rivelarsi essenziale per capire la tipologia di cardiopatia sottostante. Si è poi discusso dell’approccio epicardio, dei late potentials e del valore dell’inducibilità post ablazione, dello studio del mismatch perfusione-innervazione per identificare potenziali substrati aritmici nei pazienti sottoposti ad ablazione di AV che apre nuovi scenari  non solo di tipo fisiopatologico ma anche di tipo di trattamento del paziente.

In sintesi, che cosa non dimenticare prima, durante e dopo la procedura di ablazione di tachicardia ventricolare?

Ultimi articoli

L’AIAC su Il Sole 24 Ore

Scarica il redazionale dell'AIAC, dal titolo  “Accesso all’innovazione in aritmologia, nuove tecnologie e nuovi farmaci al servizio del paziente”, pubblicato su Il Sole 24 Ore – Scenari “Guida Salute“.

Leggi

Il processo decisionale nella gestione degli ICD nel fine vita

Uno studio degli aspetti relativi alla gestione degli ICD nelle fasi terminali delle malattie e degli eventuali fattori associati all'occorrere di un colloquio con il medico circa il fine vita.

Leggi

Disattivazione dei CIED nel fine vita: realtà o solo raccomandazioni?

La maggior parte dei CIED rimane attiva nelle fasi terminali della malattia e il 25% dei pazienti sperimenta uno shock nelle 24 ore prima del decesso.

Leggi