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AIAC saluta il Professor Francesco Furlanello

È venuto a mancare ai suoi cari ed alla Comunità Cardiologica Italiana ed Internazionale il Prof. Francesco Furlanello.
L’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione perde una figura carismatica che tanto impulso ha dato alla realizzazione, promozione e divulgazione dell’Aritmologia.
L’AIAC gli riconosce una paternità che non verrà scalfita dal tempo, una passione scientifica e clinica, una disponibilità al confronto ed al dialogo costruttivo sempre con toni garbati e propositivi.
Mancherà a noi Tutti ed a quanti hanno avuto il piacere e l’onore di ricevere insegnamenti e suggerimenti ed ai suoi allievi che ne ricordano i momenti salienti di una vita dedicata allo studio ed alla ricerca scientifica.
Nell’esprimere le più sentite condoglianze da parte di tutti gli associati AIAC, dei tanti allievi e cultori della aritmologia, del Consiglio Direttivo AIAC e del Presidente nazionale riportiamo le gloriose tappe del percorso clinico, scientifico ed organizzativo raccontate dagli allievi.

Dott. Antonio D’Onofrio
Presidente AIAC

In memoria del prof. Francesco Furlanello

Appare arduo riassumere in poche parole la vita di Francesco Furlanello, scomparso pochi giorni fa all’età di quasi 94 anni, sia per l’intensità e la passione con cui questo uomo ha vissuto sia per l’emozioni e i ricordi personali che si affollano nel mio animo riportandomi agli albori della mia carriera a Trento quando lo incontrai come Primario della Cardiologia e Centro Aritmologico dell’ospedale S. Chiara di Trento (ruolo che coprì dal 1973, anno di apertura della Cardiologia trentina, al 1996) che come docente della scuola di specializzazione in Cardiologia dell’università di Verona.
Dotato di innata “vision” Il professor Furlanello è stato uno dei padri della moderna aritmologia cogliendone fin dai primi anni ’70 le enormi implicazioni scientifiche e cliniche che poi si sono materializzate nei decenni successivi nella nascita dell’ultra-specialità che AIAC oggi rappresenta in Italia.
Spinto da una mai sazia passione per la ricerca, ha dedicato tutta la sua vita professionale ad approfondire i temi che via via il progresso scientifico poneva alla sua attenzione. La sua produzione scientifica riportata in Medline indica 171 pubblicazioni che coprono oltre 60 anni, dal 1961 al 2022. Del 1962 una delle prime pubblicazioni: “Changes in the ventricular repolarization phase after prolonged pauses in auricular fibrillation” fino all’ultima: “Cardiovascular effects of doping substances, commonly prescribed medications and ergogenic aids in relation to sports: a position statement of the sport cardiology and exercise nucleus of the European Association of Preventive Cardiology” del marzo del 2022, uscita quando la malattia stava scoccando l’attacco finale al suo fisico indomito.
Sessant’anni ininterrotti di determinata dedizione per l’aritmologia sempre condivisa e dibattuta con tantissimi colleghi appassionati in centinaia di eventi scientifici tra cui il più famoso di tutti, New Trend in Arrhythmias, a Marilleva, dove dal 1974 al 2004 sono passati tutti gli aritmologici più famosi del mondo presentando le continue innovazioni di quel periodo straordinariamente fecondo (dalla scoperta dei meccanismi delle aritmie ai primi defibrillatori, alle prime ablazioni, prima chirurgiche e poi transcatetere, ecc). A Marilleva, località montana del Trentino, una formula congressuale informale e innovativa, da lui fortemente voluta, alternava sport invernali a riunioni scientifiche in un clima che diventava da subito amichevole. L’abbattimento delle formalità consentiva a tutti i partecipanti, più o meno blasonati, di entrare in contatto con i “grandi” della cardiologia. Una straordinaria opportunità per molti di noi per avviare proficue relazioni professionali, altrimenti assai difficili, che ci consentiva di uscire da un certo provincialismo italiano di quei tempi (per me cardiologo di provincia è significato ad esempio poter andare a New York a formarmi dal prof. Nabil El Sherif nei primi anni ’90). Fare gruppo, “fare rete” come diciamo ora, condividere impegno scientifico ma anche momenti piacevoli erano le peculiarità dello stile elegante e cortese del prof. Furlanello. Dalla vivacità e cordialità di questi incontri a Marilleva è nato così il Gruppo di Studio di Elettrofisiologia delle Aritmie (GISEA) nel 1976, di cui il prof. Furlanello sarà presidente insieme a tanti brillanti cardiologi italiani. L’impegno iniziale del GISEA ha riguardato soprattutto la standardizzazione dei protocolli clinici, diagnostici e terapeutici riguardanti la classificazione delle aritmie (di cui i meno giovani ricorderanno la distinzione in aritmie ipercinetiche ed ipocinetiche condivisa con la cardiologia spagnola ispirata dal professor Bayes de Luna amico stimato del prof. Furlanello. GISEA che nel 1993 diventerà GIA (Gruppo Italiano di Aritmologia) per poi confluire finalmente nella costituzione di AIAC. A riconoscimento di questo AIAC gli conferì il premio speciale 2017 per “l’importante ruolo svolto come guida e riferimento culturale per tutti gli Aritmologici italiani”.

Fin dai primi anni ’70 il grande interesse per le aritmie ha portato il prof. Furlanello a travasare le sue competenze nello studio del cuore degli sportivi, un mondo affascinante ma ancora sconosciuto in quel periodo e che anche grazie al suo entusiasmo è diventata una disciplina rappresentata infine da una società scientifica, la Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC-Sport) fondata a Roma nel marzo del 1981, di cui sarà entusiasta presidente per molti anni. Entusiasmo, dedizione, competenza, rigore scientifico lo porteranno ad essere consulente cardiologo ai mondiali di calcio di Italia 90 ma anche consulente per anni del CONI per la valutazione dell’idoneità agonistica di molti atleti top level. Ed infine va ricordata la sua ultima battaglia, quella contro il doping nello sport, di cui ben conosceva i rischi connessi per averli attentamente studiati, e che porterà avanti con la consueta forza fino agli ultimi giorni della sua lunga vita.

Aver conosciuto personalmente il prof. Furlanello è stato per me un grande previlegio da cui ho tratto alcuni capisaldi che guidano ancora oggi la mia professione. A lui devo principalmente la decisione di aver fatto l’elettrofisiologo, a cui mi ha spinto tanti anni fa con assoluta determinazione, ma anche di aver capito come la ricerca scientifica sia un elemento fondamentale di questo nostro lavoro che lo arricchisce, ne allarga gli orizzonti, di comprendere quello che oggi sembra oscuro, con coraggio, dedizione e condivisione. Quello che però mi mancherà di più di lui sarà quell’entusiasmo e amore inesauribile per l’aritmologia che si trasformava in interminabili discussioni su un tracciato ECG o un recente articolo scientifico che, ovunque ci incontrassimo (ricordo una volta in un aeroporto tedesco una dissertazione sui farmaci antiaritmici), si materializzava nelle sue grandi mani.

dott. Maurizio Del Greco, FHRS, FAIAC

Direttore U.O. di Cardiologia ad indirizzo Elettrofisiologia

Ospedale S. Maria del Carmine, Rovereto

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